Panofsky's version

A totally unnecessary Blog

Oggi ho avuto paura

Ma prima ho avuto solo tempo per lo stupore, l'incredulita', la ricerca dei motivi di quel che e' successo.

Molto succintamente, i fatti. Ero con E., la sorella di Mrs. Panofski su un furgone, qui:

Bolzaneto
E' l'uscita Bolzaneto a Genova. Non e' importante perche' fossi li', ne' l'ora (saranno state le due del pomeriggio), ne' cosa contenesse il furgone (nulla che valesse piu' di 50 Euro). Io guidavo e venivamo dalla strada in basso a sinistra. Il segnaposto indica la posizione finale del furgone, al momento dei fatti.

I fatti, dunque.

Venivamo dal casello (lo si vede in alto a destra), perche' avevamo sbagliato strada e dovevamo rientrare in autostrada. Ho visto il distributore chiuso (il segnaposto e' nell'area del distributore, quella costruzione bianca a "1"), ho messo la freccia e impegnato -come si dice nelle scuole guida- la mezzeria della strada. Andavo forse a 5 km all'ora quando mi ha superato, clacsonando a mille, un'auto arrivata da chissa' dove. Non l'ho francamente vista negli specchietti, ma penso sia arrivata dopo avere fatto la rotonda che si intuisce proprio al limite sinistro dell'immagine con due ruote sollevate, a settanta-ottanta all'ora.

La macchina ci supera, quindi, e si piazza esattamente nel punto del segnaposto, con stridore di gomme e sbattimento di porte. Ne escono tre persone: una ragazza che stara' discosta per tutto il tempo, di cui posso dire nulla, e due uomini con evidente aria da guerra termonucleare globale. Capisco subito che non e' aria, e alzo le mani chiedendo scusa (di cosa? DI avere effettuato una manovra corretta?). Il guidatore e' in trance, urla e bestemmia, corre verso il furgone e cerca di aprire la mia portiera. L'intento non e' quello di stringermi la mano, me lo fan capire la sua faccia e -soprattutto- le manate e i cazzotti che riserva al vetro quando scopre che lo sportello e' chiuso con la sicura.

L'altro occupante della macchina, il terzo, se ne sta un po' in disparte ma noto immediatamente che ha una felpa con cappuccio calato in testa, e una sciarpa legata sul viso a tenere scoperti solo gli occhi. Tutti noi andiamo in giro conciati cosi', no?

E. e' allibita come me, ma ha la prontezza di spirito di suggerirmi di ripartire. Cosa che faccio, passando sotto la tettoia del distributore e fermandomi all'uscita superiore.

Nel frattempo i tre della macchina si sono avvicinati al loro mezzo, e ci osservano mezzi dentro e mezzi fuori dall'auto.

C'e' da decidere cosa fare: noi dobbiamo riprendere l'autostrada, e per fare questo dobbiamo passare davanti alle bestie di prima. Parto, e appena la mia direzione e' chiara i due animali maschi raccattano della roba nella loro macchina e si dirigono verso la strada, ad intercettarci. Io accelero, e supero il luogo della prima aggressione mentre i due, con una certa difficolta, alzano due discrete pietre (entrambi debbono usare due mani per farlo), prendono la rincorsa e lanciano verso di noi. Ci centrano, io sento le botte sul tetto e sulla fiancata, ma i vetri non sono stati colpiti e adesso l'unica priorita' e' quella di mettere piu' strada possibile tra noi e loro. Non ho intenzione di fermarmi a verificare i danni, e velocemente imbocchiamo di nuovo l'autostrada.

Ci mettiamo un quarto d'ora per assimilare quel che c'era successo, e una rapida sosta ad una piazzola ci permette di verificare che il furgone, adesso, ha tre bei bozzi nuovi.

Foto
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Per tutto il viaggio di ritorno abbiamo cercato di capire cosa abbia potuto scatenare questa esplosione di rabbia idiota, ma non ci siam riusciti. Ho controllato, e la strada non aveva divieti di svolta a sinistra, ne' doppie strisce continue a vietare la svolta verso il distributore. Ero fermo in mezzo alla strada, e sicuramente avevo la freccia attivata. Ma anche nel caso avessi fatto chissa' cosa, una reazione cosi', da animali idrofobi, non l'avevo mai vista. Neanche E., che pure sta a Roma... Ah, non so se v'e' sfuggito il particolare che le pietre (o i mattoni) li avevano in macchina, le bestie. L'area -lo si vede bene dalla foto di Google Earth- e' tutta asfaltata.

