Panofsky's version

A totally unnecessary Blog

Una idea brillante

La simpatica mamma blogger americana Sunny Chanel ha avuto una idea niente male, e la cavalca con piglio brillante. Ha coinvolto sua figlia seienne in una serie di attivita' che diventano, c'era da immaginarselo, "fatte da mia figlia di sei anni".

L'ho scoperta con questa serie di post: sua figlia che giudica il contenuto di un libro dalla copertina.

Ne viene fuori roba come questo tentativo di esegesi di "Animal farm" di George Orwell in questa bella edizione:

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Ecco come la piccola descrive il contenuto del libro basandosi su quel che vede "fuori":

"It looks like a book for kids. I think it’s about a donkey and a pig that do not like each other and they both live on a farm for animals. The same farm. It looks like it would be a funny book with a good really nice ending. "

 

Ma pure "Fahrenheit 451" gli e' venuto bene, ispirato al punto giusto da una cover molto drammatica:

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La descrizione:

“I think this is about a gigantic robot who goes on fire and he doesn’t like himself. It has a sad ending. It looks like a book for teens. The title means fire, a really really really big fire since the number is 451, that would mean it was really hot. So the robot must get really hot. Maybe that is why he is so sad.”

 

Alla bambina (forse... Se la mamma non s'e' inventato tutto :-)) sono stati di recente proposti i manifesti di alcuni film famosi, e s'e' ripetuto il giochino.

E quindi abbiamo classici come "Blade Runner", il cui manifesto e' questo qua:

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... che vengono "interpretati" cosi':


"This is about two French people who are spies. It’s a man and woman and they are a team. It’s kind of a scary movie and it takes place in Paris at night."

 

Il massimo pero' la bambina lo raggiunge quando le viene chiesto di commentare questo film qua:

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Il suo commento tranchant e' il seguente:

"It’s not a very old movies but it is trying to pretend that it is. I don’t think I would like it. It looks weird. I don’t think anyone would like it. This movie is about the girl in the poster, she’s a detective, but not a very good detective. She spends a lot of time sitting in the front room of her house thinking and smoking. Not much happens in the movie. And smoking is really bad for you."

Notevole anche il senso civico e lo spirito salutistico della seienne. Avra' modo e tempo di ricredersi su Tarantino e Scott, ne sono sicuro. Per adesso, lasciamola giocare con la mamma :-)

 

Barney

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"007 Skyfall", S. Mendes, UK-USA 2012

Mi ero incuriosito nel leggere critiche osannanti al nuovo "007", e gia' la settimana scorsa m'ero ripromesso d'andarlo a vedere. Arrivato davanti al cinema avevo pero' scoperto (giuro che non lo sapevo prima) che il regista era Sam Mendes. Non ho nulla contro Mendes, ma nel momento stesso in cui ho letto il suo nome sulla locandina mi s'e' come accesa la luce in testa, e ho pensato che due terzi buoni dei giudizi lusinghieri erano dovuti al suo nome. Quella sera sono andato a vedere "Cogan", ma ieri non ho resistito alla curiosita', e complice la serata-sconto mi sono sciroppato James Bond nella sua ventitreesima reincarnazione, nell'anno el cinquantenario dal primissimo film della serie.

Ecco, alla fine della visione io tutto quel capolavoro non l'ho francamente visto. Ne', mi si permetta, ho in mente come si possa tirare fuori un capolavoro da una trama trita, ritrita, infarinata e fritta in olio bollente come questo "Skyfall" qua.

Si, certo: la fotografia e' splendida. Le location sono da urlo. L'azione c'e'. Il bene vince sempre sul male, alla fine (non lo considero uno spoiler, questo, sia chiaro: mica qualcuno aveva pensato che Bond morisse davvero?)... Ma da qui a definire 'sto Bond "un capolavoro" ce ne passa.

C'e' chi si e' strappato i capelli dall'emozione durante la sigla iniziale (in perfetto stile-007 ma con una fotografia -ancora- di classe sublime, e una Adele che canta molto bene una classica canzone da sigla di 007), sigla che come spesso avviene nelle filmografia recente si appalesa dopo una decina di minuti di frenetico action-movie. Eccola, ripresa da un pirata chissa' in quale cinema:

Bella, si... ma allora i cinque minuti degli opening credits di "Watchmen" meritano l'Oscar. Subito.

Le cose belle sono queste, piu' la regia che certamente e' di un signor direttore. E mi pare poco altro.

Le note negative sono tutto quel che resta: attori, recitazione, storia, trama. Il film, insomma...

La storia, per dire, e' un classico rimasticato sull stile "cattivone che prima era buono ma insubordinato, a un certo punto e' stato duramente punito dal suo capo, e adesso vuole vendicarsi uccidendolo e per fare questo e' disposto a squartare mezza Londra". Lo Skyfall del titolo viene fuori a meta' film in maniera del tutto incomprensibile allo spettatore, e solo alla fine si capisce che roba e'. Le donne, come in tutti i film su Bond, sono bellissime e cretine (la piu' bella morira' -come al solito- dopo una decina di minuti di recitazione, lasciando allegrissimo il nostro James il quale ovviamente solo poche ore prima c'era stato a letto), oppure bruttissime, intelligenti, scaltre e micidiali (M e il ministro donna). La pistola, porca puttana, e' sempre una Walther PPK (pistola venuta fuori nel 1929, tanto per dare l'idea...), con l'innovazionciona della personalizzazione -con cosa? DNA? Impronte? Sudore?- che permette solo a Bond di spararci. La sottotrama e' evidentemente il tempo che passa per tutti (toh, vedi? Anche per Bond!), uno 007 quindi sull'orlo della pensione che si reboota dopo aver subito il subibile nei dieci minuti prima dei titoli di testa. Senza svelare niente, devo poi confermare le illazioni su inquietanti paralleli tra l'infanzia di James Bond e quella, a Gotham City, di tal Bruce Wayne. E anche nel prosieguo della loro vita i punti di contatto sono notevoli...

Gli attori e la loro recitazione: Daniel Craig ha una faccia espressiva come quella di Tom Cruise, quindi auguri. Javier Bardem e' completamente sprecato nel ruolo del villain di turno mezzo omosessuale e mezzo pazzo (se si fa il confronto con quel che ha tirato fuori in "Non e' un paese per vecchi", si fa causa al regista di "Skyfall"...), Judi Dench e' una M rompicoglioni classicamente fredda ma assolutamente uguale al cliche' bondiano da lei oramai impersonato come una seconda maschera, la Harris fa una Moneypenny bella ma trattata da Bond come una cretina integrale sin dalle primissime scene...

