Panofsky's version

A totally unnecessary Blog

Una notte al cinema

Ieri sera, in preparazione alla giornata campale di oggi, ho deciso di andare a formattarmi il cervello al cinema. Non avendo la tv, la sala cinematografica e' uno dei sistemi piu' innocui ed economici che mi rimangono per lobotomizzar rilassare la mente. Purtroppo, pero', la mia citta' sta vivendo una crisi delle sale che nemmeno la grande depressione del '29 a New York, e se attualmente possiamo contare su quattro cinemi piu' o meno funzionanti, due di questi (incidentalmente quelli d'essai, i preferiti dai comunisti radical-chic) sono li' li' per tirare il calzino per due differenti motivi kafkiani che qua non c'e' il tempo di discutere e comunque non importerebbero a nessuno. E poi -se non s'e' capito- vorrei parlare del film che ho visto ieri sera.

Che -anche qua e' pleonastico- si intitolava "Carnage", no, forse "Terraferma". Anzi, era "I Puffi in 3D". O forse "Super 8"... La scelta del giorno era tra questi quattro qua.

Io -figurati- ero partito per andare a vedere "Contagion", che essendo le sale quattro (come ho gia detto) ed essendo in queste quattro sale programmati i filmi che ho rammentato poco sopra, era obiettivamente difficilino da vedere...

Al suo posto c'erano i Puffi in 3D, che prima di tutto avevo gia' visto domenica pomeriggio con Greta e amica di Greta, poi francamente i Puffi allo spettacolo delle 22,30 sono piacevoli come un gatto che ti s'e' aggrappato alle palle con gli artigli e non ti molla manco se gli prometti doppia razione di croccantini al caviale. Allora ho dovuto scegliere un ripiego, visto che di tornare a casa senza film non se ne poteva proprio parlare (son di ferrei principii, io). Mi son diretto rapido e scattante verso il luogo di proiezione di "Carnage", film visto domenica pomeriggio da Mrs. Panofski e dalla mamma dell'amica di Greta, mentre le bimbe e il sottoscritto -as said above- si sparavano tonnellate di poppicorni e di Gargamelli, entrambi in 3D. Nell'invero breve tragitto -saran 200 metri a esagerare- ho mentalmente scartato la visione di "Terraferma" perche': 1) Mrs. Panofski c'era stata la sera prima e gli aveva assegnato il voto di ZERO (estiquaatzi!); 2) sapevo gia' di che si trattava e preferisco leggerci un libro sopra, grazie; 3) essendo girato da un italiano non poteva che essere -con quell'argomento- un film da ZERO; 4) ci recita il fratello di Fiorello, che si chiama Fiorello anche lui perche' quello e' il cognome, ma il nome so una sega qual'e'.

Arrivato davanti al cinema dove si proiettava l'ennesimo capolavoro del regista pedofilo Roman Polanski, alla vista di si' tanti giovini radical-chic davanti al portone in trepida attesa dell'apertura delle cancellate per assistere allo chef d'oeuvre del Maestro mi s'e' guastato il sangue, e ho repente girato il cavallo d'acciaio, direzione ultima chance per raddrizzare la serata: "Super 8".

Super8
Ecco, e' andata a finire che ho visto "Super 8", ed e' finita bene, nel senso che il film m'ha piacevolmente sorpreso.

E' un prodotto raffinato, che parte come una storia di iniziazione adolescenziale sul perfetto stile di "Stand by me", che viene citato a mani basse (con leggera variazione verso "It", che comunque l'ha scritto Stephen King pure quello). Poi vira -sempre sul versante adolescenziale- verso i "Goonies", per infine assumere i toni piu' cupi e introversi (no, niente paura:il cervello non si solghera'...)  di un "La cosa" di Carpenter, sfiorando "E.T." e "Incontri ravvicinati del terzo tipo". D'altra parte, il produttore del film si chiama Steven Spielberg...

Un accenno alla trama: in una tranquilla cittadina di provincia un gruppo di adolescenti sta girando (in Super 8) un filmino amatoriale sugli zombi. La troupe improvvisata assiste ad un catastrofico incidente ferroviario, che li lascia incredibilmente illesi, ma che scatena un essere alieno nascosto da decenni nelle viscere della citta'.

Il finale leggermente scontato e forse troppo mieloso non toglie comunque niente ad un buon prodotto da entertainement, perfetto per lobotomizz rilassare la mente. Ah, una menzione anche da parte mia (mi sono trovato incredibilmente d'accordo con quasi tutte le recensioni in rete) per la giovanissima e bravissima Elle Fanning, sorella di Dakota Fanning, che dimostra grande stoffa da attrice.

