Panofsky's version

A totally unnecessary Blog

Il tempo passa. Per tutti.

Si, anche per Mr. Zimmerman, nato una settantina d'anni fa a Duluth. Che s'ostina, come molti suoi colleghi, a sfornare di quando in quando dischi e ad esibirsi in concerti (molto spesso).

Ho gia' avuto modo di raccontare come alcuni dei suoi album e delle sue canzoni siano delle pietre miliari nella mia personale discografia (e in quella di milioni di altre persone), ma quando uno che di mestiere fa il cantante comincia a perdere la voce, beh... E' forse tempo di ripensare a come passare una onesta e dorata vecchiaia , magari scrivendo ancora canzoni ma facendole cantare a qualcun altro. O passare a scrivere solo romanzi e poesie. O andare direttamente all'opzione "Isola tropicale". Insomma, tutto ma non un disco splendido nella sua veste grafica e musicale, ma cantato da anziano catarroso con la tosse quale e' "Tempest".

29631

In queste settimane la radio martella con la pubblicita' al suddetto disco, pieno di inediti che immagino bellissimi sia musicalmente che come testo, ma cantati cosi':

Infatti, la musica e' elegantissima, lieve, un jazzettino accattivante che ti porta indietro di cinquant'anni. Poi parte Bob a cantare, e... Si, lo si sente che non e' esattamente quello di questi tempi qua:

Insomma, la voce non c'e' piu'. Ora qualcuno dira' che la voce non e' mai stato il punto forte di Dylan, ma quando e' troppo, e' troppo. E siccome a me Dylan piace molto, preferirei ricordarlo in forma migliore, piuttosto che assistere al suo lento decadimento fisico, testimoniato anche da questa famosa performance alla Casa Bianca di un anno fa. Una delle mie canzoni preferite di sempre trasformata in un pezzo da lounge bar:

Toh, Bob, fattelo dire da quello in alto, quallo importante:

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

 

Se non si fosse capito, "Tempest" non lo comprero'.

 

[il contenuto di questo post non si applica a Neil Young, per motivi a me sconosciuti]

Barney

Filed under  //   Bob Dylan   Music   Tempest  

Drum & Bass, cioe' Moon ed Entwistle

Ci sono cose che nella vita ti capitano e tu a distanza di anni ti chiedi come mai.

Non robe importanti... magari stupidaggini, cosette da nulla...

Come ad esempio il fatto che la tua band preferita, da quando avevi quattordici anni, sono  i "Who". Non e' che all'inizio degli anni '80 del millennio scorso ci fossero alternative clamorosissime, ma s'era in aperta campagna, in piena febbre del sabato sera, e la discomusic impazzava dappertutto. Gli alternativi ascoltavano De Andre', le bimbe ripiegavano sul piu' romantico Baglioni o su Renato Zero. Io, veramente, non ricordo come finii ad innamorarmi di questi quattro inglesi, ma ricordo che uno dei primi dischi che comperai da solo, fu "Face dances", il primo LP della band senza Keith Moon, il "drum" del titolo.

The_who_face_dances_album1
La riga finale della cover, che ritrae i quattro musicisti in varie interpretazioni di pittori contemporanei, ritrae Kenney Jones, il batterista di quel periodo non certo eccelso (per i non fans: dall'alto in basso abbiamo Pete Townshend, Roger Daltrey, John Entwistle, Kenney Jones). Infatti il disco non e' un capolavoro, ma poco dopo comperai "The kids are alright", un doppio che raccoglieva la colonna sonora di un documentario sui Who. Bella cover anche quella, e contenuto musicale eccellente:

Who-kidsarealright1
Da questo disco prende spunto questo sproloquio, perche' qualche giorno fa mi sono imbattutto in questo video:

Si deve avere pazienza: si inizia a sentire qualcosa vicino ai due minuti.

E quello che si sente e' solamente la linea di basso -del basso di Jonh Entwistle- di questo famosissimo pezzo qua:

I due video sono dello stesso brano e servono a far capire come Entwistle, che e' stato uno dei piu' significativi bassisti della storia del rock, tenesse assieme il sound di una band di scapestrati totali. Spesso la linea di basso di Entwistle sopravanzava e cadenzava la selvaggia e indisciplinata batteria di Keith Moon, che morira' di li' a pochi giorni di overdose. Townshend e Daltrey si dividevano il ruolo di frontman, l'uno demolendo chitarre ed amplificatori, l'altro roteando microfoni come fossero lazos.

Dietro di loro, in penombra, immobile, c'era sempre Entwistle ed il suo basso pesante e metallico.

Godetevelo perche' merita, come merita questa versione di "Won't get fooled again", registrata -come Baba O'Riley di poco sopra- appositamente per il documentario e con un Keith Moon in gran spolvero:

 

Ora come ora c'e' poca gente con la loro energia.

 

Barney

Filed under  //   John Entwistle   Keith Moon   Music   Pete Townshend   Roger Daltrey   the Who  

Metarock 2012: Brunori Sas e reunion degli Ottavo Padiglione

Chiusura col botto per il festivam Metarock di Pisa, che ier sera ha ospitato in rapida successione i calabresi Brunori Sas e i labronici Ottavo Padiglione, capitanati dal guitto capo Bobo Rondelli.

Per i soliti dieci euri, cifra che ti permette a malapena un aperitivino stiantafegato al barraccio in fondo alla strada, ho assistito a due ore e mezzo (ma diciamo quasi tre) di ottima musica. Andiamo quindi a relazionare con parca dovizia (?!!) di particolari sulla serata.

Brunori Sas e' il gruppo di Dario Brunori, un calabrese di chissa' dove (ma Wikipedia ci dice: "di Guardia Piemontese", ovunque 'sto posto sia localizzato sul navigatore satellitare...), che calca la scena del musicale da due o tre annetti. Ascoltai il suo disco d'esordio (che si intitolava con guizzo enorme di fantasia "Vol. 1") all'uscita, e ne ricavai la sensazione di un Rino Gaetano in sedicesimo. Il secondo disco, "Vol. 2", ha invece consacrato un ottimo cantautore, che racconta storie semplici ma vere di quest'epoca trista e crepuscolare. Lo fa ridendo e scherzando, ma i temi sono il mutuo da pagare, la famiglia che non si tira avanti senza soldi, il lavoro che non c'e' e quindi si deve emigrare (e lo canta un trentacinquenne, nel 2012. Non e' che magari il modello del turbocapitalismo de 'sta minchia e' un po' fallito? No, chiedo solo, eh?). Tra i pezzi che ha suonato ieri sera, vi faccio sentire "Rosa", uno dei suoi pezzi piu' noti, qua nella versione "videoclip" girata nell'azienda di famiglia:

Il pezzo va ascoltato, perche' la storia che Brunori canta si sviluppa -tragicamente- per tutto il brano, sino ad arrivare alla conclusione tragicomica e amara del finale.