Solo a un certo punto ho notato quanto fosse vicino al finestrino uno dei bozzi. E vi assicuro che se l'avesse preso, le conseguenze sarebbero state catastrofiche per E., che stava da quella parte.

La conclusione della storia e' stata una chiamata ad un amico poliziotto, il quale ha suggerito di procedere con la denuncia verso ignoti, ma ha pure detto che in assenza di testimoni, di foto e di numeri di targa, non v'e' alcuna speranza di beccare le bestie. Si, perche' nella concitazione, nell'increduilta' di quel che stava succedendo e nel clima di paura che ci ha preso, non abbiam pensato a segnarci i numeri di targa dell'auto. Mi pare comprensibile, tutto sommato...

Alla fine, m'e' rimasto un senso di stupefazione massima, e l'idea che il collega FD che sta terminando la pratica per il porto d'armi, allo scopo di dotarsi di Glock 9mm, non sia del tutto nel torto, anzi.

Barney

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(E)-Cats are on the floor

Gatti normali, se mi passate l'understatement. Bestie di dubbio pedigree e per questo ben piazzate nell'agone dell'esistenza e -ahinoi- nelle quattro mura del nostro appartamento. Artigli e zanne da piccole jene (no te preocupe, non metto gli Afterhours, giuro!), sguardo fiero e attento... sei chili la femmina, sei chili e mezzo il maschio... insomma: Cindy e Cagliostro nello splendore del bianco e nero.

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Non i micini carini di faccialibro, ma roba reale.

 

 

Barney

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Vinili dal passato

La settimana canonica che passo con i figli nella casa di montagna dei miei comporta una serie di cose da fare piu' o meno standard:

  • la partita di basket alla morte, in un campetto in quota;
  • la rilettura di molti dei miei vecchi fumetti, che occupano quasi un intero piano della casa;
  • pantagrueliche mangiate di qualsiasi cosa (animale o vegetale)  si possa cuocere sulla brace;
  • il riascolto di alcuni miei 33 giri, che sono poi i vinili del titolo.

Ecco: lassu' c'e' parecchia discografia dei Pink Floyd, molti Doors, un po' di Springsteen, e  due dischi che mi piacciono particolarmente: "Sandinista!" dei Clash, e "Blood on the tracks" di Bob Dylan. 

Di "Sandinista!", del 1980, non so piu' cosa dire, se non che e' un disco cosi' pieno di roba che non averlo mai ascoltato e' un crimine: i tre LP (o i due CD, oggi) contengono in pratica tutti i generi della musica moderna piu' arrangiamenti classicheggianti (c'e' ad esempio "Rebel Waltz", che e' proprio un valzer classico),  uno dei primissimi brani rap "bianchi" (il brano d'apertura del disco, "The magnificent seven"), e "Career opportunities", brano gia' presente nel primo disco dei Clash, ma stavolta cantata da bambini (?!!!). Qua sotto c'e' "Police on my back":

Ridotta

"Blood on the tracks" e' addirittura di cinque anni prima. E' un disco indispensabile come il precedente, e rappresenta a mio avviso uno dei migliori di Dylan, quasi al livello di "Highway 61 revisited" che e' universalmente riconoasciuto essere un capolavoro assoluto. Ma pure "Blood on the tracks" si difende, con tanto blues e un "lato 2" dirompente: da "Meet me in the morning" alla lunghissima "Lily, Rosemary and the Jack of Hearts" (pare che dalla storia narrata nella canzone si sia cercato per ben due volte di tirar fuori un film...), alla allucinata e splendida "Shelter from the storm", passando per "If you see her, say hello", che pur essendo una canzone d'amore triste riesce a risultare -alla fine- positiva.