Le incongruenze di molte scene saltano agli occhi subito, altre vengono fuori quando uno ci ripensa... Ma la caduta di 007 che da l'inizio ai titoli di testa e' quanto di meno plausibile si possa avere (a meno che non siamo in un film della Marvel, ovviamente), cosi' come la strage di cattivi alla fine, fatta da Bond e da un vecchissimo guardiacaccia armati di doppiette e trucchi da terroristi anni '70.

Un discreto film d'azione, nulla piu', insomma. Se qualcuno non l'ha ancora visto, penso ne possa anche fare a meno. Chi va, faccia attenzione a quel che fa Bond dopo avere fatto i test psicoattitudinali per essere reintegrato nel MI6, e poi per favore mi spieghi da dove caspita e' venuta fuori quella roba la'. Grazie in anticipo!

 

Barney

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"Margin call", J.C. Chandor, USA 2011

Consiglio vivamente la visione del film, invece che la lettura del post che state comunque leggendo.

Avete dunque gia' una scelta da compiere: andare avanti col post, incappando in inevitabili indizi inseriti qua e la come se piovesse (insomma: leggendovi spoiler a palate), oppure dar retta alla vostra coscienza, e dirigervi al primo BlockBuster aperto anche di sera (cosa difficile, visto che BB e' fallito da qualche mese...) per affittare il DVD. Ci sarebbe pure l'opzione pirata, ma non la voglio nemmen nominare, tanto nel caso tutti sanno come fare.

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Se avete scelto la pillola blu, benvenuti a bordo.

"Margin call" e' un film avvincente, ben recitato, incisivo e -fortunatamente- didsacalico in alcune parti, che vi permettera' di capire almeno alcuni dei motivi per i quali il mondo, oggi come oggi, sta andando inevitabilmente in rovina. E' la storia di un giorno e mezzo del 2008, diciamo quelle trentasei ore che precedettero il crollo di Lehman Brothers. La pellicola e' ambientata a Manhattan, distretto finanziario, e se la storia non e' quella di Lehman Brothers e' perche' il regista non lo poteva dire apertamente. Ma si: e' qualcosa di molto, molto simile a quel che successe nel settembre 2008 a Wall Street.

Il film inizia con il licenziamento di un buon trenta percento degli analisti di una merchant bank "x", tra cui il capo del settore "Analisi dei Rischi" (Stanley Tucci). Il quale, prima di venire cacciato amabilmente fuori dal grattacielo, trova il modo di passare una chiavetta USB ad un suo giovane virgulto (Zachary Quinto), dicendogli di dare un'occhiata allo scenario che v'e' contenuto.  Il giovane -scopriremo poi che e' un ingegnere aerospaziale specializzato in propulsione, e a questo punto i miei colleghi avranno gia' le recchie dritte...- resiste fino a un certo punto, poi apre il report e sbianca. Chiama subito il suo nuovo superiore (Paul Bettany), il quale a sua volta chiama il suo superiore (un Kevin Spacey in gran forma). Entrambi si spaventano alla lettura del report, e decidono di chiamare il loro superiore (Simon Baker) che a sua volta chiama il capo supremo (Jeremy Irons). Sono le due e mezza di notte, ma viene indetta una riunione nella quale il giovin virgulto viene richiesto dal capo supremo di spiegare cosa c'e' nel report ("Fai conto di spiegarlo ad un Golden Retriever").

Avrete gia' capito che nel report c'e' scritto che i modelli finanziari usati dalla Merchant Bank "x" sono sostanzialmente una serqua di container di merda di giaguaro, e che nel caso il mercato virasse al peggio la botta sarebbe di dimensioni galattiche, ben al di sopra del valore della banca stessa. The boss of the boss deve quindi decidere cosa fare, e l'unica cosa da fare secondo un Irons del tutto glaciale e' vendere quella merda a qualcun altro, anche rimettendoci parecchio (ma non tutto), anche rovinando consapevolmente migliaia se non centinaia di migliaia di persone. Anche avendo come unica prospettiva lo smettere di fare quel mestiere. Ma l'importante e' sopravvivere, far morire qualcun altro al tuo posto.

Notevole, come gia' detto, l'interpretazione di Spacey, capo trader con 34 anni di esperienza alle spalle, che oscilla tra inumanita' robotica e sentimenti imbarazzanti. Per esempio, lo si vede piangere dopo la scena del licenziamento iniziale, ma si scopre ben presto che la sua preoccupazione e' il cane gravemente malato, per il quale spende mille dollari al giorno in medicine. 

Tutto il film e' una denuncia del sistema turbocapitalistico che non poteva stare in piedi (il giovanissimo ultimo arrivato guadagna 250.000 Dollari l'anno, Irons 86 MILIONI, e per sua stessa ammissione non capisce un cazzo dei numeri che gli mettono sotto il naso), la constatazione che il disastro e' iniziato con i mortgage loan dati anche alle pecore nella speranza che il mattone si ipervalutasse, la cessione di quegli stessi mutui a circa la meta' del loro valore nominale e -infine-la loro trasformazione in "derivati" e altri esotici strumenti di investimento che sono in ultima analisi un sistema per pitturare la merda di rosso a pallini gialli.

Adesso siamo nel 2012, e checche' ne dica Monti il disastro e' appena iniziato; se volete sapere da dove ha preso il via lo tsunami di guano, questo film e' quello che fa per voi.

 

Barney

"Tutti i santi giorni", Paolo Virzi', Italia 2012

L'idea di trarre un film dall'esordio letterario di Simone Lenzi e' venuta a Paolo Virzi' appena il cantante dei Virginiana Miller gli ha fatto leggere le bozze finali del suo libro.

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"La generazione" e' un buon romanzo, che rischia -purtroppo- seriamente di divenire un culto per una categoria di famiglie, facili ad immedesimarsi nelle vicissitudini della giovane coppia che cerca disperatamente una maternita' (e una paternita', ovvio) che non arriva.

Dal libro lo stesso Lenzi, VIrzi' e Bruni tirano fuori un film piacevole, onesto, intelligente, che salvaguarda il plot di fondo del romanzo ma se ne discosta in parecchi altri aspetti di contorno (maanche non proprio di contorno...) che risultano comunque funzionali alla pellicola, come il contorno del romanzo era funzionale alla storia su carta.