Tutti i brani sono intrisi da un anticlericalesimo che accomuna Brunori agli Zen dell'altra sera, e a Bobo e ai suoi Ottavo Padiglione, che sono seguiti a strettissimo giro di orologio a Brunori Sas (meno di un quarto d'ora per il cambio totale di palco, ottimo lavoro della crew). Anticlericalesimo assolutamente benvisto a Metarock, e in Toscana in generale.

Ed eccolo, Bobo, assieme ai suoi pards di inizio carriera, quegli Ottavo Padiglione che smossero la scena rock indie italiana dei primissimi anni '90.

Boborondelli_005
Bobo Rondelli col tastierista degli Ottavo Padiglione, qua in bianco e nero...

Boborondelli_008
... e qua a colori, mentre allieta la folla con uno dei suoi scazzi filosofici. Ambedue le foto (C) Barney 2012, tanto fanno caa' l'orso...

Il concerto vede la formazione originale senza bassista, perche' Alessandro Minuti mori' a fine anni '90. A Minuti e' dedicata la splendida "Hawaii da Shangai", che anche se ho messo ventisette volte qua sopra non mi pare il caso di mancare, visto che i tre l'hanno risuonata anche ieri:

Questa versione e' "romanzata", e acustica. Ieri sera Bobo aveva solo una cattivissima Stratocaster, che ha pestato e guaito note per tutto il concerto. Splendido muro sonoro, davvero.

I brani sono stati quasi tutti degli Ottavo Padiglione, da "Mondo gay", ironico spaccato di una retata di trans e clienti (terminata ieri sera con un quasi blasfemo "Gesu' e' gay", dopo che anche il Papa era stato bollato come omosessuale), alla immancabile "Ho picchiato la testa", a "Blues in tre quarti". Concessione alla carriera solista, una "Il cielo e' di tutti" sparata a mille con la Fender incazzatissima, e la chiusura rock classica: "I don't wanna grow up-Non voglio crescere mai", versione Ramones piu' che Tom Waits e -senza soluzione di continuita'- una splendida "Have you ever seen the rain?" dei Creedence Clearwater Revival fatta con un piglio da vero re del rock 'n' roll. Una versione effettata (ed affettata) di "Mondo gay" ve la metto qua sotto, ma non ha davvero nulla a che vedere con il rock hardcore di ieri sera:

Tra lazzi (pochi, per la verita') e molta ottima musica la serata e' terminata troppo presto. Unica delusione la non concessione di manco un bis, a testimonianza del periodo di grossa crisi che viviamo: se manco Bobo si concede alla folla, e' un segnaccio.

Una presentazione dell'ultimo disco di Bobo da solista la trovate qua.

 

Barney

Filed under  //   Bobo Rondelli   Domande fondamentali   Music  

Metarock 2012: The Zen Circus

Gran concerto che mi son visto ier sera, a soli dieci euri, a Pisa, citta' natale degli Zen Circus che si sono esibiti dopo anni alla Cittadella, nel parco che li ha visti nascere quasi 15 anni fa.

Zen-circus1
Appino, Ufo e Qqru (rispettivamente: chitarre e voce, basso e batteria-percussioni-washboard) riempiono il palco come se fossero almeno il doppio e sudano energia per tutto il tempo necessario. I brani live vengono fuori potenti, i tre vanno a memoria anche nelle presentazioni dei pezzi, il pubblico sotto al palco canta e balla: e' stata una divertente festa paesana e -ancora una volta- mi son chiesto come mai questi qua li conosce una frazione del pubblico che ascolta Ligabue, TizianoFerro e financo i Negrita (che hanno per inciso aperto il Metarock, qualche giorno fa).

Forse perche' i loro testi (da quando cantano in italiano) sono pesantucci? Forse perche' un gruppo che apre il concerto con "Gente di merda" se le cerca?

 

E se poi continuano con "Andate tutti affanculo", mandandoci mezzo mondo affanculo senza mai pero' dirlo chiaramente, beh, allora gli indizi sono gia' due:

 

Ma un po' di turpiloquio e' concesso a tutti, e secondo me i brani che li tengono fuori dal mainstream del musicale italiota sono altri, ad esempio "L'amorale", che dal vivo e' potentissimo. Anche il videoclip pero' si difende bene, in quanto a pesantezza:

 

E anche "Canzone di Natale" non e' malaccio, come iconoclastico inno alla droga e alla depravazione. Pure nel giorno della nascita di Gesu':

 

I loro CD li si trova difficilmente, anche il mio pusher di fiducia non riesce a recuperarmeli; ieri sera Ufo ha accennato ad un banchetto "laggiu'" dove vendevano il loro ultimo EP di cover metal (??!!!!), ma non son riuscito a capire dove fosse quel "laggiu'".

Ma nel caso vi trovaste di fronte uno dei loro dischi, comperatelo e ascoltatelo: sono anni luce meglio della roba che ci fanno ascoltare per forza.

 

Barney

Filed under  //   Appino   Music   Qqru   Ufo   Zen Circus   raddrizzare banane e' il lavoro del futuro  

Vinili dal passato

La settimana canonica che passo con i figli nella casa di montagna dei miei comporta una serie di cose da fare piu' o meno standard:

  • la partita di basket alla morte, in un campetto in quota;
  • la rilettura di molti dei miei vecchi fumetti, che occupano quasi un intero piano della casa;
  • pantagrueliche mangiate di qualsiasi cosa (animale o vegetale)  si possa cuocere sulla brace;
  • il riascolto di alcuni miei 33 giri, che sono poi i vinili del titolo.

Ecco: lassu' c'e' parecchia discografia dei Pink Floyd, molti Doors, un po' di Springsteen, e  due dischi che mi piacciono particolarmente: "Sandinista!" dei Clash, e "Blood on the tracks" di Bob Dylan. 

Di "Sandinista!", del 1980, non so piu' cosa dire, se non che e' un disco cosi' pieno di roba che non averlo mai ascoltato e' un crimine: i tre LP (o i due CD, oggi) contengono in pratica tutti i generi della musica moderna piu' arrangiamenti classicheggianti (c'e' ad esempio "Rebel Waltz", che e' proprio un valzer classico),  uno dei primissimi brani rap "bianchi" (il brano d'apertura del disco, "The magnificent seven"), e "Career opportunities", brano gia' presente nel primo disco dei Clash, ma stavolta cantata da bambini (?!!!). Qua sotto c'e' "Police on my back":

Ridotta

"Blood on the tracks" e' addirittura di cinque anni prima. E' un disco indispensabile come il precedente, e rappresenta a mio avviso uno dei migliori di Dylan, quasi al livello di "Highway 61 revisited" che e' universalmente riconoasciuto essere un capolavoro assoluto. Ma pure "Blood on the tracks" si difende, con tanto blues e un "lato 2" dirompente: da "Meet me in the morning" alla lunghissima "Lily, Rosemary and the Jack of Hearts" (pare che dalla storia narrata nella canzone si sia cercato per ben due volte di tirar fuori un film...), alla allucinata e splendida "Shelter from the storm", passando per "If you see her, say hello", che pur essendo una canzone d'amore triste riesce a risultare -alla fine- positiva.