Lascio cantare non Dylan ma Jeff Buckley, che rende "If you see her, say hello" ancora piu' straziante:

 

Barney

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Diciotto

La prima fila e' di tre, interi.
Si inizia da un lato, si mette un po' di cemento, e si posano i mattoni.
La seconda fila prevede due mattoni interi e due mezzi, messi ai lati, cosi' da sfalsare i blocchi e assicurare una tenuta migliore.
La terza fila ripete l'impianto della prima, e si va su su sino all'ultima.
In genere l'ultima non permette l'inserimento d'un mattone intero, e allora si deve procedere a spezzarlo nella parte forata, per abbassarlo di quanto necessario a chiudere in alto l'ultima luce.

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Pezzi di mattone sono utili a chiudere i fori rimasti qua e la, poi l'ennesimo secchio di cemento che il manovale porta al piccolo muratore viene utilizzato per intonacare la parete appena terminata.

Diciotto mattoni disposti in sei file di tre, alcuni interi, altri ammezzati.
Poi, uno strato liscio e grigio di cemento a rifinire.

Sopra, un cartello provvisorio fermato ai bordi da quattro palettate residue di cemento ci ricorda che li' dietro, dentro il loculo, c'e' Paola.

Quando mi chiamano per andare a prendere il treno e venire in trasferta a Roma mi prendo due minuti per piangere, voltato verso un loculo vuoto in un angolo, in questo cimitero triste e pieno di Marie e Luigi, nati nel 1932 o nel 1944, e morti nel 2010 o 2011.

Ma c'e' la macchina fuori che ci aspetta; appena il tempo di salutare il marito e poi di corsa alla stazione.

Noi, che possiamo permetterci il lusso di vivere.


Barney

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Posted July 17, 2012

...

Quando succedono certe cose, non sai mai se parlarne -o scriverne- sia una scelta corretta. In genere faccio quello che mi sembra meglio, e quindi scrivo, poco ma scrivo.

E' morta Paola, oggi.

Collega ed amica solo di qualche mese piu' giovane di me, lottava da tre anni -con alterne fortune- contro un tumore che sembrava debellato e invece e' tornato fuori piu' bastardo di prima. Ha continuato a lavorare anche quando l'hanno ricoverata in isolamento, all'ospedale. La chiamavo quasi ogni giorno, soprattutto per sentire come stava ma anche per confrontarmi con lei su questioni di lavoro che erano di sua responsabilita' e che in qualche modo dovevano essere portate avanti. A volte rispondeva, a volte no.

Era quasi un mese che non la sentivo, l'altra mattina ho riprovato a chiamarla e incredibilmente il cellulare s'e' attivato. Credo fosse lei o qualche infermiere che ha spento subito, ho avuto solo il tempo di ascoltare i rumori di fondo di un ospedale: i bip delle macchine, il leggero chiacchiericcio, i passi ritmati... 

A fine marzo scorso ha chiuso felicemente uno dei suoi ultimi progetti, presiedendo la riunione finale con la professionalita' di sempre. Un mese e mezzo fa mi chiese di sostituirla in un altra riunione, a luglio. Richiesta nemmeno discussa, non c'era bisogno che mi chiedesse di farlo: mi sarei proposto autonomamente.

Lascia in eredita' al suo gruppo di giovani ingegneri scapestrati ma bravissimi una serie di progetti bene avviati, e li priva di una guida importante. Lascia (ma perche' poi si dice "lascia"? Sembra che chi muore abbia la colpa di abbandonare chi sopravvive...) anche una famiglia che spero ce la faccia ad andare avanti anche senza una moglie e una mamma di gran cuore.

Per quel che mi riguarda, cerchero' di non dimenticarla.

 

Barney

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Posted July 14, 2012

Peretola e' il piu' schifoso aeroporto dell'Universo. E prova a dire di no, ovvia!

Sono di ritorno da un blitzkrieg di tre giorni in Cruccolandia, a Wiesbaden, dove sono stato per una Conferenza.
Per problemi di orari e di giorni di partenza ed arrivo obbligati, son dovuto partire dal ridicolo aeroporto (?!!) di Firenze Peretola, che alla partenza e all'arrivo ha dato -ce ne fosse stato bisogno- ulteriore prova della sua assoluta inutilita' e ridicolaggine. Vabbe' che siamo in Italia, ma competere con il Burkina Faso in fatto di infrastrutture non e' il massimo della vita, no?

Vado quindi a sostanziare il mio assoluto disprezzo per lo scalo fiorentino, apportando dati di fatto ed esperienze personali.

