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A totally unnecessary Blog

"Quando la luce tornera'", Vernor Vinge

Dopo "Universo incostante", vero capolavoro della SciFi, Vinge scrive "Quando la luce tornera'", romanzo in cui vi sono alcuni -poco significativi- punti di contatto con il Premio Hugo del 1993, ma lettura avvincente e storia costruita benissimo, e a sua volta Premio Hugo 2000. Vinge scrive relativamente poco, ma ogni suo romanzo e' una chicca, compreso "Alla fine dell'arcobaleno", che un paio di annetti fa dette origine alla querelle lettori-Mondadori per gli antipaticissimi tagli alle opere della collana "Urania".

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Se riuscite a trovare il libro su qualche bancarella dell'usato (il romanzo e' introvabile altrimenti, almeno in italiano: manco su eBay c'e'!...) avrete tra le mani una storia con parecchi particolari interessanti.

Ad esempio, un pianeta che orbita attorno ad una stella variabile, che alterna 35 anni di attivita' (e quindi di luce e calore) a 215 di spegnimento quasi completo, con conseguente trasformazione del pianeta stesso in palla di ghiaccio. La civilta' che si e' sviluppata su quel pianeta ha trovato il modo di sopravvivere al gelo infrattandosi in grotte profondissime, ma ad ogni ciclo di accensione si trova a dover ricostruire daccapo tutte le infrastrutture di base (palazzi, strade, fattorie...) che vengono spazzate via dai primi mesi di intensa attivita' solare; l'avanzamento tecnologico e' quindi "a salti", e proprio quando siamo vicini alla nascita della prima civilta' industriale, due differenti spedizioni "commerciali" sono in orbita attorno al pianeta per sfruttare gli ingenui alieni (che tra l'altro sono proprio quanto di piu' alieno si possa immaginare: ragni senzienti). Uno dei due gruppi e' rappresentato da veri commercianti, i Qeng Ho (citati anche in "Universo incostante"), ansiosi di mercanteggiare chissa' quali ricchezze con gli autoctoni, l'altro e' rappresentato da umani misteriosi, gli Emergenti, che si riveleranno ben presto un incubo della peggiore specie, sia per i Queng Ho che per il pianeta Arachne. Tra gli Emergenti risaltano per cattiveria e crudelta' alcuni personaggi indimenticabili, primo tra tutti il caponave e leader di missione Tomas Nau. Pagina dopo pagina si impara ad odiare Nau e i suoi scagnozzi, e a sperare che qualche evento particolarmente doloroso li cancelli dalle pagine del libro. Si scopre che gli Emergenti sono soliti utilizzare (letteralmente) i prigionieri di guerra per scopi diciamo "cybertecnologici", e ovviamente pure per diletto sessuale.

La storia si alterna tra i visitatori umani, che in orbita attendono per decenni che la civilta' dei ragni diventi tecnologica al punto giusto, e i ragni stessi, tra i quali presto impareremo a riconoscere Sherkaner Underhill, geniale e bizzarro inventore a meta' strada tra un McGyver e Leonardo da Vinci. Il tutto con l'inesorabile metronomo della stella OnOff, che precisa come la morte si spegnera' dopo trentacinque anni di attivita'.

Riusciranno i ragni ad evolvere a sufficienza per rimanere attivi anche durante il grande gelo? Chi prevarra' nella lotta in orbita, tra i simpatici Qeng Ho e i fottutissimi Emergenti?

Recuperate il libro, e lo saprete!

Barney

 

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Multivax - How can entropy be reversed?

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Un sito che omaggia un solo, singolo racconto.
Beh, e' uno dei piu' famosi racconti di fantascienza, e uno dei preferiti da molti lettori.

E' -inoltre- stato scritto da uno dei piu' famosi scrittori di SciFi, e la sua struttura e' perfetta per come riesce a tenere il lettore incollato al foglio di carta in attesa della risposta all'ultima domanda.

La risposta ce la da pure il sito cui potete arrivare cliccando sull'immagine qua sopra, al termine del racconto "L'ultima domanda", di Isaac Asimov.
Il protagonista? Lui, il Multivac!

Barney

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Universo incostante, Vernor Vinge. Ed. Nord

"Universo incostante" e' uno dei piu' bei romanzi di Vinge, ed ha meritatamente vinto il Premio Hugo del 1993. Si tratta di una poderosa space opera di hard science fiction che riesce a mantenere un livello elevatissimo per piu' di 530 pagine.

