Panofsky's version

A totally unnecessary Blog

Cornacchie (un racconto alla Gerald Durrell con un pizzico di Stephen King... e nulla piu')

Da qualche anno -diciamo una quindicina- noto un aumento esponenziale di corvidi, dalle nostre parti. Cornacchie e taccole, ma anche gazze ladre si sono moltiplicate a dismisura, e rappresentano assieme ai gabbiani la maggioranza della fauna selvatica. Mi fanno un po' impressione, le cornacchie, perche' a terra hanno quel passo saltellato imposto da articolazioni poco adatte a camminare, e in volo manca loro la grazia dei rapaci o degli ardeidi. Non parliamo poi del verso, che e' diventato il paradigma dei suoni sgraziati e -stavo per scrivere "gracchianti"- metallici.

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Ricordo la prima volta che vidi una cornacchia, da piccolo. Avro' avuto sei o sette anni, e la bestia -che mi parve immensa- fu portata a casa da mio padre in una gabbia. Assieme alla cornacchia c'era un pappagallo (non nella stessa gabbia: pero' arrivo' a casa lo stesso giorno), e i due animali furono accomodati in garage, le loro gabbie appese a due chiodi nel muro.

Non ho memoria esatta di quel che successe poi, pero' sono sicuro che le gabbie rimasero piene per poco tempo. Un giorno le trovammo entrambe aperte, non s'e' mai saputo se qualcuno avesse rubato le bestie per portarle in una propria voliera, o se le avesse liberate in un impeto protoanimalista, oppure se addirittura i pennuti fossero riusciti da soli, a forza di becco, ad aprire il piccolo chiavistello e a guadagnar da soli il cielo.

Non e' che gli animali mancassero, a quei tempi: mio padre aveva una voliera che aveva ospitato canarini, mandarini e bengalini sino probabilmente ad una fatale gelata invernale, e l'immensa gabbia vuota divenne presto il magazzino per uno zoo cangiante popolato da serpi, orbettini e moscardini. La povera fauna campava per quanto poteva, poi s'arrendeva all'ineluttabile idiozia di noi ragazzi e trovava piu' sensato morire piuttosto che sperare che in un impeto di comprensione giovanile aprissimo loro i cancelli verso la campagna.

Quel che non poteva essere tenuto nella voliera era recluso in enormi mastelli di plastica da bucato: spinarelli, alborelle, raganelle, coleotteri acquatici e pulci d'acqua catturate nei fossi intorno alle case erano sempre presenti, spesso a divider la prigionia con le povere tartarughe d'acqua vinte al luna park dai ragazzi piu' grandi. Avevamo, noi bimbetti, un unico enorme cruccio: pur essendo la zona in cui abitavamo in aperta campagna e quindi piena di boschi, stagni e fossi, non c'era traccia di tritoni.

Tritone1
Chi riusciva a recuperarne alcuni, durante gite da amici o parenti, acquisiva un prestigio notevole, seppure effimero, vista la capacita' di questi anfibi di evadere anche da profonde prigioni di plastica.

A quei tempi (quasi quarant'anni fa... E il fatto che scriva "a quei tempi" e' sintomo sicuro di rincoglionimento...) gia' leggevo come un invasato. Avevo imparato (credeteci oppure no) da solo sia a leggere che a scrivere, grazie ai libri-alfabeto illustrati e alle lavagne con le lettere magnetiche. Ricordo (credeteci oppure no) la prima parola che scrissi sulla lavagna: "Balena". Ricordo anche la stanza nella quale la scrissi (l'anticamera del garage della cornacchia).

Molte altre cose le ho dimenticate, ma tra quelle che ricordo c'e' un libro che ho letto innumerevoli volte: "I figli dell'aria", di Emilio Salgari. Ricordo che parlava di pirati su incredibili macchine volanti fatte di palloni, eliche e vele, e io passavo interi pomeriggi ad aspettare l'arrivo di una di quelle meravigliose macchine.