Lascio cantare non Dylan ma Jeff Buckley, che rende "If you see her, say hello" ancora piu' straziante:

 

Barney

Filed under  //   Me   Music  

Due o tre amici, una ragazza e una chitarra [che suona dolcemente da molto tempo]

Ho gia' raccontato della storia d'amicizia e d'amore che ha legato per decenni George Harrison ed Eric Clapton. Oltre allo strumento, i due condividevano l'amore per la stessa donna, che in periodi diversi e' stata moglie sia del chitarrista dei Beatles, che di Slow Hand.

"Layla" e' la canzone che Clapton (sotto falso nome) incise come pegno d'amore per Pattie Boyd, che anche per questo lascio' brevemente Harrison per sposare ManoLenta.

Ma non volevo mica parlare di questo! In realta' l'introduzione serve per parlare di "While my guitar gently weeps", canzone che Harrison compose quando ancora suonava con i Beatles, e che in miliardi hanno poi rifatto negli anni.

Di queste versioni alternative volevo scrivere.

Una, celeberrima, vede George alla voce e alla chitarra di accompagnamento, Ringo Starr alla batteria e ... Eric Clapton alla chitarra solista. Siamo a New York, l'anno e' il 1971 e il concerto e' il famoso "for Bangladesh", tirato su da George come primo esempio di mega evento di beneficienza per raccogliere fondi. La versione del brano incriminato e' questa qua:

Anni dopo un semisconosciuto canadese cieco, che suonava la Stratocaster tenendola sulle ginocchia, incise questa sublime versione:

Poi c'e' stata la cover di Carlos Santana, niente male davvero:

La versione dei Toto, assai famosa e suonata annche qua da noi la scorsa settimana, non mi piace per nulla e non la metto.

Quella che ho lasciato per ultima e' secondo me la migliore.

L'anno e' il 2004. Si celebra l'introduzione di Harrison nella Hall of Fame. Sul palco ci sono Tom Petty e gli Heartbreakers, una controfigura di Macca al piano, Jeff Lynne degli E.L.O. (chi ha meno di quarant'anni non li conoscera'...), Dhani Harrison alla chitarra acustica e, dal minuto 3,30, uno spettacolare Prince. Che spara uno degli assolo di chitarra piu' belli -secondo me- della storia della musica. Soprattutto perche' mi da' l'impressione di divertirsi tantissimo a suonare quelle note, e non sembra mai far nulla di particolarmente difficile. Eccolo qua:

Insomma, il pezzo e' oramai storia. Harrison e Clapton sono chitarristi riconosciuti. Prince, invece, molto meno: l'istrionico gnomo di Minneapolis e' piu' cantante-performer, nell'immaginario collettivo, che strumentista. Eccolo, a smentire questo luogo comune, nella classicissima "Purple rain", live di qualche decennio fa:

 

Barney

 

Filed under  //   Chitarre   Clapton   Harrison   Music   Prince  

Kaki King, chitarrista con i controfiocchi

Non so quanti la conoscono, ma Kaki merita non uno, non dieci: cento ascolti.

Qualcuno forse ha in mente questo pezzo qua, inserito nella splendida colonna sonora di "Into the wild" cantata da Eddie Vedder:

Kaki suona spesso chitarre strane, con un numero di corde a volte diverso dal canonico "sei". In "Doing the wrong thing" aveva uno strumento a sette corde; qua sotto, per questa "Celtic song" imbraccia qualcosa che di corde ne ha almeno una decina:

Quando la chitarra e' normale, lei la suona cosi':

Quando canta, canta anche queste cosette qua:

Ve la segnalo in nettissimo e colpevolissimo ritardo, perche' stasera suonava a Prato. Domani, per chi e' in zona, e' a Trieste.

Pero' i suoi dischi li possiamo acquistare sempre :-)

 

 

Barney

Filed under  //   Music   Rock   servizi sociali  
Posted July 9, 2012

Ho visto la luce, ieri

Due volte.

La prima m'e' successo in un'aula di tribunale.

Un locale che avevo visto solo nei film, con il banco per i testimoni, il cancellino che divide la plebe dagli attori della causa, il giudice, la scritta in stampatello dorato "La giustizia viene amministrata in nome del popolo"... che poi sarebbe un passo della Costituzione, ma subito sopra quella scritta campeggiava un Cristo ligneo di buona fattura e di dimensioni adatte a coprire con l'apertura alare delle sue braccia tutta l'estensione della scritta stessa.

A chiarire che si, il popolo va bene, ma Dio magari di piu'.

156631
Insomma, ero li' perche' convocato a testimoniare in una causa civile tra due aziende con le quali ho avuto a che fare anni fa. Non avevo alcuna idea del motivo per il quale m'avevano convocato, ma siccome la raccomandata mi rammentava che -nel caso non mi fossi presentato- avrei avuto i Carabinieri sotto casa, e avrei anche dovuto pagare una multa, ho ligiamente provveduto a presentarmi -puntualissimo- davanti all'ufficio del giudice che doveva raccogliere la testimonianza.

Ecco: li' ho iniziato a vedere la luce. Esattamente alle 10,55, mentre con gli occhi scorrevo l'infinito elenco delle cause assegnate a quel giudice, e trovavo la mia causa indicata per le 11,00. Ecco, a quel punto s'e' aperta la porta, ed e' uscita una fiumana di persone ed avvocati.

Quelli della causa delle 9,20.

Nove e venti.

Ed erano le undici...

Bene, la faccio breve: alle 12,30 l'avvocato di non so quale parte ha avvertito me e gli altri due testimoni, come me li' dalle 11,00, che la causa sarebbe slittata o alle 15,00 (ma senza alcuna certezza che poi si sarebbe veramente fatto qualcosa), oppure avrebbero convenuto col giudice uno spostamento piu' sostanzioso. E quindi alla fine della fiera ci siamo lasciati con un arrivederci al 20 febbraio 2013. Per una causa per fatti del 2000, iniziata nel 2009 e per la quale manco i testimoni tecnici iniziali (ossia, io che manco so di cosa si stia dibattendo e gli altri due signori a me perfettamente sconosciuti che come me han perso l'intera mattinata) sono stati sentiti.

Ho quindi avuto la certezza di vivere in un paese che -se amministra cosi' la giustizia- mi posso immaginare come conduce le altre cose. Oh, non che ci fosse bisogno di conferme, sia chiaro...

La sera ho quindi pensato di approfittare dell'evento unico e dell'allineamento dei pianeti, e di andare a vedere "The Blues Brothers", per l'occasione rimasterizzati alla sala grande del Palace Hotel:

Showbill-poster-the-blues-brothers-3756195-337-450
E' stata una piacevole serata, devo dire.