  1. L'accesso all'aeroporto, posto all'uscita dell'autostrada, e' in pratica possibile solo in automobile. Puo' sembrare ganzo -almeno per chi si sposta con la macchina-, ma l'accesso motorizzato e' accoppiato ad una...
  2. Assoluta insufficienza di posti di parcheggio. Stanno facendo dei lavori, e meta' dei posti e' inagibile, maanche quando tutto e' completamente operativo trovare un posto e' quasi impossibile.
  3. Pista ridicolmente corta, e sto usando un eufemismo. Si decolla dando tutta manetta e, CONTEMPORANEAMENTE, frenando allo spasimo finche' i ferodi non fumano, poi si lascia il freno e si spera in qualche divinita' Zulu. Ovviamente, aerei piu' grandi di un Airbus A319 non possono decollare da Peretola, ne' tantomeno atterrarci.
  4. Pista ridicolmente piazzata: a sud confina con l'autostrada, a nord con le montagne. Va da se che si decolla e si atterra SOLO da sud verso nord. E va da se che ogni tanto qualcuno fa un decollo lungo, o un atterraggio corto, sulla A11.
  5. Pista ridicola tout court: e' l'unico caso al mondo di pista di aeroporto con la ROTONDA alla fine per tornare indietro. La rotonda viene usata anche come pista di attesa per gli aerei in coda per decollare.
  6. Servizi inesistenti: UN solo bar, dopo il controllo di sicurezza, che pratica prezzi da denuncia penale, ha sempre UNA sola cassa aperta, e tutto il personale andrebbe deportato in Russia per fargli imparare SIA la buona creanza, SIA l'inglese [1].
  7. Servizi inesistenti 2: non c'e' una linea di autobus-un tram-un qualsiasi mezzo pubblico che ti porti dall'aeroporto al centro della citta': devi andare con i taxi. L'opzione "proviamo ad andare a piedi?" e' altresi' vietata (dovresti attraversare l'autostrada...).
  8. I taxi sono i piu' cari del mondo. Siamo in Italia, e in una situazione di monopolio obbligato i monopolisti uccidono il cliente con tariffe da bordello amburghese in stagione di Oktoberfest. I tassisti di Peretola non fanno certo eccezione: per un tragitto che sara' di cinque chilometri espongono una tabella che gli permette di chiedere legalmente VENTI fottutissimi Euro per la corsa, PIU' UN Euro per ogni valigia, PIU' TRE Euro di diritto di chiamata. E vaffanculo, caro strozzino tassista di Firenze: avessi avuto qualche dubbio sul fatto di ritornarci, me l'hai levato.
  9. La zona di imbarco e' piccola, e se -come domenica scorsa- ci sono dei ritardi per piu' di un volo, si crea una calca impossibile con persone accampate in terra che nemmeno a Calcutta. Devo aggiungere che in quelle condizioni l'aria condizionata e' efficace come il massaggio cardiaco sulla mummia di Tutankamon? 
  10. Ho purtroppo volato parecchie volte da Peretola, e SEMPRE mi sono imbattutto, prima della zona dei controlli di sicurezza, nella giovane precaria che cerca di venderti una stracazzo di carta di credito, SEMPRE DIVERSA da un volo all'altro, e SEMPRE magicamente agganciata alla compagnia che quel giorno tu userai. Chi dice che i lavavetri ai semafori sono molesti non ha mai dovuto toglersi di torno queste tizie qua.
  11. Last but not least: non sembra credibile, ma vi assicuro che la probabilita' che un volo x scelto a caso in partenza da Peretola faccia ritardo e' pari al 100%. E dire che quello dovrebbe essere un aeroporto business...


Barney


[1]: esempio di domenica pomeriggio: ero in fila, una signora inglese chiede qualcosa alla barista, che risponde in italiano "le 17 e 35", poi -siccome m'ero girato- mi chiede se la posso aiutare. Ci provo, e chiedo alla signora di cosa ha bisogno. Lei mi dice che voleva solo sapere a che ora chiude il bar. Io faccio la domanda alla barista, che mi risponde: "Alle otto, o forse alle nove". La mia traduzione alla signora inglese la fa molto ridere, per quell'aria di incertezza che riusciamo a dare in tutte le situazioni.