Mai vista una, nemmeno da lontano, ma questo mi serve per dire che guardavo il cielo, da piccolo, e avrei ricordato se le cornacchie, le taccole e le gazze erano una presenza normale. Non lo erano; anzi, era piu' facile vedere una beccaccia che una cornacchia.

Allora, per tornare all'inizio: sono circa quindici anni che mi chiedo se c'e' una ragione particolare per questa esplosione di corvidi. I gabbiani si sono inurbati per i rifiuti, i piccioni sono secoli che colonizzano ogni anfratto delle torri delle citta' per nidificare in assoluta sicurezza, gli storni svernano nei parchi perche' la temperatura e' di qualche grado superiore a quella della campagna...

Ma i corvidi?

C'e' qualche motivo evoluzionistico per la loro presenza, oppure si tratta semplicemente di psicopompi che ci avvertono dell'ineluttabile fine della nostra civilta', e con la loro presenza ci accompagnano -meglio: accompagnano la nostra anima- verso il baratro?

Non lo so, davvero. So solo che sono tanti, e che la loro voce metallica la si sente molto spesso, cosi' come molto spesso si vede il loro volo strappato e potente.

Forse... forse ha ragione il Bianconi nella sua migliore canzone:

Io sono il corvo Joe
faccio paura
state attenti lasciatemi stare
solo certi poeti del male mi sanno cantare!
Ma vi perdono
perchè in fondo portate nel cuore
sangue che è destinato a seccare
vivete un morire

D'altronde, EA Poe ha scritto quel capolavoro che e' "The raven" avendo in mente non certo una colomba, no?

Only this, and nothing more!

 

Barney

 

Filed under  //   Durrel   Edgard Allan Poe   On Writing   stephenking  

E' online il mio capitolo di "2 minuti a mezzanotte"

So che non vi interessa, ma tanto vi dovevo.

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Eccolo qua; attendo gli ingegneri che contestano la parte tecnica -ho gia' avuto ben DUE richiami ufficiali, ma non credo d'avere torto del tutto...-, e spero che qualcuno colga la citazione scifi tirata li' come per caso.

:-P

 

Barney

 

Filed under  //   2minutes to midnight   On Writing   scrittura collettiva  
Posted May 15, 2012

Sturiellet

Sto scrivendo (in realta' ho gia' scritto: almeno una versione passabile e' pronta...) le mie mille parole per il round robin "Due minuti a mezzanotte", sapientemente ideato e orchestrato da Alex McNab (alias Alessandro Girola).

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Silk Spectre ci sta sempre bene

Leggerete martedi' quel che decidero' poi di inviare ad Alex in questi giorni, perche' il problema -e il divertimento- in questi contesti di scrittura collettiva e' che ti devi per forza adattare a quello che gli altri hanno scritto prima di te. A meno che tu non voglia fare un bel capitolo riempitivo, un flashback o un flashforward pieno di infodump che spiegano cose ovvie o -al contrario- si avventurano in teorie troppo oscure per essere trattate in cosi' poco spazio.

Si: perche' mille parole non sono poi tantissime, e qualche centinaio se ne vanno per raccordare il tuo capitolo con quello di chi ti ha preceduto (curiosamente, anche stavolta mi capita di scrivere dopo Lady Simmons, esattamente come e' successo per l'altro esperimento cui ho partecipato, "Sick building syndrome". E altrettanto curiosamente, anche quella volta avevamo scritto all'inizio del progetto. Non so se la cosa e' casuale o voluta, e comunque due casi non sono una statistica...).

Altre parole scorrono sul monitor per permettere alla fantastica idea (si, eccoci qua... Fantastica idea? Diciamo l'unica idea che t'e' venuta in mente per adesso) che dal terzo capitolo ti porti dietro di potersi incastrare anche in questo nuovo scenario, che no: non e' assolutamente uguale a quello che tu prospettavi. Diciamo che se ne vanno un altro duecento, va, e ci stai larghino.

Poi, c'e' quel personaggio laterale che han tirato fuori all'inizio e non s'e' piu' visto; potresti infilarci pure lui, nelle mille parole: basta spenderne altre 50-60 per creare la situazione giusta, e un centinaio ancora per omogeneizzare il tutto.