Sia per il film che per l'atmosfera da festa che si respirava nel cinema, pieno a meta' di vecchi rincoglioniti come me  che sapevano a memoria la sequenza dei brani e tamburellavano "Boom boom", "Think",o "Sweet home, Chicago" minuti prima della loro venuta in scena, e aspettavano con Twiggy l'arrivo di Elwood al Motel vicino al Palace Hotel, e giovani tredicenni che si sono genuinamente divertiti alle smargiassate di Jake. Un film che probabilmente non ha impressionato piu' di tanto questi giovanetti, ma che e' stato girato nel 1980 senza effetti speciali. Tutte le ottanta auto che si sfracellano da qualche sulle strade dell'Illinois sono vere, ad esempio.

L'unica nota triste e' stata pensare che moltissimi dei protagonisti sono oramai morti.

Da John Belushi a Ray Charles, da John Lee Hooker a Cab Calloway, passando per la stratosferica Aretha Franklin. Fino a Donald "Duck" Dunn, morto un mese fa.

Matt "Guitar" Murphy e' invece fortunatamente ancora vivo, e suona con noi il suo blues standard. Eccolo, da giovanissimo, che ci suona un boogie da antologia:

 

Barney

 

Filed under  //   uselessness   Music  
Posted June 21, 2012

L'esordio, quindici anni dopo: "Gelaterie sconsacrate", Virginiana Miller, parte 2

Avevo lasciato "Gelaterie sconsacrate" alla traccia cinque, "Altrove".

Cover1
La sesta e la settima traccia -"Merenderi" e "Nouvelle cuisine" rispettivamente- sono quasi un interludio, uno stacco giocoso/gioioso e quasi liberatorio dopo la gragnuola di sensazioni e sentimenti dei brani precedenti.

"Merenderi" verra' ripresa anche in "La verita' sul tennis", e diventera' "Rimerende". L'atmosfera sa di fine della scuola, di adolescenti che scoprono il sesso durante le oziose giornate estive, ma che continuano a merendare con le merendine:

Merenderi merenderi siamo merenderi
tanto oggi è uguale a ieri e non ho pensieri
non c'è giorno che non passi, foglia che non cada
confezione di merende che non scada
Best before tonite stay with me before tonite stay with me
4 ever, si!
Da Livorno a Tirrenia, da Marina a Vada
giorni senza scuola, senza freni, senza mani
confezioni apri e chiudi e siamo nudi
Preferibilmente stai con me entro stasera
ti voglio tanto bene tanto bene tanto 4 ever
Merenderi merenderi dammi la tua merendina
merenderi merenderi ho finito la benzina
Best before tonite stay with me before tonite stay with me
oh, 4 ever, si!

"Nouvelle cuisine" e' un rapido divertissement in francese, cantato da Lenzi con una voce da Mangiafuoco che bene da' l'idea d'una cucina laida e fumosa delle banlieues parigine:

Les petits chefs se pavanaient
au fond des casseroles
voilà voilà voilà l'abime de la nouvelle cuisine
c'est moi qui suis sourd
ou c'est toi qui parles un latin de cuisine?

Poi si passa a due pezzi bellissimi. Il primo e' "Caesar Palace", testo delirante e cambi di ritmo e di tempo che fanno pensare ad una insolazione da troppa spiaggia. Sole diritto sulla testa, senza cappello. E i risultati sono questi:

Con le altre si, con le altre si che lo farei ma con te mai
devi fermarti poco prima degli spasimi
toccami le scarpe di vitello blu, sei tu sei tu
sei così bella, sei come la mia mamma
cantami la ninna nanna
Lo vedi che ho la febbre, la febbre delle isole
febbre, ormai parlarmi è inutile, passami le pillole.
Ho fatto un sogno, ho visto un mondo nuovo
dodici elvis volanti paracadutati sopra il Caesar Palace.
Rimani, rimani, liberami le mani, giochiamo ancora a ping pong
come due bravi senatori romani.
Lo vedi che ho la febbre, la febbre delle isole
febbre, ormai parlarmi è inutile, passami le pillole.
Scrivi, scrivi pure la mia biografia
ma per favore devi dire che sei stata solamente mia,
vedi che la moglie di cesare
deve restare al di sopra del sospetto, ma siediti sul letto
Non vedi che ho la febbre, la febbre delle isole
febbre l’oceano ormai è pacifico
dammi un anestetico.

Poi c'e' "Venere, Nettuno, Belvedere". Non so da cosa viene il titolo, ma suona come una triade di nomi da stabilimento balneare scelti tra gli evergreen assieme a Lido, Stella Polare, Gina...

Testo duro e concordante con la musica: la chitarra e' assillante e ruvida come in "Altrove", e le note strappate si amalgamano ai cambi di contesto delle parole scritte da Lenzi. Da un distacco quasi zen all' "apri le gambe che adesso io ti prendo. O quasi...":

E il vecchio non viene più col bastone a dividerci il mondo
noi non diamo risposte su chi stia godendo di più:
sono discorsi tra parentesi questi nella noia immortale.
"Caccia ti prego questi randagi"
"Scatta una foto a queste cabine".
Vedo i tuoi fianchi e torno da te
apri le gambe che adesso io ti prendo o quasi...
si ci sono cani sulla spiaggia, libeccio
padri che giocano con i loro bambini e tu fra le braccia
col vento le nuvole giungono a noi poveri cristi
portate da un dio che dalla coppa piove il piacere
di dimenticare le cose di ieri
quando tu, fra le braccia mie ci stavi e c’eri...
Vedo i tuoi fianchi e torno da te
apri le gambe che adesso io ti prendo
o quasi...

"L'agente al Cairo" e' un passaggio ad atmosfere da Lawrence d'Arabia, per raccontare ancora -forse- la donna che e' salita sul treno che passa dalle stazioni tirreniche:

Lo sai, avrei fatto di tutto se me lo avessi chiesto
salti e capriole e fughe dall’Egitto ma non mi hai scritto mai
e non per farne un dramma
ma almeno quattro righe di saluto, almeno un cablogramma
Tutto l’occidente arriva a queste sabbie
dimentica le nebbie ma non ritrova niente
ed io che sono li tuo Agente al Cairo...
Missione difficile la mia sotto questo sole
trovare un filo d’ombra fra la mozione e l’atto
quando ad un tratto ho avuto una visione
tutta di latte e di miele.
Tutto l’occidente siede su queste dune
e scrive i tramonti dietro le cartoline
ma io come sempre dico il mio amore in codice
segreto, ma per niente genetico:
Tu, l’Agente tuo, rispettalo e amalo che non ti costa niente.
Ed è stato tutto un dire, è stato tutto un fare
e tutto un baciare, quindi una lettera ed un testamento
ma tu, l’Agente tuo, rispettalo e amalo che non ti costa niente.
Arrivederci e grazie.

Stupenda la fine: un saluto e un ringraziamento comunque sia andata, che l'esperienza e' valsa sicuramente la pena.