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Different seasons: summer (better: summer's end)

Due foto da una delle ultime uscite marinare dell'anno.

Location: Torre del Lago, spiaggia della Lecciona, ieri nel tardo pomeriggio. Cast: io, Mrs. Panofski, Greta.

Gabbianibn

 

Sunset

 

Barney

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E poi venne il silenzio

Video Rai.TV - Documentari - E poi venne il silenzio

Il 12 agosto ricorreva il 67° anniversario della strage di Sant'Anna di Stazzema. Noi c'eravamo, come tutti gli anni, a commemorare -tra le altre 559 vittime- la mamma di mio suocero.

Il link sopra e' per la visione in streaming (legale) di "E poi venne il silenzio", docu-drama di Irish Braschi sull'avvenimento. Partecipa per pochi secondi anche Saverio, che interpreta il nonno da bambino.

Ricordare e' un dovere.

Barney

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PubblicitĂ : Gruppo Pallonisti Dopolavoro Aziendale

Spesso mi trovo in difficolta' quando devo spiegare cosa fanno gli ingegneri dell'azienda dove lavoro. Si, l'ambito e' quello aerospaziale, ma vai a spiegare al bar che cosa e' un HET:

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Figura 1: HT-400 (Em1) firing in IV4 vacuum chamber, (C) Alta SpA 2011

Oppure come interagiscono plasma e campo magnetico in un flusso ipersonico:

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Figura 2: MHD effect in a Mach 6 flow over a cone in a weakly ionized argon plasma flow, (C) Alta SpA 2011

Ecco, robe cosi', insomma. Che non interessano nessuno, anche se -bisogna ammetterlo- fanno la loro bella figura.Tanto che anche Mrs. Panofski, passata in casuale visita una settimana fa, e' uscita assai impressionata.

Invece oggi, finalmente, posso interessare un po' di gente, facendo vedere cosa viene fatto durante il tempo libero da qualcuno degli ingegneri di cui sopra. Vi invito a visitare il sito "A sight from the sky", messo on line oggi dopo -posso vantarmente tranquillamente- un mio martellamento durato piu' d'un mese. Vi aspetta la cronaca di un viaggio di poche decine di chilometri, ma in una direzione non usuale. Ed immagini e filmati come questa qua:

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Figura 3: La Terra vista da 27.000 metri di quota. Sono riconoscibili -nella parte alta- il lago di Bolsena e il Trasimeno. (C) J.E.E.G. Team

 

Barney

 

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Posted July 29, 2011

Servizi sociali: date una carezza ai vostri baNbini, stasera...

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... o un calcio nel culo, come canta Simone Lenzi.
Ma -carezza o calcio in culo che sia- non mancate di far loro vedere il grafico qua sopra.

Grafico che certifica come non avessi poi cannato del tutto i miei studi, e soprattutto come il figlio maggiore mio e di Mrs. Panofsky deve avere degli ottimi informatori, perche' da un paio di settimane ci dice che fara' Medicina e Chirurgia, all'Universita'...

Barney

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Posted July 23, 2011

Re Lucertola

Quarant'anni fa ieri moriva uno dei geni della cultura moderna. Moriva a Parigi dopo una effimera ma luminosissima carrriera di poeta, scrittore, disegnatore e -soprattutto- frontman di un gruppo rock che ha scritto la storia della musica psichedelica e non solo: i Doors.

Potete far partire la poesia qua sopra, declamata da James Douglas su un tappeto musicale che mixa "The End" con l'"Adagio" di Albinoni, e ripensare a quando -in uno dei vostri primi viaggi a Parigi- avete visitato la tomba di Morrison al Père-Lachaise.