Oh, alla fine devi chiudere: sei gia quasi a mille e puoi sforare di qualcosa, ma non di tantissimo... Pero' non puoi lasciare un capitolo monco: giochi in una squadra e chi viene dietro di te ha il diritto di trovare un aggancio alla sua idea eccezionale, quella che lo perseguita dal capitolo uno e che dara' la svolta definitiva alla storia. E allora abbandoni (forse, non e' ancora detta l'ultima parola) le velleita' multimediali che ti portavi dietro da un po': i link alle musiche e alle canzoni che avrebbero dovuto far da colonna sonora al tuo pezzo, e ti concentri solo sulla fine del tuo pezzo di storia...

E cosi' via, fino al trentatreesimo "giocatore" che avra' l'ingrato compito di tirare le fila dell'intera questione...

Almeno sino al prossimo Round Robin :-)

 

Barney

 

Filed under  //   2minutes to midnight   On Writing   scrittura collettiva   tissotropia  
Posted May 12, 2012

Riscrittura collettiva! Due minuti a mezzanotte: Le regole del gioco

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Alex McNab, che scrive da molte parti e di molte cose, ha tirato fuori un nuovo round robin di scrittura collettiva.

Stavolta non ho proprio potuto esimermi dal partecipare, visto che l'ambientazione e' "fantascientifico-supereroistica". Leggete, sulla pagina sopra linkata, un po' di dietro le quinte, e poi cominciate a seguire settimanalmente il dipanarsi degli eventi: domani Alex pubblichera' il capitolo uno.

2minutiamezzanotte.blogspot.it

Barney

Filed under  //   On Writing   SciFi  
Posted April 9, 2012

Different seasons - Winter

Salgono sul treno semivuoto e freddo pochi minuti prima della partenza. Si vede che tornano da un viaggio: hanno un trolley a testa, sono stanchi e piombano sui sedili come mattoni sulla neve, quasi lasciandoci l'impronta spossata dei loro corpi. Scelgono un posto che mi permette di vedere bene lei: sia direttamente, sia riflessa sul finestrino accanto a me. La sua voce mi arriva chiara e nitida. Lui, invece, e' coperto dal sedile e lo intuisco dagli scarponcelli che ogni tanto appaiono in basso, davanti alla ragazza. Ogni tanto sento una specie di bisbiglìo, una sola volta si avverte una sequenza di suoni che somiglia ad un discorso articolato.

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Questo e' "Source Code". Il treno c'e', la coppia con grossi problemi pure, e poi e' un gran bel film...

Ma e' chiaramente lei ad avere in mano la scena.

Si capisce che c'e' qualcosa che non va tra di loro, qualcosa che s'e' rotto poco prima. Lei parla a voce alta, e accusa lui di averle rovinato la serata, di stare costringendola in pratica ad andare con lui al compleanno della nonna senza che lei ne abbia alcuna voglia. Lei avrebbe voluto terminare la piccola vacanza stando da soli, assieme, magari a riposarsi davanti ad un camino.

Da alcune frasi parrebbe che addirittura la storia sia oramai alla fine. Lei rinfaccia a lui di non avere mai il coraggio di dire le cose come stanno. Ricorda al ragazzo la figuraccia che le ha fatto fare l'anno prima, il primo di gennaio, quando hanno cannato il pranzo a casa dei genitori di lui che li aspettavano per iniziare, mentre loro dormivano beati perche' lui aveva detto che "in casa mia il primo dell'anno fanno tutti quel che cazzo gli pare".

Sembra un fiume in piena, lei: non smette un secondo di parlare, e come lui accenna ad una reazione, lei gli rinfaccia la sua insicurezza, il suo non essere un uomo adulto e vaccinato. E lei vuole accanto a se un uomo adulto e vaccinato, perlappunto; non un bimbetto.