 

L'undicesima traccia e' la versione autunnale di "Tutti al mare", qui riproposta in versione live:

 

La chiusura del disco non poteva che essere lasciata a "L'estate e' finita".

Oggi è un giorno che i ciechi vanno per casa sbattendo
dentro nascendo crescendo un rumore di nuvole e vento
vento, vedi, il vento va dove vuole, dove vuole.
E dal pavimento riesuma odore di cenere
e i demoni di dopobarba si aggirano dentro le camere
dormi dormi.
Smette la pioggia goccia a goccia
il cielo di notte si spoglia, si rilassano gli armadi,
si addormentano le cose, le finestre scontrose
da lontano gli orologi tornano a piovere tempo nel tempo.
Ora non pensare a queste cose, dormi
come se ci fosse un’altra vita, dormi
che l’estate è finita per noi
l’estate è finita.
Una due venti ventuno gocce ed ognuno labile scivola giù.
Dormi, dormi l’estate è finita.

Rumori, suoni, odori di una stagione che scorre e scivola giu', su di noi che dormiamo assieme alle cose, in attesa della prossima estate.

E della fine pure di quella.

 

Ecco: i discorsi son finiti e sarebbe il caso che chi si imbatte in questa roba qua considerasse -seppure per assurdo, seppure come ultima possibilita'- l'acquisto del disco.Si, capisco che Ligabue sia piu' diretto... Si, la Pausini ha una bella voce... Si, Tiziano Ferro e l'outing...

Si, quel che volete: ma "Gelaterie sconsacrate" e' altra roba, fidatevi.

 

Barney

Filed under  //   Gelaterie sconsacrate   Music   Virginiana Miller  
Posted May 25, 2012

L'esordio, quindici anni dopo: "Gelaterie sconsacrate", Virginiana Miller

Suoni in una band indipendente, che si smazza da qualche anno per tirare avanti tra concerti al circolino ARCI sotto casa e entusiastiche recensioni su fanzines lette solo da chi ci scrive sopra. Pero' suonate niente male, e i testi hanno una potenza quasi visionaria nella loro accademica perfezione di sintassi e congiuntivi, nel richiamo a classici latini e a parole straniere che chissa' cosa voglio dire, ma pare ci stiano proprio bene.

Insomma: va a finire che -tra un premio e un riconoscimento della critica- riuscite a strappare un contratto con una etichetta che promuove gente brava. Come voi, che siete i Virginiana MIller, e che vi siete scelti il nome prendendolo ad una quercia americana vista all'Orto Botanico di Pisa.

E dalla sala di incisione tirate fuori un capolavoro.

Che si intitola "Gelaterie sconsacrate", e che gia' dal titolo fa presagire che non si tratta dell'ultima fatica di Al Bano e Romina, o dell'ennesima uscita di Vasco o Baglioni. Un disco che in molti hanno considerato uno dei migliori degli ultimi anni in Italia, e che viene giustamente ristampato dal prossimo 29 maggio, con una nuova, splendida copertina che ritrae una giostra innevata sul lungomare di Livorno (azzarderei addirittura la Rotonda Mascagni)

Cover1
Il disco contiene talmente tanta roba che e' difficile non soffermarsi sulle singole tracce. Un tema lega molte delle canzoni: l'estate delle gelaterie che danno il titolo all'album, che pare nascere e morire nel corso del disco stesso. Che infatti si chiude con la paradigmatica "L'estate e' finita", ma andiamo con ordine.

Si inizia con  "Curriculum", un brano intimista che parla d'amore metaforizzandolo con la ricerca di un lavoro che non c'e', per il quale comunque bisogna preparare un CV:

Nome e cognome, indirizzo, poi numero di telefono
patente auto e tutto quel che vuoi
ma nessuna precedente esperienza di lavoro
perchè sono sempre stato solo.

Molte delle cose cantate sembrano attagliarsi a Simone Lenzi, cantante e scrittore dei testi dei VM. Il ritornello esplicita il tipo di ricerca che l'estensore del brano sta facendo: non certo d'un posto di lavoro, ma piuttosto un rapporto affettivo/fisico, pure di effimera durata -una sera, questa sera-:

C'è un posto per me?
Leggimi, sono qui, ti apro il mio cuore malato
stasera mi butto con te sul mercato
prendimi, sono qui, pulito e profumato
stasera mi butto con te sul mercato.

La canzone si chiude con un avvertimento inquietante, che lascia aperto il finale a una pletora di possibili sviluppi:

Ma se hai paura di me fai bene.

 

La seconda traccia e' una delle canzoni piu' famose dei VM: "Tutti al mare", un racconto bellissimo e struggente di una classica gita domenicale sulla sabbia bollente di Viareggio o Tirrenia o Vada... Una qualsiasi spiaggia toscana, insomma, dove pare di sentire risuonare l'immancabile richiamo "Cocco bbello!!!", urlato dal solito ometto di un metro e sessanta massimo, in calzoncini corti e torso cotto da decenni di passeggiate al sole:

...e ogni tanto mi accorgo che babbo
si perde a guardare le donne del mare
tutte nude, tutte al mare.
mamma non vuole comprarmi la noce di cocco
e mi porta a bagnare la testa con l'acqua di mare,
che il sole comincia a scottare

Il brano incalza con la descrizione di tutta la famiglia, presente in forze alla giornata marina:

e sono a sedere sulle ginocchia del mio più forte zio...
quello che a Forte dei Marmi ha vinto una gara
di tiro al piattello, ed una di ballo liscio
e che oggi è venuto con noi qui al mare

e c'è anche la zia che rimane a guardare
mentre noi ci tuffiamo nel mare
perchè lei dice che oggi il bagno non lo può fare

E davvero moltissimi elementi sono come una foto color seppia (e un tardivo svelare di piccoli segreti, come il motivo per il quale la zia non poteva fare il bagno. Che a sei anni non lo capisci, adesso forse si), per chi da piccolo trascorreva le sue estati sulla sabbia della Versilia.

Lo stesso brano ricompare identico nel testo, ma con arrangiamento piu' posato e registrazione in presa diretta alla traccia 11, che aggiunge un "versione autunnale" al titolo della canzone.

 

La terza traccia e' uno splendido film dell'orrore, con musiche graffianti e ipnotiche che fanno da contorno al racconto di un fatto di sangue -pare- realmente accaduto, mi immagino ad inizio '900: un omicidio passionale causato dal troppo vino, "L'uomo di paglia". Si parte con una tranquilla partita di tresette al bar, con gli amici, presto pero' guastata dall'arrivo di un misterioso messaggero di sventura.

Sera di sabato e di vino, preziosissimo vino
mani sul tavolino che strisciano e bussano
chiamano il seme di cuori e di fiori neri
Maresciallo, io stavo tranquillo, bevevo
quando la porta si aprì, entrò il vento e col vento entrò lui.
Satanasso gli tocca le labbra e gli mette in bocca le parole:
Corri, corri, corri, corri a casa
corri la tu' moglie è con un 'omo.

