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La scuola italiana nel 2012

Come ho avuto modo di scrivere gia' parecchie volte, avere tre figli in eta' scolare ci permette di toccare con mano la qualita' e lo stato generale dell'istruzione nel nostro paese. Si, certo: lo spaccato e' quello di una piccola citta' di provincia del centro Italia, e non si puo' generalizzare. Pero' un'idea ce la si fa.

E non e' confortante, per nulla.

Iniziamo dalle infrastrutture. Le scuole frequentate dai nostri figli sono tutte ricavate da antichi conventi o da palazzi medievali. Architettonicamente siamo di fronte a veri e propri gioielli, pero' del tutto inadatti a svolgere il compito loro richiesto. E assolutamente insicuri, da tutti i punti di vista. Le aule sono sporche, piccole, fredde, umide. L'altro giorno sono stato alla riunione per l'elezione dei rappresentanti del figlio di mezzo (quinta ginnasio): sotto i banchi c'erano collezioni di lattine e carte di patatine, di  merendine, di crackers... Di quel che vi pare. Tutto sembra stazioni li' dalla classe precedente. Sotto un banco (che ho poi scoperto esser quello di mio figlio) c'era un romanzo di Isaac B. Singer. Saverio l'ha trovato li', e dice che lo legge quando ci sono le interrogazioni dei compagni. La classe ha come uscita di sicurezza una finestra che da su un ballatoio (ovviamente e' un ex-convento), ma e' improbabile che la cosa faccia differenza, in caso di pericolo: dal ballatoio infatti le uscite sono due rampe di scale vecchie e scivolose, a decine di metri di distanza.

Le altre scuole sono in condizioni simili. L'altro giorno un collega che ha la famiglia in Basilicata mi diceva che al paese dei suoi gli unici tre edifici lesionati dalla scossa di terremoto sono stati la chiesa medievale, un vecchissimo convento e la scuola, costruita nuova nel 1999. In Molise i morti per il crollo della scuola elementare. nel 2002, furono 28. A l'Aquila, la casa dello studente e' uno degli edifici che ha fatto il maggior numero di vittime solo tre anni fa. Insomma: l'edilizia scolastica e' una delle priorita' italiane, subito prima della potatura degli oleandri in autostrada, e del raddrizzamento delle banane guatemalteche.

In una situazione del genere, studiare non e' semplice, ne' (va detto) e' semplice insegnare: classi-pollaio, male aerate e male illuminate, sporche e fatiscenti, non agevolano docenti e discenti nei rispettivi compiti.

I discenti, poi, sono nella maggior parte ragazzi insofferenti, cresciuti a televisione e reality, a videogame mordi-e-fuggi, letture poche se va bene, se va peggio nulle. 

C'e' da dire che i docenti hanno la loro piccola parte in tutto questo: in Italia troppe volte l'insegnamento e' un ripiego sicuro, una professione "da donna" che ti lascia -nella vulgata classica- piu' di meta' giornata libera per fare quel che ti pare. Non e' cosi', certamente. Pero' ho l'impressione che per tutta una serie di coincidenze (i luoghi disastrati, freddi e sporchi, i pochissimi soldi che arrivano tutti i mesi sul conto corrente, gli studenti insofferenti e maleducati, magari i colleghi menefreghisti ancor piu' dei ragazzi...) per tutta una serie di motivi i professori italiani abbiano perso la voglia e l'entusiasmo di passare le loro conoscenze alle generazioni successive.

Eppure si puo' insegnare divertendosi e divertendo il pubblico. Soprattutto se si insegnano materie difficili, come la fisica o la matematica.

Ecco alcuni esempi famosi e meno famosi: cominciamo da Mr. Randall "xkcd" Munroe, che ci racconta in questa intervista come e' nato lo spinoff di uno dei siti piu' famosi del web. Da una serie di lezioni...

Passiamo poi ad un altro famoso insegnante di fisica statunitense: James Kakalios e la sua fisica dei supereroi, che spiega concetti difficili usando ad esempio Spiderman e Magneto. Il suo libro e' divertente quanto questa lezionciona da un'ora.

Uno famoso perche ha pure vinto il Nobel e' Richard Feynman, che ha scritto due libriccini tratti dal suo corso introduttivo di fisica alla Caltech dei primi anni '60. Qua ci parla di atomi, come se parlasse di farfalle:

Infine, lasciando fuori moltissima roba, segnalo TED, idee che vale la pena condividere.

Ecco, vorrei che un po' della scuola dei miei figli fosse cosi', che desse loro la voglia e l'entusiasmo di imparare anche divertendosi. Perche' non e' detto che studiare debba per forza essere una rottura di palle, no?