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La premessa "tecnica", che spiega anche il titolo in italiano del romanzo (tra parentesi: diversissimo dall'originale, che e' "A fire upon the deep"), e' che nella nostra galassia vi siano quattro zone "temporali" distinte, concentriche una rispetto all'altra. In queste zone la velocita' massima e' differente: nel centro abbiamo la zona piu' lenta, dove le tecnologie avanzate non funzionano e anche i cervelli degli uomini ragionano peggio. La zona successiva e' la nostra: la velocita' massima e' quella della luce, i viaggi tra sistemi solari sono possibili solo grazie all'ibernazione, i computer sono simili a quelli umani. La terza zona, l'Esterno, rappresenta il campo d'azione iniziale del romanzo: e' possibile superare abbondantemente la velocita' della luce sia con navi che con sistemi di comunicazione, nanotecnologie e intelligenze artificiali dominano ogni manufatto, esistono congegni agrav (antigravita'). Piu' esternamente ancora c'e' il Trascendente, dove la vita esiste come essenza e in pratica siamo sull'Olimpo: i pochi abitanti sono totipotenti o quasi, e infatti sono chiamati "Potenze". Qua la velocita' massima possibile e' ancora superiore, cosi' come l'interazione con qualsiasi strumento computerizzato.

La storia: una spedizione scientifica parte dall'Esterno per esplorare un pianeta che appare disabitato, nel Trascendente. Fortunosamente si scopre, invece, che il pianeta ha ospitato millenni prima una civilta' avanzatissima, e viene ritrovato un archivio informatico sepolto. La spedizione si mette a studiare l'archivio, che in realta' e' una Potenza primeva. In breve la Potenza si risveglia, infesta ogni sistema computerizzato e inizia a far strage dei ricercatori. Gli uomini si accorgono tardivamente del disastro compiuto, e contestualmente scoprono una contromisura. Approntano un tentativo di fuga dal pianeta, ma la Potenza annichilisce una delle due astronavi in partenza. L'altra contiene tutti i bambini ibernati, due adulti e la contromisura. La loro fuga fortunosamente riesce, ma l'astronave si ritrova su un pianeta sconosciuto.

La Potenza si espande inesorabile, alla conquista di centinaia di sistemi solari e alla ricerca dell'astronave fuggita. L'azione viene spesso raccontata da dispacci ultraluce, che -simili a lanci di agenzia- anticipano o chiariscono lo svolgersi frenetico delle cose.

Nel frattempo i fuggitivi atterrano sul pianeta, adatto alla vita ma privo di tecnologia avanzata. Appena atterrati, i due adulti vengono uccisi dagli abitanti del pianeta: canidi intelligenti che vivono in gruppi (meglio: in aggruppi) di piu' individui che formano una entita' multipla ma inscindibile. Grazie al lavoro di equipe, i cani sono riusciti a costruire case, palazzi, navi... Siamo dunque in un Medioevo canino. Gli unici due esseri umani non ibernati sono i due figli degli adulti uccisi, che verranno catturati da due fazioni di cani rivali e li guideranno in una frenetica evoluzione tecnologica accelerata per sconfiggere l'avversario.

La Potenza perversa continua la sua conquista e la distruzione di interi mondi; a contrastarla e' rimasta una sola astronave, che ha intercettato il segnale di soccorso della nave fuggita sul pianeta dei cani e li' si dirige alla disperata ricerca della contromisura.

Tra lotte, guerre e maree temporali, i capitoli si alternano senza soluzione di continuita' e incalzano il lettore sino alla fine, che rappresentera' un nuovo inizio per la civilta' di Artiglio.

Da leggere, sia perche' la trama e' ben congegnata, sia perche' le soluzioni tecniche che giustificano la trama stessa sono perfettamente funzionali al plot. Vinge non tradisce le attese: consiglio caldamente anche gli altri due "Hugo" dello scrittore statunitense: "Quando la luce tornera'", e "Alla fine dell'Arcobaleno".

 

Barney

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xkcd: Cryogenics

Paradossi temporali che Woody Allen ben conosce... Approfitto per suggerire xkcd come posto dove trovare regali ganzi e a poco prezzo all'ultimissimo tuffo.