L'uomo corre a casa, ubriaco e confuso, ma la Luna e l'ebbrezza gli giocano un tragico scherzo:

Vicino a casa mia c'è un campo e il campo è mio
era una notte bella di luna ma vedo un'ombra che si allontana
maledetto il giorno che sono nato
maledetto il giorno che sono entrato in casa mia
con in mano un pennato.

Il pennato e' -per i toscani- la roncola. Quel che avviene dopo ce lo immaginiamo, come se lo immagina il poveraccio cui lo choc ha fatto perdere la memoria, che il giorno gli fa ritornare, e con la luce quel che sembrava ombra ritorna un innocuo spaventapasseri:

Poi non ricordo, non mi ricordo niente
ma ho visto Maria Vergine l'Immacolata
con il mantello d'oro e la gola tagliata
e ho visto il campo splendido nel mattino
e l'uomo di paglia a guardia del mio grano
e ho visto sangue sangue sangue sulla mano...

 

Quarta traccia ancora a tema "estivo", ma assolutamente spiazzante. Si canta, infatti, delle vacanze di Adolf Hitler a "Dotlingen", paesino della Bassa Sassonia dove il Fuhrer era solito svernare da giovane:

Lui veniva qui a passarsi le ferie
portava da mangiare agli uccellini del lago.
Tutti intorno a me, non abbiate paura
io vi proteggerò da chi vi vuol far del male.
E loro il pane lo mangiavano ma restavano zitti
che non riuscivano ancora a parlare in tedesco.

Scenario idilliaco, con Hitler che parla agli uccelli proprio come -secoli prima- era solito fare San Francesco. E infatti:

Poi dopo qualche giorno questo San Francesco
si rimetteva in cammino e tornava a Berlino...
"Wollt ihr den totalen Krieg?"

Il novello San Francesco che chiude l'idillio esclamando -mi immagino un po' sull'incazzereccio...- "Ma allora volete la guerra mondiale, eh?"

 

Quinta traccia per "Altrove", un brano simile per ambientazione e per potere evocativo a "Tutti al mare". I treni "direttissimi altrove", che pero' passano da malinconiche stazioni tirreniche perennemente vuote di tutto, portano via anche una lei che non puo' rimanere. E che quindi va altrove, perlappunto. Perche' lei e' troppo migliore di lui:

Sono stazioni tirreniche al sole
dove passano i treni direttissimi altrove.
E' un palmizio borghese accanto alla vasca vuota dei pesci,
rossi negli occhi.
E' un museo dell'estate, le gelaterie sconsacrate
sono i canarini gialli nella precisione delle finestre.
sono le epoche brusche delle maree da sentire coi piedi
sotto un cielo questo che vedi con gli occhi dei sandali blu.
Tu sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e allora vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
perchè sei, si sei quello che sei
ma comunque sei tanto più di me
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
verso stazioni tirreniche altrove dove passano i treni
direttissimi al sole ...altrove

L'ultima strofa ripetuta ad libitum su una chitarra in crescendo acidissimo, trascina l'ascoltatore veramente lontano, magari proprio sulle tracce della donna che se ne e' andata, in un tentativo di raggiungerla che viene frustrato dal secco stop della batteria, che determina la fine del brano.

 

Gli altri brani -forse- domani sera, che qua s'e' fatto anche troppa lunga la cosa :-)

 

 

Barney

 

 

 

Filed under  //   Gelaterie sconsacrate   Music   Virginiana Miller  
Posted May 24, 2012

L'angolo d'iccurturale: concerto dell'orchestra barocca "Modo Antiquo", diretta dal Maestro Federico Maria Sardelli

Ho assistito ieri sera al bel concerto dell'ensemble barocco "Modo Antiquo", un'orchestra attiva da quasi trent'anni sui palcoscenici di tutto il mondo, famosa per la restituzione fedele delle opere vivaldiane e per l'istrionicita' del suo direttore, che altri non e' se non il Maestro Federico Maria "Boria" Sardelli, poliedrico musicista specializzato in traversiere (il flauto traverso del sedicesimo secolo, tutto di legno), disegnatore, pittore, incisore e acclamato direttore, perlappunto, dell'orchestra da lui stesso formata nel lontano 1984.

Fms41

Il concerto, svolto come sempre con strumenti dell'epoca, ha visto l'orchestra impegnata nella restituzione di brani dai Concerti Grossi di Arcangelo Corelli (una delle specialita' dell'orchestra), dai Concerti Grossi di Franceso Geminiani, e un paio di composizioni di Francesco Barsanti, a coprire tutta la prima meta' del 1700 e ad omaggiare -attraverso gli ultimi due autori- la citta' che ospitava il concerto. 

9391

I venti elementi tra violini, viole (due), violoncelli (due), oboi (due), timpani, clavicembalo, tiorba e tromba (oltre a brani per traversiere suonati dallo stesso Sardelli) si amalgamano in modo perfetto, facendo risaltare nell'insieme le particolarita' sonore di ciascuno strumento: e' perfettamente identificabile anche all'orecchio del profano l'ingresso delle viole, o il sottofondo degli oboi quando sono suonati; le sonorita' metalliche del clavicembalo rincorrono e completano gli arpeggi della tiorba cosi' da rendere l'ascolto una esperienza veramente emozionante.

A completare il tutto la scenografica direzione di Federico "Boria" Sardelli, che ier sera sfoggiava dei fantastici pedalini color porpora cardinalizia su completo nero da serio direttore d'orchestra. I tre bis hanno reso onore all'interpretazione e soddisfatto il pubblico che se ne e' tornato a casa contento per la bella performance cui s'e' trovato ad assistere. 

Segnalo aggratis (ma vedrai che poi il Maestro scuce qualcosa...) la pubblicazione recentissima del nuovo CD dell'orchestra: Vivaldi New Discoveries II, e abbandono la pagina non prima d'aver linkato questo bel brano dal Concerto Grosso numero 4 di Corelli, eseguito magistralmente dall'orchestra Modo Antiquo e sporcato indelebilmente dal fermo immagine dei tre manfruiti presumo di Firenze che -chissa' come mai?- appestano il video. Ecco qua:

 

Barney

Filed under  //   Barocco   Modo Antiquo   Music   Sardelli  

Ricordo di Faber, parlando di cover e di crisi

Oggi sarebbe stato il settantaduesimo compleanno di Fabrizio de Andre'. Faber invece se ne e' andato in punta di piedi, dopo una feroce malattia, tredici anni fa, e se ne e' andato lasciando il paese orfano d'un cantore del suo tempo come pochi sono stati: cinico, feroce, visionario, poetico, romantico... Uno scrittore con una voce stupenda, piuttosto che un cantautore.