E vi avete trovato fiori e lumini nuovi, come sempre. E giovani fricchettoni che si facevano una canna sul grigio cemento, guardando il busto del defunto colorato da innumerevoli mani nel corso degli anni. Potete far questo, o fidarvi di me. Che sulla sua tomba -non per pietas religiosa, ma per sincera e totale ammirazione artistica- son passato ben due volte. E che in quelle due visite ha ricordato la bellezza abbagliante del Re Lucertola, e le stupende canzoni che ci ha lasciato. Una -immancabile nella mia adolescenza- e' questa, rifatta da millanta artisti (no, cazzo: Blasco non l'ha mai fatta. E infatti ho detto artisti), ma mai come la cantava Jim, e introdotta dall'indimenticabile annuncio dello speaker: "Ladies and gentlemen! From Los Angeles, California... The Doors!":

 

Barney

 

 

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Posted July 4, 2011

Germania-Marocco uno a zero

Domani iniziano gli esami di maturita', e come tutti gli anni mi ritorna in mente il mio esame, che mi regalo' -venticinque anni fa...- i miei secondi quindici minuti di notorieta'. S'era, anche a quei tempi, alla fine di giugno, ed era il giugno 1986. Anno di Mondiali di calcio, in Messico. Giocati da una nazionale italiana "bastarda", un incrocio contronatura tra i campioni di Spagna 1982 e la bella nazionale Under 21 di Vicini. Come tutte le chimere, si dimostro' una brutta squadra, meglio sicuramente di quella dell'anno scorso, ma poco guardabile e con un gioco inconcludente.

Si da' il caso, comunque, che la sera prima del tema di italiano ci fosse l'ottavo di finale tra l'Italia e gli odiati cugini francesi, che a quei tempi le rimediavano sempre dagli azzurri. Quell'anno pero' c'era Platini che giocava da vero re, e nessuno avebbe scommesso dieci lire sulla nostra nazionale. Per effetto del fuso orario le partite si giocavano a notte inoltrata, e Francia-Italia mi pare fini' verso mezzanotte. Con la sonora e giustissima sconfitta degli azzurri per due a zero. Gol di Platini e un altro a caso dei galletti, e Italia a casa.

La mattina dopo inizia quindi la mia maturita', col tema di italiano di cui non ricordo nulla se non che lo feci semibendato e  con una mano legata dietro la schiena (non credo d'avere mai preso un voto inferiore al sette in tutta la mia carriera scolastica, per un tema). Finii abbondantemente prima del tempo concessoci, e mi misi addirittura a rileggere la brutta e a ricopiare il tema in bella. Cosa che penso d'aver fatto tre volte in vita mia (lo sapete: di secondo nome faccio "Boria"...). Bene, a un certo punto mi ruppi di stare li a fare ammuina, radunai tutti i fogli, presi le mie carabattole e dopo avere consegnato il tema me ne uscii, non senza avere prima rassicurato il membro interno (la mia prof di Filosofia) che non c'era alcun problema, avevo fatto quel che dovevo e fossi rimasto anche altre due ore li' dentro non avrei aggiunto niente a cio' che gia' avevo scritto. Ero ovviamente il primo ad uscire, ed ero assolutamente solo per le scale che portavano all'uscita. Mentre mi dirigevo verso la moto, mi avvicina una mia amica, che faceva ai tempi la praticante giornalista. Era stata mandata a fare il pezzo classico sull'esame, al liceo che pure lei aveva frequentato qualche anno prima. Mi vede, e mi intervista (non essendoci altri studenti in giro, non e' che avesse tutta quella scelta...). Mi fece le domande classiche "Come erano le tracce? Quale hai scelto? Come l'hai svolta? Eri teso, stamani?" e via cosi' di robe che andavano in automatico: una domanda scontata, una risposta da manuale.

Poi, alla fine, la giornalista estrasse dal cappello la domanda che genero' la risposta che mi rese famoso per due o tre menutini, il giorno dopo (alla fiera dell'Est che al mercato mio padre compro', peraltro). E che, soprattutto, si trasformo' nel titolo a tutta pagina del servizio in cronaca locale.

La domanda, chiaramente, fu: "Ma ieri sera, l'hai vista la partita dell'Italia?" Ecco la mia risposta, assolutamente candida e sincera: "Certo, e ho visto anche Germania-Marocco". Per la cronaca mentre non ricordo quasi nulla della partita della nostra nazionale -a parte il gol di Platini-, ho la vivida memoria di un Marocco derubato dai crucchi che vinsero per uno a zero con golasso di Mattheus a una manciata di minuti dalla fine. La partita dei tedeschi inizio' subito dopo quella dell'Italia, e sospetto sia finita verso le due del mattino.

In ogni caso, il titolo a nove colonne fu "Ho visto anche Germania-Marocco". Che non fu male, per un pezzo che parlava di maturita' scientifica...