Barney

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Hyperion, Dan Simmons (Fanucci)

Qualche giorno fa Fanucci ha ristampato il primo volume della serie "I canti di Hyperion", di Dan Simmons, all'incredibile prezzo di 4,90 Euro. Prima ancora di continuare a leggere le mie bischerate, vi consiglio di correre alla libreria piu' vicina e comperare "Hyperion": saranno i 4,90 Euro meglio spesi in cultura che vi capitera' mai di investire, ve l'assicuro. Gli altri tre volumi -che dovrete leggere, se comperate il primo- vengono via per 9,90 Euro ciascuno. Che se uno pensa al fatto che "Le prime luci del mattino", il mirabolante ultimo volume per bimbiminkia scritto da Fabio Volo, costa DICIANNOVE FOTTUTISSIMI EURO, attacca a smoccolare ora e termina a Pasqua.

Vabbe', su... Lasciamo perdere lo sterco e parliamo di cose serie.

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Hyperion e' fantascienza classica, una "space opera" che puo' sembrare riservata agli amanti del genere. Invece no: se non avete mai letto nulla di fantascienza, provate ad iniziare con questo libro qua e -forse, superate le prime trenta pagina- capirete come ci si possa appassionare a scenari e situazioni futuristiche e improbabili, a viaggi in criofuga o attraverso portali di teletrasporto, a guerre tra mondi e civilita', tra uomini, intelligenze artificiali e Ouster (i reietti discendenti dei primissimi coloni umani, che si sono evoluti ed adattati alla vita nomade nello spazio), ad astronavi-torcia o astronavi-albero. Tutte queste cose ci sono, ovviamente, ma rimangono sullo sfondo di un romanzo costruito come il Decamerone di Boccaccio o i Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer: sette personaggi che raccontano se stessi e la loro vita l'un l'altro, mentre il plot li spinge inesorabilmente verso il pianeta Hyperion, vero fulcro della storia. Il nome del pianeta e' anche il nome di una delle opere di Jonh Keats, il poeta romantico inglese morto ventiseienne di tisi in Italia nei primi anni del 1800. E Keats e' uno dei personaggi protagonisti della storia, in forma di ibrido uomo-macchina. I sette pellegrini hanno come meta finale le tombe del tempo, un luogo su Hyperion dove il tempo scorre a ritroso dal futuro remoto verso un presente ignoto. A difendere le tombe del tempo c'e' lo Shrike, un essere mostruoso che dilania ed impala le proprie vittime su un albero metallico di spine. Shrike e' il nome inglese dell'averla, un uccello che uccide dilaniando piccoli animali, i quali vengono poi impalati su spine di arbusti.

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Ma la parte veramente imperdibile del libro sono -come gia' detto- i racconti dei sette protagonisti. I personaggi sono diversissimi, e diversi risulteranno i legami di ciascuno con Hyperion e con lo Shrike, in un crescendo di tensione che non si sublima in un finale chiuso, ma rimanda alla lettura dei volumi successivi. I sette metteranno a nudo loro stessi, le loro paure, i loro drammi personali, i dolori che ciascuno ha passato per arrivare sino li'. E' difficile non rimanere colpiti dai repentini e magistrali cambi di registro che Simmons riesce a gestire con mano ferma e sapiente: ad ogni racconto sembra veramente di sentire il protagonista che recita la storia con la sua voce, diversa da quella che l'ha preceduto e da quella che lo seguira'.

Leggetelo, il libro, e scoprirete le storie di Rachel, la figlia del ricercatore Sol Weintraub; di Lamia e dell'androide Jonh Keats, di Siri e del suo mondo in cui i delfini dominavano i mari, del soldato Kassad che ama un'ombra elettronica incontrata per caso durante una simulazione di battaglie, del prete cattolico Padre Hoyt, che su Hyperion trovera' la sua croce... Racconti incredibili per la loro visionarieta', ma allo stesso tempo romantici nel senso letterario del termine, che non si possono rinchiudere nel ristretto recinto della fantascienza: questa e' letteratura, perdio! E di livello eccelso!

 

Barney

 

 

 

 

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Navigating NPR's Top 100 Science Fiction and Fantasy Books

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La classifica dei 100 libri di SciFI e Fantasy piu' votati dai lettori di un sito merregano di riferimento, "chartati" in un diagramma di flusso che aiuta i piu' indecisi a scegliere tra "Nessun dove" e il "Silmarillion".

Notevole, anche se la classifica in se e' del tutto discutibile/arbitraria/incompleta. E certe posizioni urlano vendetta con enormi spargimenti di sangue...