Di lui ci restano i suoi dischi -centellinati in quasi quarant'anni di carriera a ritmi che poco avevano a che spartire con lo star system, che richiede uscite se non semestrali almeno ad ogni Natale (cosi' la strenna e' bell'e che pronta)-, i suoi scritti e le magnifiche traduzioni di poesie e canzoni di artisti stranieri, da Brassens a Villon ed Edgard Lee Masters, da Leonard Cohen a Bob Dylan.

Ricordo, anni fa, ad un convegno in Spagna una signora canadese molto fricchettona che suonava e cantava (benissimo) le canzoni di Cohen. Una sera le dissi che in Italia c'era un cantautore che aveva rifatto "Giovanna d'arco" e "Suzanne". Lei chiese cosa cavolo aveva messo il tizio sulla musica di Suzanne (le parole sono infatti assai da scoppiati...) e io risposi che, semplicemente, aveva tradotto il testo. Con piu' o meno tutti i concetti e le parole dell'originale.

Esattamente come succede con "Via della poverta'", splendida ballata di Dylan che chiude uno dei suoi album piu' belli ("Highway 61 revisited", e non so se rendo...). Mi tocca mettere qua sotto i due testi, e le due versioni cantate perche' entrambe sono molto belle. E poi, in tempi di crisi economica, entrambe paiono adatte.

“Desolation Row”, © Bob Dylan

 They’re selling postcards of the hanging
They’re painting the passports brown
The beauty parlor is filled with sailors
The circus is in town
Here comes the blind commissioner
They’ve got him in a trance
One hand is tied to the tight-rope walker
The other is in his pants
And the riot squad they’re restless
They need somewhere to go
As Lady and I look out tonight
From Desolation Row

Cinderella, she seems so easy
“It takes one to know one,” she smiles
And puts her hands in her back pockets
Bette Davis style
And in comes Romeo, he’s moaning
“You Belong to Me I Believe”
And someone says, “You’re in the wrong place my friend
You better leave”
And the only sound that’s left
After the ambulances go
Is Cinderella sweeping up
On Desolation Row

Now the moon is almost hidden
The stars are beginning to hide
The fortune-telling lady
Has even taken all her things inside
All except for Cain and Abel
And the hunchback of Notre Dame
Everybody is making love
Or else expecting rain
And the Good Samaritan, he’s dressing
He’s getting ready for the show
He’s going to the carnival tonight
On Desolation Row

Now Ophelia, she’s ’neath the window
For her I feel so afraid
On her twenty-second birthday
She already is an old maid
To her, death is quite romantic
She wears an iron vest
Her profession’s her religion
Her sin is her lifelessness
And though her eyes are fixed upon
Noah’s great rainbow
She spends her time peeking
Into Desolation Row

Einstein, disguised as Robin Hood
With his memories in a trunk
Passed this way an hour ago
With his friend, a jealous monk
He looked so immaculately frightful
As he bummed a cigarette
Then he went off sniffing drainpipes
And reciting the alphabet
Now you would not think to look at him
But he was famous long ago
For playing the electric violin
On Desolation Row

Dr. Filth, he keeps his world
Inside of a leather cup
But all his sexless patients
They’re trying to blow it up
Now his nurse, some local loser
She’s in charge of the cyanide hole
And she also keeps the cards that read
“Have Mercy on His Soul”
They all play on pennywhistles
You can hear them blow
If you lean your head out far enough
From Desolation Row

Across the street they’ve nailed the curtains
They’re getting ready for the feast
The Phantom of the Opera
A perfect image of a priest
They’re spoonfeeding Casanova
To get him to feel more assured
Then they’ll kill him with self-confidence
After poisoning him with words
And the Phantom’s shouting to skinny girls
“Get Outa Here If You Don’t Know
Casanova is just being punished for going
To Desolation Row”

Now at midnight all the agents
And the superhuman crew
Come out and round up everyone
That knows more than they do
Then they bring them to the factory
Where the heart-attack machine
Is strapped across their shoulders
And then the kerosene
Is brought down from the castles
By insurance men who go
Check to see that nobody is escaping
To Desolation Row

Praise be to Nero’s Neptune
The Titanic sails at dawn
And everybody’s shouting
“Which Side Are You On?”
And Ezra Pound and T. S. Eliot
Fighting in the captain’s tower
While calypso singers laugh at them
And fishermen hold flowers
Between the windows of the sea
Where lovely mermaids flow
And nobody has to think too much
About Desolation Row

Yes, I received your letter yesterday
(About the time the doorknob broke)
When you asked how I was doing
Was that some kind of joke?
All these people that you mention
Yes, I know them, they’re quite lame
I had to rearrange their faces
And give them all another name
Right now I can’t read too good
Don’t send me no more letters, no
Not unless you mail them
From Desolation Row

 

 

 “Via della poverta’”, © de Andre’-De Gregori,

 

Il Salone di bellezza in fondo al vicolo
è affollatissimo di marinai
prova a chiedere a uno che ore sono
e ti risponderà "non l'ho saputo mai".
Le cartoline dell'impiccagione
sono in vendita a cento lire l'una
il commissario cieco dietro la stazione
per un indizio ti legge la sfortuna
e le forze dell'ordine irrequiete
cercano qualcosa che non va
mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera
su via della Povertà.

Cenerentola sembra così facile
ogni volta che sorride ti cattura
ricorda proprio Bette Davis
con le mani appoggiate alla cintura.
Arriva Romeo trafelato
e le grida "il mio amore sei tu"
ma qualcuno gli dice di andar via
e di non riprovarci più
e l'unico suono che rimane
quando l'ambulanza se ne va
è Cenerentola che spazza la strada
in via della Povertà.


Mentre l'alba sta uccidendo la luna
e le stelle si son quasi nascoste
la signora che legge la fortuna
se n'è andata in compagnia dell'oste.
Ad eccezione di Abele e di Caino
tutti quanti sono andati a far l'amore
aspettando che venga la pioggia
ad annacquare la gioia ed il dolore
e il Buon Samaritano
sta affilando la sua pietà
se ne andrà al Carnevale stasera
in via della Povertà.

I tre Re Magi sono disperati
Gesù Bambino è diventato vecchio
e Mister Hyde piange sconcertato
vedendo Jeckyll che ride nello specchio.
Ofelia è dietro la finestra
mai nessuno le ha detto che è bella
a soli ventidue anni
è già una vecchia zitella
la sua morte sarà molto romantica
trasformandosi in oro se ne andrà
per adesso cammina avanti e indietro
in via della Povertà.

Einstein travestito da ubriacone
ha nascosto i suoi appunti in un baule
è passato di qui un'ora fa
diretto verso l'ultima Thule,
sembrava così timido e impaurito
quando ha chiesto di fermarsi un po' qui
ma poi ha cominciato a fumare
e a recitare l'A B C
ed a vederlo tu non lo diresti mai
ma era famoso qualche tempo fa
per suonare il violino elettrico
in via della Povertà.