 

Barney

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Posted June 22, 2011

24 (-6)

C'e' quel serial che non ho capito bene di cosa parli, in cui succede tutto in un giorno... quello con -credo- Denzel Washington. Ecco, ieri io ho fatto quasi meglio. Di seguito la scenografia vera della giornata.


4.55:    Sveglia, doccia, barba e colazione. Vestizione comprensiva di cravatta con doppio nodo fatto al buio. Venuto benino. Uscita di casa. Recupero bici e pedalata con direzione stazione.
5.30:    Arrivo in stazione. Tutto buio, biglietteria chiusa, giornalaio chiuso. E' il 1 Marzo, e il mio abbonamento e' scaduto. Armeggio con l'unica macchinetta automatica in funzione e, dopo avere esplorato tutte le mie tasche, recupero finalmente i due Euro e 40 spiccioli necessari per il biglietto.
5.40:    Partenza per Pisa. Sul treno da otto vagoni siamo credo in tre piu' capotreno e macchinista.
6.10:    Arrivo a Pisa. Corsa verso il piazzale antistante la stazione, dove il mio collega mi aspetta in macchina.
6.25:    Arrivo all'aeroporto di Pisa. Controllo sicurezza passato in scioltezza, acquisto di giornale e caffe' e imbarco sul volo per Fiumicino delle sette.
8.10:    A Roma. Di corsa verso la zona transito di Fiumicino, dopo avere controllato il gate di imbarco per il successivo volo verso Bruxelles. Arriviamo davanti al gate con ben 20 minuti di anticipo.
8.45:    Imbarco tramite finger. Ci sediamo, e un ragazzo poco piu' che ventenne vuole far spostare me e il mio collega perche' i posti sono -secondo lui- assegnati a lui e alla sua bella. Il mio collega con un rapido controllo dei biglietti fa notare al povero tapino che quel volo NON VA A MADRID come vorrebbe lui. I due escono di corsa dall'Airbus, fendendo a colpi di trolley la folla entrante. Ewwiwa la sicurezza, ewwiwa i controlli.
11.20:    Sbarco al National di Bruxelles. Veloce corso di Orientereeing Bestemmiato (una specialita' sportiva toscana, in cui la Madonna e qualche santo soccorrono il tapino sperduto) per individuare la stazione ferroviaria, e coda per l'acquisto di due biglietti A/R per la Gare du Nord.  Da notare che il bigliettaio belga riesce a battere, come flemma e tempo perso, qualsiasi altro bigliettaio del mondo, compreso un napoletano intento a scegliere i numeri del lotto. Prendiamo il treno per il rotto della cuffia.
11.50:    Arrivo alla Gare du Nord. Sbarco, e ricerca del palazzo nel quale abbiamo la riunione. RIcerca conclusa dopo aver chiesto a 4 persone ed avere ottenuto almeno tre differenti indicazioni di dove si trovasse la piazza cercata.
12.10:    Individuazione del palazzo, e riconoscimento di un amico che -casualmente- si trovava pure lui da quelle parti. Convenevoli e saluti. Ingresso nel palazzone vetrato con enorme giardino d'inverno. Alla faccia del risparmio energetico.
12.30:    Rilascio di adesivi di riconoscimento con RFID. Il nostro anfitrione ci accoglie in ufficio. Iniziamo la discussione.
13.00:    Pausa pranzo. L'anfitrione m'aveva avvertito: "Non t'aspettare nulla dalla nostra cafeteria interna... Sopravviveremo, comunque". Aveva ragione. Sopravvivo ad una Moussaka precotta e ad un decente espresso. Illy.
13.30:    Riprendiamo il meeting, che si chiude con onore alle 16.
16.20:    Oramai padroni della toponomastica della citta', arriviamo diretti alla Gare du Nord, da dove prendiamo la navetta espresso per il National.
17.00:    Gia' checkin-ati, ci rendiamo finalmente conto che non abbiamo ancora mangiato come si deve. Assalto al Wing tips, una sorta di grill gestito da Autogrill (perlappunto...). Goulash e Leffe Brune per me, con contorno di patate al forno. Tutto spazzolato in mezz'oretta scarsa, a dare la cifra della fame che avevamo.
18.25:    Partenza per Roma, volo tranquillo ma sovraffollato.
20.20:    A Fiumicino individuiamo il gate per il volo di ritorno, e becco casualmente il cugino di mia moglie, di ritorno da Barcellona. Mi offre il viaggio di ritorno dall'aeroporto a casa in auto, e risparmia a mia moglie la fatica di venir lei all'aeroporto.
21.40:    Partiamo da Fiumicino in perfetto orario. Alitalia, pero', ci avverte che non ci abbeverera', stasera: brutto tempo e volo troppo breve. Traduzione: non ne han voglia. Il volo infatti e' liscio come l'olio.
22.20:    Atterraggio a Pisa. Chiaramente, a 500 metri dal terminal, che si raggiungera' col solito autobus.
23.30:    A casa.