Seguo la scena dal mio sedile e parteggio istintivamente per lui, che non vedo ma di cui intuisco solo un piede, il destro, che indossa una immacolata simil-Timberland alta alla caviglia: mi viene naturale sperare che il ragazzo riesca a introdurre nel flusso ininterrotto delle parole di lei una diga, un argine, un tappo che permetta loro di non scivolare assieme giu' per lo scarico come acqua sporca. Tifo per lui perche' mi sembra che la ragazza ne valga la pena: e' forte di carattere, bella, interessante... E poi lui rappresenta un po' il me stesso di vent'anni fa, con la stessa paura di fare qualcosa di sbagliato, e quindi la tentazione di non fare nulla per non sbagliare. Che e' doppiamente sbagliato, anche se in ogni caso qualsiasi cosa tu faccia, sbaglierai.

Il viaggio e' breve, ma quasi alla fine non so per quale motivo la situazione si chiarisce: la ragazza si tranquillizza e tranquillizza lui, e gli spiega che se lui decide per la cena di compleanno della nonna, lei e' contenta e andra' felice.

Le rimane un solo cruccio: che si ceni in fretta, perche' poi i maschi di casa -ragazzo compreso- devono guardare la Fiorentina che gioca contro il Siena.

A lei non pare giusto che si facciano le corse a tavola per vedere una partita, e non pare giusto nemmeno a me (non che questo importi molto ai due, sia chiaro). Ma tant'e': il treno arriva in stazione, le porte si aprono e io scendo prima di loro, lasciandoli all'ultimo problema da risolvere prima delle otto e mezza: mica tocchera' ancora una volta alla ragazza di lavare i piatti da sola mentre gli uomini si stravaccano davanti alla tv, eh?

Eh, anche si...

Barney

Filed under  //   Cioni Mario   On Writing  

Different seasons - Fall

L'arrivo della brutta stagione e' anticipato da alcuni segni, a parte gli uccelli migratori che se ne vanno verso sud ed il calendario che -inesorabile- assottiglia sempre di piu' le pagine ancora da scoprire.

Una delle prime avvisaglie e' l'aumento del tasso di aggressivita' dei venditori abusivi e dei barboni che chiedono l'elemosina vicino alle stazioni ferroviarie; oh, io li capisco perfettamente, sia chiaro: sentono arrivare il freddo e reagiscono fisiolgicamente cercando di procacciarsi, attraverso i pochi spiccioli raccattati in giro, piu' cibo. Hanno, in sostanza, bisogno di accendere il riscaldamento del loro corpo. Cercano combustibile. E lo cercheranno sempre piu' ferocemente man mano che le temperature si abbassano.

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Nel contempo, tra questi derelitti si scatenano delle lotte sanguinose per il controllo di un'altra delle risorse fondamentali per affrontare l'inverno: gli scatoloni di cartone. Il cartone rappresenta una prima linea efficacissima contro il freddo, e potenzia l'effetto di una eventuale rara coperta. Va difeso gelosamente dalle mire dei propri simili, e tenuto quanto piu' possibile asciutto, il cartone. Come va difeso il territorio, soprattutto se si ha la ventura di aver scoperto una fonte di calore continua (una canna fumaria, una griglia di areazione, il muro perimetrale di un forno o di una pasticceria) e al riparo da pioggia e neve. 

 

Per un meccanismo del tutto differente, che deve avere a che fare con le maree, i ritmi circadiani o la riduzione delle ore di luce solare, negli stessi periodi un'altra categoria scende massicciamene per strada in gruppi di due (spesso), tre (rarissimamente), quattro (a volte) o piu' persone. Si tratta dei Testimoni di Geova, in perenne movimento per le vie cittadine e in costante ricerca di qualcuno che dia loro ascolto. 