Barney

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Scorrete lacrime, disse il poliziotto. Philip K. Dick, Fanucci

Dopo due deludenti romanzi scritti in questo ultimo anno e mezzo avevo bisogno di un capolavoro, e mi son quindi riletto un Philip Kindred Dick preso a caso dalla mia libreria. E' toccato a "Scorrete lacrime, disse il poliziotto", ottimo romanzo.

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La bellezza di questo libro sta in come Dick riesce a raccontare una storia intricata, onirica, a volte assurda, senza in pratica mai indulgere in spiegoni inutili e feedback infodumpati.La storia si dipana pagina dopo pagina come se fosse raccontata in presa diretta, e il lettore la vive assieme al protagonista.

Un assaggio della storia: Jason Taverner e' un famoso conduttore televisivo, il suo programma fa trenta milioni di ascoltatori ogni martedi' sera. E' anche uno dei pochissimi "sei", un uomo geneticamente modificato per essere migliore degli altri. Un giorno Jason viene aggredito da una delle sue amanti con una specie di spugna cannibale, viene ferito gravemente e si risveglia in un sordido hotel di periferia. Taverner scoprira' immediatamente di non esistere piu': non ha documenti di identita', nessuno lo riconosce, nessuno ha mai visto il suo programma, nessuno ha mai ascoltato uno dei diciannove dischi che ha inciso. In una societa' repressiva e ipercontrollata, in cui la pol (la polizia) e la naz (la guardia nazionale) reprimono nel sangue le proteste degli studenti universitari, in cui ad ogni angolo c'e' un posto di identificazione e di blocco, non c'e un singolo documento che possa provare che Jason Taverner e' una persona. La vicenda si chiarira', alla fine; non prima che il protagonista abbia preso coscienza di come, in quel mondo, avere perso lo status di ricco intoccabile rappresenti un vero e proprio attentato alla vita.

E il poliziotto del titolo e le sue lacrime saranno protagoniste, nel finale, della presa di coscienza nostra e di Taverner. Un grande romanzo, che dimostra una volta di piu' come sia stupido considerare la fantascienza un genere minore: libri come questo hanno una forza che rimane intatta anche a trentacinque anni dalla loro pubblicazione.

 

Barney

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15 fun facts about Star Trek

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Riepilogo di facts & figures sulla famosa serie di SciFi.

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Precorrere i tempi

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Qua forse si esagera...

Barney

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"Limit", Frank Schatzing. (Ed. Nord)

"Limit" e' molte cose differenti.

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Per prima cosa, e' un balenottero da 1360 pagine. Schatzing ha abituato i lettori a mattonate oversize sin dal suo primo libro (il bestseller thriller-techno-ambientalista "Il quinto giorno"), quindi non c'e' molto da sorprendersi. Ne risente pero' la maneggevolezza del tomo, impossibile da portare in treno durante il tragitto casa-lavoro e relegato, quindi, a letture serali a letto, scomode e torcicolliche. Consiglio a Schatzing: se vuoi continuare a scrivere questi malloppi, pubblica solo ebook.

Poi, e' un concentrato di infodumps che "L'energia del vuoto" gli fa una pippa. E qui le informazioni che vengono scaricate sul lettore sono di due tipi: quelle tecniche sul mondo aerospaziale "vero", e quelle che riguardano argomenti classici della Science Fiction rispiegati ai lettori del romanziere tedesco, evidentemente poco avvezzi a queste cose. Siccome pero' sia l'industria aerospaziale che la SciFi sono mondi che frequento abbastanza da vicino, il risultato -per quel che mi riguarda- e' un buon 40% di libro di troppo. Se poi si aggiunge che la parte spaziale e' in gran parte la descrizione della regolite lunare e delle sue proprieta' schermanti-strutturali, mi viene quasi da segnare la lettura del romanzo come "lavoro" sui timesheet aziendali...

Ancora: e' un libro che cambia registro spesso, e che ambisce (e -almeno fino a circa 200 pagine dal termine- con discreto successo, va detto) a far confluire tre filoni narrativi -nettamente distinti in partenza- nella storia che tiene assieme il romanzo.

Infine, vi sono veramente molti esempi di colpi di scena seguiti da contro-colpi di scena e da contro-contro colpi di scena. Il tutto in poche pagine, a rendere veramente pesante la lettura: nessuno crede piu' a quel che succede, dopo la terza sequenza di colpi e controcolpi.