Sono dunque mantenuti i due protagonisti, che qui si chiamano Guido (interpretato da un bravo Luca Marinelli) e Antonia (cui da corpo ma soprattutto voce Thony): due ragazzi che (soprav)vivono nella periferia romana grazie a due lavori "strani" (portiere di notte lui, pur essendo fine latinista con offerte di lavoro da Princeton; addetta al desk biglietti di Trenitalia lei, che sarebbe cantautrice di gran talento). A loro non importa di guadagnare poco, di vivere in affitto in un bilocale a schiera contornati da buzzurri e bori romanisti; si sono adattati ad una routine che vede Guido tornare alle sette del mattino a casa, preparare la colazione per la compagna, farci piacevolmente l'amore e prenderne il posto a letto quando lei si alza per andare al lavoro.

E' mantenuta la voglia di procreare, che nel libro di Lenzi dava il titolo al romanzo ("generare"), a fronte di anni di tentativi andati a vuoto.

E' rimarcata, nel film, una delle frasi emblematiche del libro: quando i due discutono sul desiderio di avere un figlio, che per Antonia e' "lo voglio", e per Guido "lo vorrei", una sfumatura che sulla carta e' l'uomo a sottolineare, mentre nel film viene sbattuta in faccia a Guido da Antonia ("tu che sei bravo con le parole, dovresti capire la differenza"). Una differenza che sia Lenzi che Virzi' hanno bene in mente, e che io non posso che sottoscrivere.

La ricerca del figlio viene certamente raccontata, ma rimane come in sottofondo alla storia tra i due, il cui inizio viene ricordato a pezzi nel film, con spezzoni di flashback che riportano a quando Guido ascoltava Antonia suonare in un pub. E' la relazione tra i due, piuttosto che la fivet, il vero protagonista della pellicola di Virzi': la relazione assolutamente asimmetrica tra un tranquillo e impacciato ragazzo che imbrocca nella sua prima donna la donna della sua vita, e una monellaccia che ha avuto chissa' quanti uomini (anche in parallelo), affascinata dalla tenera dedizione di lui e lusingata delle attenzioni e dalle coccole dell'uomo che tutte le mattine la sveglia con il vassoietto del caffe' appena fatto.

Finche', stanti i fallimentari e dolorosi tentativi di avere un figlio, a un certo punto i due litigano per una stupidaggine (diciamo meglio: lei litiga, dopo aver fatto la stupidaggine...), e Antonia non trova di meglio che passare la notte con un amico ("Sai, stanotte sono stata con Franco. A letto. E mi fa anche schifo. Non mi dici nulla? A me, troia, che ti ha fatto cornuto?" e lui: "Eh, mi dispiace", detto dopo che lei afferma che le ha fatto schifo).

Insomma: due giovani credibili, senza silicone (lei) ne' tatuaggi tribBali (lui), che inseguono una esistenza tranquilla e vedono nel figlio che non arriva quasi un esorcismo contro il tempo che passa (infatti Antonia si incazza di brutto quando il ginecologo del Papa (??!!!) le fa notare che ha 33 anni, e che e' in scadenza come lo yoghurt dal punto di vista generativo).

Molto bravo Marinelli a dare vita all'alter ego di Lenzi, con parlata toscana e sincera ingenuita' verso un mondo che proprio non e' il suo; brava anche Thony che interpreta una cantante e quindi ha poche difficolta' a calarsi nella sua parte, bravo infine Virzi' a pennellare un film che non e' commedia ne' tragedia, che non vuole essere da cineforum d'essai ma nemmen da Vanzina di Natale, un film che lascia al termine della visione un buon sapore in testa e nessun rimpianto per i soldi del biglietto.

Che di questi tempi non e' poco.

 

 

Barney

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Prometheus, Ridley Scott (2012)

E' un prequel? E' una side-story? E' uno spin-off? Oppure e' un filone narrativo a se stante?

Prima di tutto "Prometheus" e' un buon prodotto cinematografico, in cui teologia, evoluzione, filosofia si mischiano per dare origine ad una bella storia, girata con ottima mano da uno Scott che in certi punti pare tornato agli splendori de "i Duellanti", o dell'Alien cui questo film si lega comunque indissolubilmente. La visione in 3D francamente non m'ha colpito piu' di tanto: per buona parte del film ci si chiede se gli occhialini siano proprio necessari, in poche scene la terza dimensione si apprezza e diverte, ma certo non a sufficienza da giustificare il sovrapprezzo.

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La storia e' una ricerca delle origini dell'uomo, che ha inizio con una scoperta archeologica sulla Terra e si sposta -assieme all'astronave Prometheus, che da' il titolo al film e che prende il nome dal Titano che ha dato origine all'umanita'- nello spazio, alla ricerca del pianeta d'origine dei misteriosi "ingegneri". Ma ci sono anche storie parallele: il tentativo vecchio come l'uomo di sconfiggere la morte, gli scontri genitori-figli, l'anelito e la sfida temeraria alla conoscenza che -come la mela di Eva- porta morte e distruzione. Ottimo cast, con Noomi Rapace e Charlize Theron a monopolizzare la scena (piu' la prima che la seconda, sprecata un un ruolo antipatico e poco recitato), e un ottimo Fassbender-androide.

Proprio Fassbender e' una delle figure che m'hanno suscitato piu' interesse, perche' molte delle cose che fa-sa David non si spiegano se non con assunzioni e teoremi che paiono ottimi prodromi per un secondo episodio (tanto per cominciare, poi si vedra'...).

D'altronde, la fine e' assolutamente aperta e del tutto scollegata dall'inzio di "Alien". Insomma: la "Nostromo" ha ancora da aspettare, prima di sapere come cavolo sono arrivati sull'asteroide tutte quelle maledette uova...

 

Barney

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Flight -- Indiegogo

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No, e' che sono parente d'uno di questi entusiasti filmakers, che pero' se mi avessero avvertito per tempo che facevano crowdfunding, io avrei sparso la voce e magari qualche altro dollaro l'avrebbero raccattato...

Pero' potete -nell'attesa dell'uscita di "Flight", che oramai han quasi terminato di girare- guardarvi il loro primo short.

Oh, si divertono parecchio i ragazzi, e hanno addirittura girato a Fiumicino :-).
Meglio che guardare la tv, senza alcun dubbio.

Barney

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Posted July 11, 2012

Pulp Fiction presented in chronological order

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La worklogic del film. Non so se risolve problemi, ma mi sembra alquanto accurata...

Barney

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Posted July 7, 2012

Un'altra "Another Earth"

Un post per segnalare un altro post che -oltre al mio di qualche giorno fa- si occupa del bel film di Cahill. Un post ricorsivo, insomma. Ma d'altra parte il tema del film e' il rincorrersi dei personaggi sui due pianeti identici...