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Oltre al moto perpetuo, e al fatto che quasi sempre sono in coppia, li contraddistingue un gusto nel vestirsi che si potrebbe definire “retro' travet”, l'immancabile tracolla colma di numeri di “Watchtower”, e un borsello (o borsa a mano) piu' piccolo, rigorosamente nero, il cui contenuto e' noto ai soli adepti e ai Chierici sopra il ventesimo livello. Le coppie a volte si incrociano, dando vita a crocchi di quattro TdG che festeggiano l'incontro con altri loro simili fermandosi a parlare. A volte mi viene voglia di piazzarmi nelle vicinanze e mettermi ad ascoltare i loro discorsi; avranno sicuramente una loro vita...  parleranno della moglie, dei figli, del marito in fabbrica... no? Oppure, si limiteranno a commentare l'articolo principale del numero di “Watchtower” che stanno distribuendo? Quello che in genere parte con una domanda sulla vita, l'universo e tutto quanto, e poi da' la spiegazione/soluzione: Geova o la Bibbia, o entrambi?

Chissa'... Fatto sta che ai primi freddi seri il numero dei TdG cresce sensibilmente, per poi diminuire di nuovo alla primavera successiva. Forse preferiscono girare coperti, vestiti nella loro divisa travet retro'.

 

Poi, ad annunciare la brutta stagione ci sarebbero anche le foglie che diventano gialle e cadono. Ma quelle fanno meno rumore dei venditori abusivi, dei barboni e dei Testimoni di Geova... 

 

 

Barney

Filed under  //   On Writing   stories  

Sick Building Syndrome [reloaded & pumped up]

L'esperimento di scrittura collettiva (meglio: il divertimento di una ventina di bambini e bambine poco cresciuti :-)) "Edificio Malato" s'e' concluso felicemente un mesetto fa, e subito Davide ha tirato fuori degli add-on, o side projects, o livelli segreti o come cavolo vi pare. Ovviamente ho partecipato pure a questi round, due per adesso, e prevedo di continuare, visto che mi diverto.

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Il primo livello segreto prevedeva di scegliere un capitolo scritto da un altro partecipante, e riscriverlo mantenendo pero' la trama e gli avvenimenti esattamente come erano nell'originale. Io ho preso il Capitolo 6, scritto da Coriolano, e l'ho "girato" direi completamente. L'ho scritto di getto in una serata, dopo averlo meditato in un paio di viaggi in treno verso casa.

Il secondo invece richiedeva di aggiungere ad un capitolo (sempre scritto da altri) un blocco di cento parole esatte, non stravolgendo lo stile dell'autore precedente e cercando di risultare "omogeneo" al resto del testo. La mia creazione e' questa qua (il blocco "nuovo" e' evidenziato cosi': <--->), e si introduce credo non troppo male nel capitolo scritto da Angelo Benuzzi. La cosa divertente e' che questo pezzettino e' venuto fuori quasi da solo in cinque minuti, esattamente cosi' come e', e lungo esattamente cento parole.

Ach! M'ero quasi dimenticato di ri-sponsorizzare il mio capitolo "serio"

 

Barney

Filed under  //   Books   On Writing   non si frigge mica con l'acqua  

On writing, seriously

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Notevole raccolta di jokes sulla scrittura. Si parte con una allitterazione da evitare come la peste, il tono e' quello per tutto il documento. Simpatico.

Barney

Filed under  //   Cioni Mario   On Writing  
Posted June 28, 2011

Pubblicità

Ho scritto e postato il mio capitolo dell'esperimento di scrittura collettiva. Sono abbastanza soddisfatto del risultato, se si considera che ci ho lavorato in treno/alla stazione in attesa del treno in ritardo/la notte, e soprattutto se penso che l'ho scritto per il 70% prima di leggere il capitolo precedente.

Citazioni sparse, soprattutto da Neil Young ma non solo. Eccolo qua.

 

Barney

Filed under  //   On Writing   Science  
Posted June 8, 2011

Catene creative

Non so cosa m'e' preso ma mi sono proposto, assieme ad altri ventitre' soggetti, per un esperimento di scrittura collettiva. Si tratta di buttare giu' un capitolo ciascuno di una storia cui e' dato, per addesso, solo il titolo e l'incipit. Li potete leggere entrambi qui; appena Davide avra' attivato il blog del progetto, segnalero' l'indirizzo.

Pomodori e cavoli marci solo su di me, grazie: gli altri son tutti brave personcine. E ci possono essere anche piu' signore, nascoste tra i nick...

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Barney

 

Posted May 24, 2011