Il libro lo si puo' vedere come un cocktail composto da 1/3 di Arthur C. Clarke, cui si deve tutta la parte iniziale basata sull'ascensore gravitazionale (Reference Document: "Le fontane del Paradiso"), 1/3 di William Gibson, che va ringraziato per almeno l'80% della sottotrama "cinese", piena di hacker, di computer semi-senzienti, di ologrammi e di feroci serial killer psicopatici (Reference Documents: "Monna Lisa cyberpunk", e -soprattutto- "Luce virtuale"), 1/6 di Cormac McCarthy + 1/6 di James Ellroy (Reference Documents: per CMcC "Non e' un paese per vecchi", per JE "American tabloid"), una spruzzatina di Frederick Forsyth (Reference Document: "Il quarto protocollo"), ghiaccio a piacere e frullare ben bene. Aggiungere le classiche du' ulivine e bere diaccio marmato sotto un ombrellone, d'agosto. Poi mi rammentate di sicuro.

La trama, molto succintamente e senza troppi spoiler (quelli che abbastano per far capire di che stiamo a parlare, e ci state larghini): nel 2025 un visionario industriale britannico riesce a costruire -su un'isola piazzata esattamente all'Equatore, ma che ve lo dico a fare? E' logico!- un ascensore gravitazionale. Come contrappeso, in GEO, viene realizzata una stazione orbitale che funge anche da centrale operativa per le operazioni di estrazione di Elio3 dalla superficie lunare. L'Elio3 viene ovviamente impiegato nelle centrali a fusione inventate -c'e' bisogno di dirlo?- dallo stesso genio britannico, e altrettanto ovviamente le compagnie petrolifere stanno collassando.
Una organizzazione segreta (Hydra, pare la Spectre di JamesBondiana memoria...) non trova di meglio che organizzare un attentato sulla Luna, anzi gia' che ci sono progettano DUE attentati; ma sulle loro tracce, per motivi di sfiga clamorosa/di congiunzioni astrali irripetibili, si mette un detective informatico americano trapiantato a Shangai...

Finale telefonato qualche centinaio di pagine prima dell'"the end", che serve a giustificare una serie di palesi incongruenze nella trama e a far sembrare dei coglioni i protagonisti, e in minor misura il lettore.

Altre cosette sparse qua e la:

  1. al termine (??!!!) del libro ci sono DIECI PAGINE con nomi e ruoli di tutti i protagonisti del romanzo;
  2. si scopre che sulla stazione spaziale non mangiano fagioli e cipolle perche' altrimenti le scorregge puzzerebbero;
  3. si scopre che fare sesso in assenza di gravita' non e' facilissimo, e quindi i letti hanno delle cinghie per bondage (ma non ci sono le manette...);
  4. Si rimane sorpresi dallo scoprire che in italiano "botnet" si traduce "botte per il vino". Per chi non conoscesse il significato di botnet: ve lo cerco io su Google :-). Qui c'e' da sottolineare che la colpa potrebbe essere tutta delle due traduttrici dal Crucconese all'Italiano, ma vai a sapere te...;
  5. si assiste ogni tanto a una strage efferata/catastrofe seminaturale/altro a caso; eventi che hanno tutti un unico scopo: sfoltire il numero di attori sul palcoscenico, veramente esagerato (si veda infatti sopra il punto 1);
  6. si scopre (in rete) che Schatzing e' un idolo per i grillini (e i tunninari, forse). Solo questo motivo sarebbe sufficiente per mandare al rogo la sua opera omnia;
  7. secondo il mio modestissimo parere, Schatzing e' di un prolisso che gonfierebbe i maroni a Giobbe, ma potrei pure sbagliare, sia chiaro.


Giudizio sintetico: leggersi i Reference Documents invece del romanzo potrebbe essere piu' divertente. Sicuramente piu' formativo.


Barney

Gimme melange, honey...

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Una serie di ambientazioni dal pianeta Arrakis, detto anche Dune, fatte con caramelle gommose.
Il Verme delle Sabbie e' venuto benissimo, i Fremen sono passabili, il Muad'dib e' credibile... Ma cristo: le NUVOLE su Arrakis ???!!