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Dafne si affaccia al film da un differente punto di vista e con una sensibilita' femminile che ovviamente non posso avere io, l'unico punto di contatto con quel che scrivo e' il giudizio estremamente positivo rispetto alla pellicola...

E' sempre interessante vedere come due persone possano cogliere aspetti diversi di una stessa inquadratura,  come l'aspetto dell'espiazione che io ho trovato predominante sia in sostanza quasi rimosso dalla signora Visconti. Come invece lei si sia soffermata sul destino che ha fatto incontrare due persone segnate dalle intemperie della vita...

Insomma: due giudizi che concordano solo sul fatto che "Another Earth" e' uno dei migliori film della stagione. E non e' un particolare secondario.

 

Barney

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Posted May 31, 2012

"Another Earth", Mike Cahill, USA 2011

M'ero segnato il titolo, tempo fa, ma le speranze che capitasse dalle mie parti erano bassine. Invece, oggi sono potuto andare a vedere "Another Earth" con Mrs. Panofsky.

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Se capita dalle vostre parti cercate di andare a vederlo perche' e' un'ottima opera prima di un giovane regista indipendente americano. Il film ha tra l'altro vinto uno dei premi al Sundance Festival del 2011.

La trama, in breve, non prima d'avere detto che sebbene il plot a grandi linee ricordi "Melancholia" di Lars Von Trier, la trama se ne discosta rapidamente. Comunque, questo film e' precedente alla pellicola di Von Trier.

Rhoda (la bella e brava Brit Marling, che ha l'unico neo di aver lavorato per Goldman Sachs...) e' una diciassettenne appena diplomata, che festeggia l'accoglimento della sua domanda di ammissione al MIT per studiare astrofisica. Finita la festa, un po' alticcia ma soprattutto esaltata dalle novita', rincasa con la sua auto. Alla radio parlano della incredibile scoperta di un pianeta in tutto e per tutto uguale alla terra, che si sta avvicinando al nostro pianeta e che e' visibile gia in quel momento "un po' a est della Stella Polare". Rhoda si affaccia dal finestrino e inquadra il puntino blu in cielo, ma fatalmente si distrae dalla guida e becca in pieno una auto familiare ferma ad un passaggio pedonale. E' una strage: muore una donna incinta e suo figlio di cinque anni, mentre il marito restera' a lungo in coma.

Rhoda viene arrestata e incarcerata per quattro anni.

All'uscita dal carcere, la ragazza si rifiuta di ricominciare la sua vita precedente e, dilaniata dai sensi di colpa, accetta di lavorare come bidella in un anonimo liceo di provincia. Nel frattempo la febbre per "Terra 2" che si sta avvicinando e' ai massimi, tanto che una societa' privata organizza una lotteria che regala un biglietto per il viaggio di esplorazione sul nuovo pianeta.

Rhoda un giorno scopre, per caso, l'uomo sopravvissuto all'incidente mentre deposita un giocattolo del figlio sul luogo dell'incidente. Decide di andare da lui e assumersi le sue responsabilita', ma quando l'uomo le apre non ha il coraggio di confessare la sua colpa, e si inventa di essere una donna delle pulizie che offre un servizio di prova gratuita.

Da quel momento, la vita della ragazza ha come unico scopo quello di aiutare John, il sopravvissuto all'incidente, che e' quasi un alcolizzato e che ha lasciato il suo lavoro di compositore affermato per rintanarsi nella sua casa e lasciarsi lentamente andare alla deriva. Il film si dipana tra incomprensioni, piccoli avvicinamenti, drammi personali sino al (quasi) scontato innamoramento tra Rhoda e John. L'idillio dura pero' poco: Rhoda scopre di avere vinto, con la sua composizione di 500 parole, la lotteria per andare su "Terra 2", e riesce finalmente a decidersi a confessare a John quel che successe quattro anni prima.

Il finale (i finali?) non e' scontato, e lo lascio allo spettatore incuriosito.

Il film, in se, usa molto bene il pretesto della fantascienza per parlare di sensi di colpa, rimorsi di coscienza, assunzione di responsabilita', tutto in chiave molto americana (oserei dire WASP) ma tutto assolutamente coerente e godibile.

Molto bello anche il commento sonoro alle scene cruciali, divertenti alcune trovate scientifiche (l'astrofisica alla Hack che tenta il contatto con il nuovo pianeta, e si trova a parlare con la se stessa di Terra 2, che e' nata lo stesso giorno e ha fatto esattamente le stesse cose sue nella sua vita, e' un esempio), notevole la fotografia e gli esterni, bravissimi gli attori.

Una chicca da fanatici della fantascienza: quando Rhoda ritorna a casa dopo i quattro anni di prigione, entra in camera e sulla scrivania c'e' una copia della Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov.

 

Barney

 

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Posted May 27, 2012

Strange days

Succedono cose strane, in rete, in questi tempi di crisi.

Succede, ad esempio, che il mio post sul film indie "Bloodline", che come sempre scrivo qua (leggasi "su Posterous") e che replico anche la' (leggasi "su Blogger") e la' (ovvero "su Wordpress"), oltre che laggiu' (ossia: Facebook) e la', in fondo alla strada (Twitter) ottenga attenzioni incredibili sulle piattaforme sulle quali replico i miei deliri, mentre qua non se lo fila nessuno.

E' questa la riprova abbastanza sicura che ogni piattaforma ha la sua audience (s)elettiva. Posterous se lo fila pochissima gente (e' spartano, e' funzionale, e' personalizzabile ma fino a un certo punto... Pero' ha delle ficiurs che Blogger e Wordpress possono solo sbavarci dietro, e Twitter ha dovuto comperarselo, non so se rendo l'idea), di una certa eta' e d'un certo tipo, Blogger e Wordpress sono sicuramente molto piu' mainstream e dirette a un pubblico meno esigente da certi punti di vista, e molto piu' esigente da certi altri. E no: non sto dando giudizi di merito, sia chiaro: faccio solo notare l'ovvia differenza tra bacini di utenza.

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Non dico che Sam Raimi e' meglio di Edo Tagliavini. Pero' lo penso.

Succede anche che chi commenta su Blogger e su Wordpress lo stesso identico post che potete leggere cliccando sul link lassu', sia di un unico tipo: persone che -al contrario di me- hanno adorato il film, e mi riprendono -o, direttamente, mi insultano- per la mia caustica e sboccata recensione.