Ci si prepara per la grande festa
c'è qualcuno che comincia ad aver sete
il fantasma dell'opera
si è vestito in abiti da prete
sta ingozzando a viva forza Casanova
per punirlo della sua sensualità
lo ucciderà parlandogli d'amore
dopo averlo avvelenato di pietà
e mentre il fantasma grida
tre ragazze si son spogliate già
Casanova sta per essere violentato
in via della Povertà.

E bravo Nettuno mattacchione
il Titanic sta affondando nell'aurora
nelle scialuppe i posti letto sono tutti occupati
e il capitano grida "ce ne stanno ancora",
e Ezra Pound e Thomas Eliot
fanno a pugni nella torre di comando
i suonatori di calipso ridono di loro
mentre il cielo si sta allontanando
e affacciati alle loro finestre nel mare
tutti pescano mimose e lillà
e nessuno deve più preoccuparsi
di via della Povertà.

A mezzanotte in punto i poliziotti
fanno il loro solito lavoro
metton le manette intorno ai polsi
a quelli che ne sanno più di loro,
i prigionieri vengon trascinati
su un calvario improvvisato lì vicino
e il caporale Adolfo li ha avvisati
che passeranno tutti dal camino
e il vento ride forte
e nessuno riuscirà a ingannare il suo destino
in via della Povertà.

La tua lettera l'ho avuta proprio ieri
mi racconti tutto quel che fai
ma non essere ridicola
non chiedermi "come stai",
questa gente di cui mi vai parlando
è gente come tutti noi
non mi sembra che siano mostri
non mi sembra che siano eroi
e non mandarmi ancora tue notizie
nessuno ti risponderà
se insisti a spedirmi le tue lettere
da via della Povertà.

 

Ci sarebbe poi la versione punk (?!!!) dei "My Chemical Romance", che chiude "Watchmen" sui titoli di coda, ma vorrei evitare moccoli, e quindi chi la vuole sentire se la recuperi. A me fa ridere.

 

Barney

Filed under  //   Music  

Notizie inutilissime ma buone per invettive ad ampio spettro

Dopo lo sfrangimento di maroni del disco, che se uno non lo comperava che natale sarebbe stato? il fetido e inutile coro femminile (?????!!!!!!!) belga (su, dai... E' uno scherzo, vero?) Scala & Kolacny sta per sbarcare in Italia ad inizio marzo. Le date non le so e non le direi manco le sapessi, ma se ascoltate la radio vedrete che la notiziona vi tartassera' il cervello piu' volte all'ora.

Il mio interesse per questi guitti della -scusate- musica e' pari a zero, ma siccome anche loro hanno voluto copiare Vasco Bossi e coverizzare "Creep", non posso non mandare Scala & Kolacny affanculo, assieme alle ben duecento fanciulle che fan salire il Belgio al primissimo posto nella lista dei paesi da nuclearizzare pesantemente.

Dopo avere portato via tutta la loro birra, sia chiaro. Tanto, gente che ascolta Scala & Kolacny non ha alcun diritto su niente.

Via, sentiamoci i Radiohead, va'...

 

Barney

 

Filed under  //   uselessness   Music  

Kim il-Sung e' responsabile anche di questo!

Titolo politicamente scorrettissimo per presentare un quintetto di fisarmoniche (?!!) nordcoreane (!!!!!) che re-interpretano con brio, verve sbarazzina, incoscienza inconsapevole e due presine di sale grosso un classico del pop di serie "z" degli anni '80. Here it is!

Si: e' proprio "Take on me" degli a-ha in salsa oriental-romagnola, ma a mia discolpa posso dire che fa parte di un progetto multiculturale norvegese di cui si trova traccia, forse, qui e qui.

Ecco, ora posso anche chiudere.

 

Barney

Che Natale sarebbe, senza il fottutissimo disco di Skala e Kolacny?

Apprendo dalla radio (il medium mainstream di casa Panofsky, cosi' ho gia' mandato in vacca il post in mezza riga...) che per avere un Natale veramente splendido dovrei acquistare il disco di Skala e Kolacny.

Mai coverti, 'sti eccelsi e ignoti sbrindellatori di note musicali oltreche' -mi immagino- stracciatori di maroni senza anestesia, ma in sottofondo al refrain pubblicitario si sente un orrendo coro di voci bianche che canta "a capella" Viva la vida dei Coldplay in una maniera che mi spingerebbe piu' a comperare un AK-47 d'occasione e cercare questi Skala e Kolacny (uomini o bestie che siano) in Belgio (no, dico: ma quando mai in BELGIO s'e' sentito dire che fanno musica decente? Ecco...), raggrupparli assieme alle ragazze del loro coro e vedere di rifare "Stille Nacht" con accompagnamento calibro 7,62 e randelli di quercia.

Ma siamo tutti piu' buoni, a Natale, via!

Quindi, lasciamo pure al negozio il disco di Scazzo e Colite e le loro ragazzine passibili di attenzioni pedofile dai solerti preti belgi, e vediamo di consigliare qualcosa di veramente divertente. E di addirittura gratis, incredibile dictu. E partiamo citando un gruppo che in molti (io, l'omino del mio cervello e un altro paio a caso) ricorderanno: i Fugazi. I Fugazi sono -erano?- un gruppo indie rock post punk che prende il nome da un acronimo militare che i Marines USA usavano durante la guerra del Vietman: "Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In", il cui significato tradotto semplicisticamente e': "Siamo nella cacca sino all'attaccatura dei capelli".

I Fugazi sono stati una delle prime band punk-hardcore merregane, e non hanno mai inclin- sottosta-  non si sono mai piegati alle major del disco, preferendo rimanere un fenomeno di culto per pochi adepti piuttosto che diventare i Green Day prima della nascita dei Green Day. Gente di sanissimi principii e di solidissimo rock, come testimonia questo pezzullo live qua sotto:

Scusate i ragazzi per il suono sporco e la bassissima qualita' degli ampli, ma l'energia che trasuda da ogni secondo di questo brano e' raggiungibile da Legadue e Vasco Bossi solo se al posto loro suonassero i Who, giusto per mettere i puntini sulle "i".

Ma cosa c'entrano i Fugazi con Scampia e Collecchio? Oh, calmini che c'arrivo, su! Allora, c'e' un gruppo, o crew, o mandria di rappettari che si chiama "Wu-Tang Clan". Roba da negroni di tre metri con il radiolone sulla groppa e lo "Yo, brotha!" sempre sulle labbra. Ecco, 'sti scoppiati qua hanno dato vita all'incrocio genetico Wugazi, che unisce il rap dei Wu-Tang con l'hardcore dei Fugazi.

Il risultato e' assolutamente godibile, altro che la puttanata del disco "Skala e Coppia di tre" che mi pubblicizzano alla radio! E soprattutto, non si compra: si scarica gratuitamente da qui.

Buon Natale!

 

Barney

Filed under  //   Music   liga me lo lega   tettecculierockenroll   vasco me lo puppa