Giudizio sintetico: da vedere (senza aspettarsi Kieslowski, ma chi se ne fotte). 3,7 stelline su 5.

 

Barney

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Ricompensati

Qualcuno dovrebbe mettersi a studiare il tasso di genialita' dei fumettisti: la mia statistica dice che questo tipo di persone e' assolutamente in grado di fare le scarpe ad artisti piu' blasonati e riconosciuti. Andrea Pazienza, Frank Miller, Magnus, Will Eisner, Alan Moore, Art Spiegelmann... Non sono solo disegnatori e scrittori di storie: sono artisti completi, che proprio perche' il loro ambito e' di per se multimediale si elevano al di sopra di molti "creativi" moderni. All'elenco qua sopra si puo' tranquillamente aggiungere Gian Alfonso Pacinotti, a.k.a. Gipi. Unico suo difetto e' l'esser pisano, macchia indelebile sulla fedina penale di ogni sfigato nato nella citta' della torre pendente, ma e' anche vero che non possiamo sceglierci ne' i genitori, ne' il luogo in cui veniamo al mondo.

Ok, proviamo a dimenticarci della pisesita' di Gipi, e concentriamoci invece sulle sue opere. I fumetti sono assai noti, e il suo tratto, da falso ignorante delle matite, appare quasi ogni giorno sulle pagine centrali di Repubblica. Ora Gipi -che peraltro scrive pure molto bene- e' tornato al suo primo amore: il cinema. A Venezia c'e' in concorso il suo "L'ultimo terrestre", ma sono anni che egli imperversa sulla rete con dei corti geniali, come questo qua, che si intitola perlappunto "Ricompensati", e che ci sta dimolto bene di questi tempi bui:

I corti sono visibili anche dal sito della SantaMariaVideo.

 

Barney

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E poi venne il silenzio

Video Rai.TV - Documentari - E poi venne il silenzio

Il 12 agosto ricorreva il 67° anniversario della strage di Sant'Anna di Stazzema. Noi c'eravamo, come tutti gli anni, a commemorare -tra le altre 559 vittime- la mamma di mio suocero.

Il link sopra e' per la visione in streaming (legale) di "E poi venne il silenzio", docu-drama di Irish Braschi sull'avvenimento. Partecipa per pochi secondi anche Saverio, che interpreta il nonno da bambino.

Ricordare e' un dovere.

Barney

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Movie cliché infographics

Ve ne sono altri, altrettanto veri, nel sito cui si accede dalla figura.

Barney

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Machete

Ricordo quando, circa vent'anni fa, uscii dal cinema dopo aver visto "Il cielo sopra Berlino". Le persone si interrogavano sul significato recondito che Wim Wenders aveva nascosto nei meandri della pellicola: "ma avra' voluto raccontare della caducita' della condizione umana, oppure del misticismo che vince contro il meccanicismo dilagante?"


Io, e con me uno solo dei miei amici dell'epoca, commentavo cosi': "m'importanasega di quel che vuole dire il regista! A me basta che il film trasmetta sensazioni positive, che si lasci vedere con piacere, e che sia girato tecnicamente bene!"

Il commento si attaglia alla perfezione a "Machete".

Machete
Il film di Robert Rodriguez -il sodale di Tarantino- e' un capolavoro assoluto non solo nel suo genere (in qualunque genere vogliate comprimerlo: splatter, western, mariachi, poliziesco. Fate un po' voi, per quel che importa...), ma proprio come archetipo di quel che dovrebbe essere una pellicola: divertimento puro dall'inizio alla fine, senza mai stare a chiedersi se la Jessica Alba avesse voluto alludere a qualche scritto di Schopenauer, mentre parlava con la Michelle Rodriguez. O se Robert De Niro in versione-senatore sudista non politically correct possa alla fine veicolare un messaggio positivo (spoiler: no, direi che De Niro veicola messaggi negativi per tutto il film, comunque Nemesi avra' la sua bastarda vittoria alla fine). 

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Puro genio in ogni scena. E capacita' -rarissima di questi tempi- di trascinare tutta la sala in urla e battimano continui durante l'intero film. Una cosa che a memoria mia (che ero di certo il piu' vecchio del cinema) era accaduta solo per "The Blues Brothers".
E' da vedere, "Machete", perche' vi libera il cervello e il cuore da pensieri e preoccupazioni per un'oretta e mezza, e veramente rilassa e rasserena meglio di un bagno caldo. Se volete staccare, e' quello che fa per voi.
Attenti solo a non restare troppo attaccati alla storia, altrimenti vi ritroverete come e' successo a me a ridere come idioti sul treno, mentre pensate a Danny Trejo che sfugge ai suoi assassini usando una corda improvvisata. Della quale corda non diro' altro, se non che la scena ha provocato l'ovazione piu' grande in sala, assieme a quella della moto con Gatling impiantata sul manubrio.