Voglio qua rassicurare -o tarpare le ali, a seconda dei sentimenti- i commentatori del mio post su Bloodline: non vi preoccupate, non me la prendo assolutamente per i vostri giudizi impietosi ne' per le vostre reprimende a senso unico; quello che mi perplime e' il vostro "indignarvi" per il mio giudizio diretto (dire "fa onco ai bàchi" e' peggio che dire "non m'e' piaciuto"? Secondo me c'e' poca differenza...), e ancora di piu' il ribattere con stereotipi da velina dell'Istituto Luce a quel che scrivo.

Mi spiego meglio (o cerco di farlo, non e' detto che ci riesca): se la mia critica, oltre che contenere un generico "fa schifo al majale" (che c'e', sia chiaro) si articola nel definire perche' a mio avviso il film e' scarso (politically correctness is my rule, tonight), e cerca di spiegare cosa non mi e' piaciuto (a me spettatore) della proiezione, non mi si puo' ribattere con un "beh, non hai colto l'ironia", oppure con "Cristo, hai mancato d'apprezzare la commistione di generi", o altre frasi da lancio ANSA che supportano il film. Non ci credo, ragazzi: siete falsi come dentiere, come monete da tre Euro, come le lacrime di un Berlusconi qualsiasi. Avete una vostra idea? Svisceratela, cribbio!

Io accetto -l'ho scritto a tutti- il fatto che il film sia piaciuto a molti; i commentatori devono pero' accettare che a me abbia fatto schifo, e che lo dica, che m'ha schifato. E che dica perche'. E' talmente banale che mi fa quasi tenerezza scriverlo. 

E -tornando al topic- stupisce leggere in rete una serqua di identiche recensioni su millemila siti, in cui si salva l'operazione con tanti "se" e tanti "ma" (ovvero: si critica il film, mappero' considerato il budget, e il regista che e' cambiato in corsa, e le sole quattro settimane di girato, e via e via...). Poi, pero', trovi anche voci dissonanti tipo questa qua, che pur dando quattro stelline su cinque (???!!!!!) al film chiude cosi':

Ben si conoscono in quali acque agitate naviga il cinema indipendente e quanta fatica facciano gli autori e chi li sostiene per portare alla meritata considerazione i propri film. Bloodline non aiuta affatto questa meritata ascesa, anzi, più che indipendente questo film andrebbe definito “amatoriale” per l’infantile uso delle tecniche di fotografia e ripresa: troppi sarebbero gli esempi che confermerebbero la tesi di un film immaturo, dettato da eccessivo entusiasmo e poca perizia. Senza perdere tempo ad elencare le “citazioni” in tale opera, è ben chiaro che il film in analisi si avvale di troppi stereotipi, il che fa presagire una poca capacità di scelta degli elementi centrali, forse dettati dalla smania dell’autore o per voler raccogliere il “meglio” del cinema horror per vendere maggiormente il prodotto finito.

Il cinema indipendente è sempre da lodare per il proprio coraggio e per la passione che esso muove; ma in questo caso sarebbe stato meglio porsi coraggiosamente dei limiti per non trasformare il tutto in un melting pot di dubbio gusto.

E' paradigmatico leggere i commenti alla recensione, soprattutto l'ultimo di Veronica Vituzzi che faccio completamente mio. Come e' paradigmatico leggere su MyMovies (che per sua natura e' sempre tenero con le pellicole...) il giudizio del recensore che mette in luce le ombre della pellicola.

Poi, meno male che c'e' anche qualcun altro che la pensa piu' o meno come me:

 film inguardabile, penoso...una vera fetecchia!!! assolutamente da evitare per non perdere 1h30min del vs prezioso tempo...voto 4

 

Infine, se lo spettatore lucchese mi legge: sappia che circolano voci secondo le quali la pellicola e' stata presa dal Circolo del Cinema in bundle con altre, perche' interessavano le altre pellicole: in pratica e' stata imposta dalla distribuzione. Cosi' dicono fonti informate sui fatti, che sono assolutamente incontrollabili, ma d'un certo rilievo. Forse...

Barney

Posted May 22, 2012

Bloodline, un film (overstatement) di Edo Tagliavini

Un paio di doverose premesse, prima della recensione del film:

  1. ho visto la pellicola al Circolo del Cinema, senza spendere un Euro;
  2. Non vi venga in mente di spendere un centesimo per andarlo a vedere altrimenti non son servito a nulla io col mio sagrifizio.

Locandina
Si tratta di un film "indipendente", catalogato tra gli horror psicologici dai critici -e tra le puttanate sesquipedali col salto carpiato da me medesimo-, che ha un unico elemento di pregio relativo ("tra vagonate di cacca di cammello, se trovi un sasso e' festa grande" direbbe il Mullah Omar dopo una ciucca coi controfiocchi...) una battuta che vi lascio per dopo senno' mi abbandonate la lettura gia' qui.

Vado quindi a solleticare la curiosita' delle masse raccontando trama, sinossi, sottintesi e morale implicita dell'opera prima -forse- del Carneade Tagliavini.

Vent'anni fa, una famiglia felice (padre, madre e due gemelle di sei-sette anni) sono in un bosco molto luminoso per un pic-nic m'immagino domenicale. L'aria e tersa e serena, l'atmosfera gioviale, e i genitori mandano le figlie a giocare prima del pranzo al sacco. Da notare che nessun personaggio pare avere pensato al pranzo stesso, ma questo particolare risultera' assolutamente insignificante rispetto al resto del mazzo. Bene, le gemelline giocano a nascondino, una si nasconde e l'altra conta. Nel frattempo si vede una giovane coppia che corre a perdifiato e con gran rumore nel bosco, inseguita da un figuro in una specie di muta da sub, maschera NBC e assurda pistola spara-dardi in mano. La velocita' del tricheco mascherato e' pari a quello d'una betoniera carica di cemento, i ragazzi corron come leprotti. Ma ovviamente lo scuba diver li raggiunge, li centra da un par di cento metri con due dardi pieni di roba verde sparati da una pistola tipo quelle da paintball, e li incapretta a testa in giu'. Tutto questo vicino a una gemellina che s'accorge di tutto solo all'ultimo, inizia a scappare e incontra la sorella. La prima bimbetta, per colmo di sfiga, mette un piedino su una trappola da conigli e rimane inchiodata al suolo. In tutto il casino i genitori non si fan vedere (saranno sordi? Saranno stronzi? Mah, spariscono e nessuno li rivedra' mai piu'), e la sorella non intrappolata si immola per salvare la gemella.