Tutto in meno di diciannove ore. Non male...

 

Barney

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Posted March 3, 2011

Time Compression

Siamo di ritorno dal cenone di fine anno, e -ieri- da una gita di tre giorni a Roma. Per quel che riguarda il cenone, nulla da segnalare se non il fatto che ho finito praticamente da solo un ottimo panettone, e che non capisco l'ottimismo che circola. Forse la gente pensa che l'onda non arrivi... Mah.

Per quel che riguarda Roma, e' stata come sempre una bella esperienza, e una sfacchinata mostruosa nello stesso tempo, e cosi' giustifichiamo il titolo del post. Siamo riusciti a visitare "a caso" il centro il primo giorno, con fermata obbligatoria alla libreria Fanucci (quella "storica" di Piazza Madama) e -prima- alla Fandango Incontro che ospita la bella mostra "Paz e Pert" (che ho imposto come tappa obbligata per la giornata. Bella mostra, ma tutte le volte che penso che Paz s'e' ammazzato mi incazzo come un picchio).

Il secondo giorno siamo invece partiti per visitare la GNAM, e ci siamo trovati al MACRO, museo consigliato a tutti sia per la bellezza architettonica del luogo (la ex fabbrica Peroni ristrutturata benissimo), sia per le opere esposte (da non perdere, fino al 16 gennaio, la geniale "Treccani sottolio"), sia, infine, per la localizzazione nella citta' (siamo a un tiro di schioppo da Termini, nella zona famisissima -in questi giorni- di via dei Villini, in cui ci sono alcune tra le piu' belle ville Liberty di Roma). La sera, lasciata la consorte ad assistere ad un balletto di Roland Petit all'Opera, ho trovato il modo di non morire assiderato assistendo assieme ai figlioli alla proiezione di "Porco Rosso" al Cinema dei Piccoli di Villa Borghese. Grandissimo film, di un grande regista, arrivato in Italia con quasi venti anni di ritardo rispetto al resto del mondo.

Porco_rosso_dvd1

A segnare la differenza tra noi e gli altri: esattamente vent'anni di ritardo...

 

 

Barney

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Cose fuori posto

Sto leggendo un libro della moglie di un mio collega. Una ricercatrice universitaria in ambito scientifico (teorico), che ha scritto un'opera divulgativa divisa in brevi e ficcanti capitoli su argomenti che sono il suo pane quotidiano. E' un libro scorrevole, scritto bene, che appassiona all'argomento, ma ha una pecca che ho già segnalato al marito della scrittrice: è inopinatamente e -a mio avviso- inutilmente anti-berlusconiano.

Ora, capiamoci: è del tutto legittimo essere contro Silvio, non ne faccio una questione di lesa maestà. E' che però in un contesto di divulgazione scientifica, in cui si parla attraverso metafore ed esempi concreti di cose astruse, Berlusconi proprio non c'entra per niente. Anzi: rende il tutto meno scorrevole, e porge il destro a critiche "da destra". Il marito ha sminuito la cosa, dicendo che in realtà la cosa è evidente solo in un capitolo. Io -senza alcuno sforzo- sono riuscito a trovare evidenti segni in almeno altri due capitoli, in cui escono Piersilvi, Noemi, D'Addarie e via andare.

Debbo prima o poi chiedere alla scrittrice cosa ci incastra Silvio con la teoria dei nodi. Secondo me, nulla di nulla, ma posso sbagliarmi...

 

BP

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