 

Barney

 

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Il diritto di dissentire

La -rotfl- "riforma" Gelmini viene duramente contestata dagli studenti, in questi giorni. Strade, autostrade, stazioni e financo aeroporti vengono occupati e bloccati per ore da ragazzi slogan-cantanti e striscion-muniti. L'impatto mediatico è notevole, se è vero -e lo è- che pure il NYT mette le foto degli scontri di piazza in prima pagina. L'impatto politico mi pare di poter dire è meno incisivo, visto che ieri sera la -rotfl- "riforma" Gelmini è stata approvata alla Camera, con i voti convinti dei Finiani che si apprestano a matare -forse, ma c'è tempo per cambiare idea per la trentaseiesima volta- Silvio e il suo governo di inetti.

L'impatto più pesante però queste proteste l'hanno avuto sui pendolari, che si sono trovati per una settimana in mezzo a blocchi, ritardi, cancellazioni di corse e di fermate. Ora, io non penso che lo scopo degli studenti fosse quello di dar fastidio ai pendolari, ma il risultato è stato innegabilmente quello, e in molti -me compreso- non l'hanno presa benissimo. Dal mio punto di vista la protesta civile può essere uno strumento valido di lotta, ma francamente questa ribellione studentesca mi pare del tutto priva di contenuti, proposte alternative, capacità di incalzare l'avversario politico con argomenti e controdeduzioni. E' inoltre stranamente bene accetta pure dai professori, e massimamente dai "Baroni"; quelli che dovrebbero essere i primi nemici degli studenti. E che invece, spesso, sono in seconda fila a sfilare contro la "riforma".

Oh, intendiamoci: la -rotfl- "riforma" fa ridere, tanto poco inciderà sull'Università italiana (se non nel taglio indiscriminato delle risorse finanziarie), e motivi di contrasto ve ne sarebbero millanta. Ma in questa situazione, i "protestanti" non trovano di meglio, quando intervistati, che sparare tre-minchiate-tre in fila. Nell'ordine gli "argomenti" dei manifestanti sono:

  • la riforma svende l'Università italiana ai privati;
  • la riforma ci ruba il futuro;
  • la repressione della protesta ci impedisce di manifestare il nostro dissenso.

Vi potrebbero essere -e vi sono- anche altri slogan, di sicuro effetto e nessuna consistenza, ma i tre che vanno per la maggiore sono quelli sopra.

Oltre ai contenuti, fa ridere e fa pure incazzare il modo in cui si protesta: mi sono trovato lo scorso giovedì ad assistere all'occupazione della stazione di Pisa. I manifestanti erano un centinaio, e l'atmosfera era di un pre-aperitivo in Corso Italia, con risate, foto, un paio di idioti col megafono che ripetevano i tre slogan che vedete qua sopra e altre stronzate prodotte a manovella. Gli striscioni avevano qualche rima interessante, ma i contenuti eran -di nuovo- assenti ingiustificati. Un coglione (non lo si può definire altrimenti) era in attesa che il binario si rendesse disponibile per il suo (e il mio) treno. Ho sentito il coglione che si lamentava del blocco della circolazione dei treni, perché lui doveva andare a casa, avendo appena terminato di partecipare all'occupazione dell'aeroporto, e al conseguente blocco dei voli per un'oretta o giù di lì.

Ancora: il giorno dopo mi sono trovato in un Dipartimento Universitario per lavoro. Mi hanno raccontato di un ingresso surreale di un manipolo di "contestatori" in un'aula in cui c'era lezione. Ingresso assolutamente pacifico, sia chiaro, con lo scopo di arruolare giovani per un corteo da farsi nel pomeriggio. Alle proteste di una parte di ragazzi, che voleva far lezione, il caporione se ne è uscito così: "Ma te lo sai che io sono sveglio dalle NOVE, e sono già stato ad occupare il Rettorato?" Beh, bimbo: io mi sveglio alle sette e mezzo tutte le mattine, e da lì in poi è tutta una corsa. No, la bimba non mi vomita in macchina, almeno quello (anzi: Quelo)...

Insomma: mi sembra che si sia persa l'ennesima occasione per discutere di una pessima legge nel merito. Si veda ad esempio come riesce a trattare l'argomento in modo ridicolmente semplicistico (e pure sbagliato!) Repubblica qua. Ora, io capisco che si deve dire che la "riforma" fa schifo e sono anche d'accordo. Ma Cristo: uno che l'ha letta non si trovava, in redazione?

Concludendo: è evidente che la contestazione è stata cavalcata dalla -rotfl- opposizione per motivi meramente politici. E' pure purtroppo evidente che oggi come oggi l'opposizione che manifesta è composta spesso da soggetti che somigliano molto quelli cantati da Bobo Rondelli in questo bel brano, alla fine. Non tutti, sia chiaro: moltissimi ricercatori protestano per motivi più che giusti (che scommetto gli studenti manco conoscono), ma lo zoccolo duro di quelli che -intervistati- ti dicono "la riforma svende l'Università italiana ai privati!!!!!!", oppure "la riforma ci ruba il futuro!!"", o anche "la repressione della protesta ci impedisce di manifestare il nostro dissenso!!!" rimane, e detta la linea.

Ciao, Ennio! Hai visto quanti siamo??

 

 

BP