Si scopre che l'assassino era un serial killer, il chirurgo, che era uso estrarre organi dalle sue vittime senza -diciamo- curarsi troppo della anestesia. Il killer si impicca qualche tempo dopo, braccato dalla polizia.

Flashforward, e siamo ai nostri giorni. La sopravvissuta zoppica sempre, e' una giornalista di inchiesta e viene costretta ad accettare un incarico che la vede impegnata, assieme al suo fido cameraman che pare Pirlo sputato (innamorato cotto della donna e non corrisposto, ma non credo ci fosse bisogno di dirlo) a filmare il backstage di un film porno d'autore (che e' come dire "canzone melodica sanremese impegnata", o "parallele convergenti", o una roba che contraddice se stessa, insomma). La location e' -vedi te i casi della vita?- la villa nella tenuta in cui la sorella della protagonista e' morta anni prima. Ovviamente dopo un giorno di convivenza forzata tra improbabili pornostar, amanti del fetish e dilettanti allo sbaraglio (e zero scene di sesso, cosa che perdurera' sino al termine della pellicola) il chirurgo si rifa' vivo, e per farsi vivo fa morti due dei dilettanti pornoattori.

Mistero su come il serial killer possa essere resuscitato, mistero su trasformazioni a cazzo di cane di morti in zombi e poi di nuovo in morti, immediato il sospetto dello spettatore sopravvissuto sin li' che si posa sul Rocco Siffredi della situazione, un boro palestrato con coda di capelli lunga fino al culo che -bada un po' che strano!- scompare sempre quando appare il killer. Killer che veste proprio come quello originale, maschera NBC compresa. E corre come un paracarro sgonfio, esattamente come il predecessore. Ma raggiunge sempre le sue vittime, fossero anche atleti del triathlon.

Vabbe', la faccio breve: il chirurgo originale aveva dei figli, che han pensato bene di tramandare ai posteri le abilita' artigiane di famiglia. Estrazioni di cuori a mani nude, taglio di tutti gli arti e altre amenita' varie ci accompagnano al finale telefonato, che non merita nemmeno d'essere raccontato da tanto fa schifo al majale (di cui peraltro non si butta via nulla, esattamente come vien fatto delle vittime dei nuovi chirurghi).

Sono pero' in debito dell'unica battuta passabile di questo aborto cinematografico, e cerco di passarvela in modo intellegibile: la giornalista e il suo cameraman ritornano trafelati in villa, urlando che hanno visto il chirurgo nella serra. Un dilettante del gruppo e' un rumeno (un sacrificabile che stiantera' tra i primi, ma chi legge Rat-Man gia' lo sapeva), il quale tra lo sconcerto generale si alza e dice con accento di Kiev:

"No, scusa. Ma se tu avere visto lui in serra, no e' chirurgo: e' giardiniere!"

(l'accento era in effetti piu' russo che rumeno, mah...).

 

Giudizio sintetico: potessi campare cent'anni ancora, difficilmente potrei assistere a un troiaio peggio di 'sta roba qua. "Cagata pazzesca" e' forse la sintesi migliore.

Alla domanda: "ma chi cazzo te lo ha fatto fare, di rimanere in sala fino alla fine?" cerco di dare una risposta da qualche giorno, ma credo sia che le poltroncine eran veramente comode.

 

Barney

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Posted May 16, 2012

Diaz - Don't clean up this blood

Ieri sera sono finalmente andato a vedere "Diaz", di Daniele Vicari. Non ero convintissimo di andare, per una serie di motivi che si chiariranno piu' sotto, ma sostanzialmente il film mi ha deluso meno di quel che m'aspettavo.

Diaz_film
Diaz e' la cronaca abbastanza fedele di quel che successe la notte del 21 luglio 2001 a Genova, alla scuola che da il titolo al film. Ci sono elementi romanzati-inutili-inverosimili-falsi (tre su tutti: il black bloc nero che sta con la biondina rasta e se la sfanga per una botta di culo dalla mattanza, e la storia tra il volontario del GSF e l'artista di strada che veramente pare messa li' -la storia, intendo- per dar l'idea di "Pace amMore e libBerta'", infine il poliziotto "buono" impersonato da Santamaria), ma per chi ha una idea di cio' che e' successo il racconto e' passabile.

Chi invece non sa/s'e' dimenticato/s'e' informato da Vespa o Fede rimane con la sensazione di avere visto qualcosa che sicuramente e' esagerato rispetto a quanto veramente accaduto. Perche' se non ci sei stato o se non conosci qualcuno che c'e' stato, e' veramente difficile credere che tutto quello che vedi sia davvero accaduto.

Ma io ho la fortuna di conoscere abbastanza bene uno dei protagonisti di quel sabato notte, visto che si tratta del fratello di Mrs. Panofski. Il quale cognato (dovrebbe essere giusto... Si, lo e') e' uno dei protagonisti anche della trasposizione cinematografica, ovviamente non direttamente lui: e' il giornalista impersonato da Elio Germano.

Ma invece di parlarvi del film -meglio che lo andiate a vedere, sapendo che i protagonisti "veri" imputano a Vicari due peccati di fondo: il non avere contestualizzato il fatto, e il non avere fatto i nomi veri dei protagonisti di polizia e carabinieri- sono riuscito a tirare fuori un mio intervento in un thread su it.diritto del 25 luglio 2001. Intervento che veniva il giorno dopo che avevamo rivisto per la prima volta dal 21 Lorenzo, rimandato a casa la mattina stessa. Eccolo qua:

Ieri sera siamo andati a trovare Lorenzo, a Pescia.
Siamo arrivati, e lui era in giardino a parlare al telefono (ne ha
sempre avuti almeno due per le mani, tutta la sera).
Non l'ho salutato, ed ho portato a casa sua nonna, centounenne.
Il cui commento, amaro ma anche sollevato dal fatto che almeno a
casa c'era, e' stato:
"Ma guarda te, Lorenzo e' stato decine di volte in Bosnia, in
Croazia, quando c'era la guerra, e l'hanno picchiato i poliziotti
italiani....".

Torno a casa, e saluto il reduce. Che mi accoglie sorridente
dicendomi "Ho conosciuto _da vicino_ la polizia di Berlusconi".
E mi fa vedere le botte. Braccia, dita (unghie nere, non di sporco),
schiena, addome. Bende, cerottoni, ematomi grandi, tanto che gli
chiedo se e' sicuro che lo abbiano _solo_ manganellato, e non
anche preso a calci.
"No, mi pare di no. La ragazza davanti a me l'hanno presa a calci
in testa, ma a me no. Manganellate. In due. Poi, dopo, un'altro,
una bestia enorme, veniva a finire il lavoro. L'hanno dovuta fermare
piu' volte, perche' stava _esagerando_".