Barney

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Posted July 2, 2011

Il tempo del vuoto - Peter F. Hamilton

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E' in edicola -ancora per poco- il secondo volume della saga del Vuoto di PF Hamilton, "Il tempo del vuoto".
Una lettura da fare DOPO essersi procurati il primo libro della trilogia, "Il sogno del vuoto", e magari preparandosi a rimanere attaccati ad un universo complicato e dalle mille sfaccettature, ma assolutamente coerente nella sua complessita'. Di Hamilton a me piace tutto, ma capisco chi lo odia a morte, un po' come Robert Jordan e il suo immenso ciclo della Ruota del Tempo.
Se pero' rimarrete affascinati dalla serie del Vuoto non potrete assolutamente fare a meno di recuperare l'immensa serie de "L'alba della notte", che Urania ha pubblicato anni fa in -mi pare- addirittura dieci volumi.
Purtroppo questa roba qua in Italia la si legge su una pubblicazione da edicola (senza alcuna offesa per le edicole, sia chiaro), e non c'e' speranza di vederla ristampata in formato-libro, ne' di poterla recuperare in formato ebook LEGALE (per i .pdf illegali invece non dico niente). Chi e' incuriosito dalla saga, la puo' trovare in inglese su Amazon.

Barney

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Posted June 20, 2011

The New Hitchhiker's Guide to the Galaxy

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La giornata dell'asciugamano e' volata via senza che LA notizia del giorno fosse in qualche modo segnalata come si deve.
Rimedio con poco ritardo (direi anzi con anticipo, grazie al paradosso di Schroedinger) : ci sono dei simpaticoni che hanno in mente di tirar fuori un nuovo videogioco ispirato alla Guida Galattica per Autostoppisti.
E se questa non vi sembra una notizia degna d'esser celebrata con un gotto esplosivo pangalattico, vuol dire che siete davvero vecchi dentro! ;->

Barney "Beeblebrox"

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Posted May 28, 2011

Oh.My.God...

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Spero qualcuno chieda hamburger di Chewbacca, al tenutario di 'sto baraccone qua.

Barney

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Posted May 26, 2011

Source code (il film)

Sono stato l'altra sera a vedere "Source code", al cinema. Mi sembrava di averlo "selezionato" tra i film da non perdere, e quando ho visto chi era il regista mi sono ricordato del perche': si tratta di Duncan Jones, noto per essere figlio di David Bowie, ma soprattutto perche' ha esordito con l'ottimo "Moon", un lungometraggio di fantascienza girato in pratica con un solo attore, tutto in interni. Costo basso e gran successo di critica e di pubblico.

L'opera seconda e' -diciamolo subito- da vedere, e si gusta appieno se ci si va senza sapere niente o quasi della trama, quindi consiglio a chi vuole andare a vedere il film di smettere di leggere qua, perche' dopo la locandina faro' alcune anticipazioni.

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Il film inizia su un treno diretto a Chicago, dove incontriamo il protagonista che sembra svegliarsi da un sonnellino. E' visibilmente stordito e non bene orientato. La ragazza davanti a lui lo chiama "Sean", e pare conoscerlo bene, ma lui non la riconosce, ne' si riconosce in "Sean": dice infatti di essere Colter Steven, un pilota di elicotteri in missione in Afghanistan. In bagno, lo specchio gli restituisce un volto che non e' il suo. Spaventato, inizia a chiedere cosa sta succedendo. E proprio in quel momento il treno esplode.

Colter Stevens si risveglia imbracato in una capsula, e poco a poco gli -e ci- viene svelata la verita'. La scena del treno e dell'esplosione verra' rivissuta molte altre volte, e ogni volta Colter e gli spettatori hanno un tassello in piu' per scoprire l'arcano.

Film costruito benissimo su un'idea mediamente innovativa, con il classico side character dello scienziato cattivo al soldo dei militari e un paio di incongruenze difficili da scoprire subito che pero' mi paiono marginali. Ottimo prodotto, veramente. Con happy end doppio, ad elevare le possibilita' di fare cassetta. Che mi parrebbe giusto: se non si vanno a vedere film come questo, ci restano i Vanzina. Ah, una curiosita': la pellicola e' stata girata (in digitale) in due mesi, giusto un anno fa. Gli effetti speciali sono stati aggiunti a novembre 2010, e ad Aprile 2011 il film e' uscito in tutto il mondo. Notevole, direi.

Chiosa finale per il titolo: e' quello originale e a me sembra ridicolo; la spiegazione che ne viene data durante lo svolgimento dell'azione non mi ha convinto per niente.

 

Barney

Filed under  //   Cinema   SciFi  
Posted May 1, 2011