Poi, durante la serata, si aggiungono particolari:
Lorenzo dormiva, ha sentito casino e si e' vestito. Ha messo gli
occhiali -"Ma sei scemo? E se te li scassavano sul viso?" "Senza 'un
ci vedo nulla..... "-, si e' preso portafogli e cellulare, poi sono
entrati.

In mezzo ai manganellatori il "Dottore", uno tranquillo, in giacca e
cravatta, che diceva solo "A quello basta, a quell'altro di piu'".
La bestia che terminava il manganellamento, ad un certo punto, ha
chiesto dei guanti di lattice ai barellieri fatti entrare per portar
via i terroristi (un ora dopo l'irruzione). Probabilmente, aveva paura
dell'AIDS: con tutto quel sangue in giro........

I feriti e gli arrestati (cioe', quelli che ce la facevano a
camminare) sono stati presi e portati via. Nessuna perquisizione,
tanto che Lorenzo aveva il cellulare, e finche' le pile non si sono
scaricate ha continuato a chiedere aiuto agli amici. In ospedale,
piantonato da due poliziotti, accanto al sessantaduenne vicentino con
braccio e femore rotti. Tuta nera anche lui, of course...... Esami su
tutto il corpo, radiografie di tutte le ossa, ecografie dell'addome
per escludere lesioni interne. La consapevolezza che l'ospedale e' la
salvezza: finche' si resta li', le botte non arriveranno piu'. Quindi,
contrattazioni con i medici (anche se non ce n'era bisogno, conciato
lo e' tuttora), ricerca dell'avvocato, e finalmente lunedi'
l'interrogatorio. Durante il quale si chiede, tra
l'altro, conferma sulle due molotov trovate nella palestra. Il
magistrato: "Mi han detto che erano proprio alla porta di ingresso, se
le ricorda?". No, non si ricorda, anche perche' le molotov le ha viste
solo in fotografia...... Infine, scarcerazione, ma non si toglie il
capo di imputazione (associazione a delinquere finalizzata alla
devastazione).
Motivo? "Guardi, non e' il momento politico, qua devono tirare a
salvarsi, aspettiamo che si calmino le acque". E' il suo difensore, il
presidente del foro genovese, che gli consiglia di aspettare.

Chiudo con una notiziola: qualche giorno fa, prima del G8, il
Giornale (quello che, diciamo, e' _vicino_ al governo....) pare abbia
pubblicato un servizio-inchiesta su un corpo di celerini scelti.
Riguardava la caserma Bolzaneto di Genova.
Volete sapere chi ha fatto il blitz sabato notte? :-)))...........

Mi sembra interessante anche l'intero thread, che inizia con la primissima intervista a Lorenzo dopo la sua "scarcerazione" dall'ospedale, meno di impatto visivo del film di Vicari (che -avverto- e' disturbante per certe scene di violenza), ma sicuramente piu' vera.

Barney

 

 

 

 

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L'ultimo terrestre, di Gian Alfonso Pacinotti (Gipi)

Ieri sono stato a vedere "L'ultimo terrestre", opera prima di Gipi presentata addirittura in concorso a Venezia, qualche mese fa. La storia e' ispirata alle storie narrate in "Nessuno mi fara' del male", fumetto di Giacomo Monti. 

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L'ho visto al Circolo dei Cinema, dove ha transitato per un'unica serata; non c'e' bisogno di scrivere che "I soliti idioti" rimarra' in programmazione al cinema principale della citta' per almeno tre settimane: business is business, e a culo tutto il resto.

Ma se per caso vi capita a tiro, provate ad andare a vederlo, L'ultimo terrestre: e' prima di tutto un film girato bene, con una ottima padronanza della macchina da presa e dei tempi dell'azione.Fottetevene delle critiche che lo descrivono come "lento": non e' lento, lascia il giusto tempo alle azioni perche' si sedimentino. E' poi un film non facile, a tratti disturbante per quanto irritano i protagonisti nella loro mediocre nullita', e nella drammatica indifferenza verso gli altri -soprattutto i diversi-, gli ultimi. Gli alieni, per l'appunto, che non sono i marziani -che pure poi arrivano veramente, annunciati sin dalle prime inquadrature-, ma piuttosto il travestito innamorato da decenni dell'amico, il disadattato, la brava ragazza che ama gli animali: quelli che poi si riveleranno gli ultimi terrestri, gli unici che hanno sentimenti.

Il film contiene anche una storia, anzi: piu' storie collegate ottimamente una con l'altra. Il legante e' Luca, il protagonista disadattato e quasi autistico (in realta' alessitimico, a saper cosa significa, ma wikipedia e' di la') che vive in un miniappartamento di periferia, in un complesso turistico decaduto e precario.

Luca lavora al PalaBingo e -incapace di esprimere sentimenti- va a puttane. La scena iniziale, con un sottofondo audio di una finta puntata de "La Zanzara" che pare vera, lo vede -fermo su una vecchissima Uno bianca in una periferia industriale qualsiasi- impegnato a scegliere da un giornaletto di annunci la prostituta per la serata. La scelta cade su una "bionda sesta misura", che si rivelera' in realta' una mora ex-mobiliera piatta come una tavola e almeno sessantenne.

La vita di Luca si dipana tra il lavoro alienante, con colleghi trucidi e volgari e ritmi allucinanti, e la casa. Davanti al suo miniappartamento vive Anna, una bella ragazza che lavora all'autogrill di cui Luca e' innamorato, ma che ha una relazione con un guru new age che la tratta malissimo, ed arriva addirittura ad ucciderle li gatto perche' miagola troppo. Il padre di Luca vive (meglio: sopravvive) in campagna, da solo, abbandonato dalla moglie trent'anni prima. L'unico amico di Luca e' Roberto, un travestito che si vende a poco prezzo ad altri disperati.

In una quotidianita' degradata, l'arrivo degli alieni e' annunciato da TG e radio, ma la gente sembra non dare all'avvenimento stupefacente troppo peso. Anzi: niente sembra avere troppo peso.  

Tra scene grette e autistiche, finalmente arrivano gli alieni; una di loro si stabilisce nella fattoria del padre di Luca, rivoluzionando in tutti i sensi la vita dell'anziano genitore. Nel frattempo Luca riesce -dopo tre anni!- a parlare con Anna, cui regala addirittura un gattino che sostituisce quello ucciso (all'insaputa della ragazza) dal fidanzato-guru finto contattista,e  la porta a vedere -da lontano- l'aliena che abita con il padre.

La parte finale del film vede tutti i piccoli drammi sin li raccontati esplodere come bubboni maturi: Roberto, il travesitito amico d'infanzia di Luca, viene "utilizzato" per fare uno scherzo da caserma ad uno dei colleghi del Bingo, ma lo scherzo termina con l'uccisione brutale di Roberto, lapidato in un crescendo di omofobia rabbiosa. Luca rimane sconvolto dalla morte dell'amico, e dopo essere scappato ritorna sul luogo del delitto, solo per scoprire che l'uomo e' scomparso (l'hanno portato via gli alieni dopo averlo apparentemente resuscitato: i diversi si attraggono...). Sulla scena del crimine Luca ritrova il telefonino di Roberto, che alla sua chiamata visualizza "A A A Amore". Sconvolto, Luca torna a casa, solo per essere chiamato urgentemente al telefono dal padre. Arrivato alla fattoria, scopre che l'aliena ha abbandonato la casa, proprio come sua madre trent'anni prima. Il padre, ubriaco, rivela che in realta' lui all'epoca insegui' la moglie mentre scappava, e la uccise a rastrellate. Luca scappa dal padre e si dirige verso casa, ma l'auto si spegne come tutte le altre: gli alieni arrivano in forze e l'onda elettromagnetica blocca qualsiasi strumento.

La corsa verso casa a piedi fa arrivare Luca in tempo per salutare -forse e' un addio- Anna, che se ne va chissa' dove come tutti gli altri, senza un apparente perche'.

Luca no: lui rimane al balcone, a guardare l'arrivo degli alieni consapevole di essere come loro e diverso dal resto del mondo.

Film davvero notevole, purtroppo non distribuito ne' pubblicizzato a dovere, che fa pensare parecchio e ripaga dallo sforzo di accendere -per una volta- il cervello. A dimostrare che il fumetto e i fumettisti fanno cultura, e vaffanculo ai Natali in culo al mondo, ai Vanzina, ai Faletti e ai Vaschirossi del menga.

 

Barney

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Arrietty, Hiromasa Yonebayashi (Studio Ghibli)

Ieri, ultimo giorno di Lucca Comics & Games, dopo un rapido giro tra gli stand dei fumetti (giro in cui ho avuto il piacere di vedere da vicino Jiro Taniguchi, impegnatissimo a disegnare sui suoi libri per i numerosi fan in adorazione) ho portato Greta a vedere "Arrietty", l'ultima fatica dello Studio Ghibli.

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Il lungometraggio animato e' bellissimo, da vedere di sicuro come tutti i lavori precedenti dello Studio Ghibli. Miyazaki, oramai settantenne, si limita alla supervisione e lascia la regia all'esordiente Yonebayashi. Il risultato e' notevole, anche grazie alla musica che accompagna il film:

Cecile Corbel rida' alla storia la collocazione anglosassone originale (la storia e' ispirata al libro "Gli sgraffignoli" di Mary Norton, meglio noti da noi come "I rubacchiotti"), e completa con le sue atmosfere gaeliche i coloratissimi disegni del gruppo di Miyazaki.

La storia e' un racconto classico di amicizia tra due ragazzi molto dissimili l'uno dall'altro: Sho, un adolescente gravemente ammalato, che deve passare l'estate che precede una difficile operazione al cuore nella casa di campagna abitata solo dalla bisbetica governante, e Arrietty, una quattordicenne "prendimprestito", una specie di piccola fatina alta una decina di centimetri. Arrietty vive con i genitori in una casetta sotto il pavimento della casa di Sho, e i piccoli folletti "prendono in prestito" (vulg.: rubano) piccoli oggetti e roba da mangiare durante avventurose scorrerie notturne.

Come tutte le fiabe la storia e' il pretesto per parlare di altro: della paura del diverso (la governante nei confronti dei folletti, ma anche i folletti nei confronti degli uomini), della consapevolezza della caducita' della vita (Sho che sa benissimo che le probabilita' di sopravvivere all'operazione sono pochissime, e aspetta l'evento quasi rassegnato al peggio), della fragilita' delle creature viventi (il discorso di Sho sull'estinzione di molti animali, e sulla probabilita' che pure i prendimprestito si estingueranno presto), della forza d'animo che riesce a superare piccole e grandi difficolta'.

L'intera storia e' poi un inno al sogno, alla fanciullezza in cui tutto e' possibile, tutto e' credibile e ogni cosa e' superabile: anni fa il nonno di Sho aveva costruito una piccola casa per i prendimprestito, che pero' non si facevano vedere non fidandosi degli umani. Ma anche la mamma di Sho credeva all'esistenza dei folletti, e cosi' suo figlio. Dall'altra parte, c'e' l'anziana governante che per anni e' stata convinta dell'esistenza dei folletti, ma che -fino all'arrivo di Sho- non e' stata in grado di scoprire dove si nascondevano. La sua voglia di catturarli vivi e' probabilmente il prodromo di uno sfruttamento economico: magari vuole vendere i prendimprestito a qualche circo, o usarli per far chissa' cosa: e' il personaggio negativo del film, ma non si riesce a volerle male sino in fondo proprio perche' le sue intenzioni rimangono poco chiare sino in fondo.

Il film si chiude con un finale "da grandi": la famiglia di Arrietty che abbandona la casa perche' gli umani non devono vederli, e se ne va alla ricerca di un altro posto dove ricostruire un rifugio sicuro; Sho che dopo una corsa a perdifiato riesce a salutarli per l'ultima volta, proprio il giorno prima dell'operazione. Il sole finale lascia capire che l'intervento avra' successo, ma i grandi questo gia' lo sanno: il lungometraggio inizia con Sho che racconta di quell'estate passata tutta alla casa in campagna, come se fossero passati anni da quei giorni bellissimi.

Se avete dei bambini, portateli senza indugio a vedere Arrietty; se non ne avete, trovate il tempo e il coraggio di andare comunque ad assistere ad uno spettacolo emozionante come difficilmente accade con i prodotti ipertecnologici di Pixar e DreamWorks.

Barney

 

 

 

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Quanti ne riconoscete?

Grégoire Guillemin ha realizzato questo poster, in cui un fracco di personaggi famosi viene rappresentato stilizzato, ma riconoscibile.
I gruppi sono collegati, cosi' dare i nomi e' piu' semplice...

Barney

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