Giudizio sintetico: splendido, un "Kill Bill" con l'overboost sempre acceso.

Barney

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Posted May 20, 2011

Source code (il film)

Sono stato l'altra sera a vedere "Source code", al cinema. Mi sembrava di averlo "selezionato" tra i film da non perdere, e quando ho visto chi era il regista mi sono ricordato del perche': si tratta di Duncan Jones, noto per essere figlio di David Bowie, ma soprattutto perche' ha esordito con l'ottimo "Moon", un lungometraggio di fantascienza girato in pratica con un solo attore, tutto in interni. Costo basso e gran successo di critica e di pubblico.

L'opera seconda e' -diciamolo subito- da vedere, e si gusta appieno se ci si va senza sapere niente o quasi della trama, quindi consiglio a chi vuole andare a vedere il film di smettere di leggere qua, perche' dopo la locandina faro' alcune anticipazioni.

Source-code_poster
Il film inizia su un treno diretto a Chicago, dove incontriamo il protagonista che sembra svegliarsi da un sonnellino. E' visibilmente stordito e non bene orientato. La ragazza davanti a lui lo chiama "Sean", e pare conoscerlo bene, ma lui non la riconosce, ne' si riconosce in "Sean": dice infatti di essere Colter Steven, un pilota di elicotteri in missione in Afghanistan. In bagno, lo specchio gli restituisce un volto che non e' il suo. Spaventato, inizia a chiedere cosa sta succedendo. E proprio in quel momento il treno esplode.

Colter Stevens si risveglia imbracato in una capsula, e poco a poco gli -e ci- viene svelata la verita'. La scena del treno e dell'esplosione verra' rivissuta molte altre volte, e ogni volta Colter e gli spettatori hanno un tassello in piu' per scoprire l'arcano.

Film costruito benissimo su un'idea mediamente innovativa, con il classico side character dello scienziato cattivo al soldo dei militari e un paio di incongruenze difficili da scoprire subito che pero' mi paiono marginali. Ottimo prodotto, veramente. Con happy end doppio, ad elevare le possibilita' di fare cassetta. Che mi parrebbe giusto: se non si vanno a vedere film come questo, ci restano i Vanzina. Ah, una curiosita': la pellicola e' stata girata (in digitale) in due mesi, giusto un anno fa. Gli effetti speciali sono stati aggiunti a novembre 2010, e ad Aprile 2011 il film e' uscito in tutto il mondo. Notevole, direi.

Chiosa finale per il titolo: e' quello originale e a me sembra ridicolo; la spiegazione che ne viene data durante lo svolgimento dell'azione non mi ha convinto per niente.

 

Barney

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Posted May 1, 2011

Ich bin ein Barney

E cosi', finalmente, ieri sera sono riuscito a vedere "La versione di Barney" al cinema. Il film era in prima visione cittadina, e il fatto che la cosa sia avvenuta circa quattro mesi dopo l'uscita della pellicola sul circuito nazionale da' la cifra della condizione drammatica in cui versano le sale della mia citta'. Ma andiamo a parlare brevemente del film, che e' meglio...

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Tra il libro di Richler e la pellicola di Lewis c'e' una certa distanza, non tanta quanto mi ero aspettato dopo aver letto innumerevoli recensioni, ma avvertibile. All'uscita ho sentito persone che si lamentavano di come il libro fosse piu' cinico, piu' graffiante rispetto al film (e' la vulgata che va per la maggiore e quindi adattissima a un commento  caldo mainstream, magari dato senza nemmeno averlo letto, il libro). Si, puo' essere fino a un certo punto vero, ma il libro ha a disposizione tempo e pagine che il film -per evidenti esigenze di durata- non ha. E sospetto che Lewis, al contrario di Allen, non abbia dimestichezza con le bettute Yiddish... I personaggi sono comunque interpretati magistralmente, e Dustin Hoffman nella parte del padre di Barney e' semplicemente strepitoso.
La cosa positiva, secondo me, e' che Lewis ha esaltato il messaggio di fondo del libro di Richler (che e' alla fine la filosofia di vita di Boogie, l'amico scrittore fallito): la vita e' una sola, e merita di essere goduta appieno, facendo pero' estrema attenzione alla sua fragilita', in tutti i sensi: si puo' perderla, o perdere la donna che si e' disperatamente inseguito ed amato per decenni per una cazzata di un minuto.

E' un film sulla morte, insomma, e sull'ineluttabilita' della stessa. Vista dal punto di vista distaccato e amaro di un ebreo che ha deciso di non farsi mai travolgere del destino.


In fondo la sostanziale differenza con il libro sta nella minore "cattiveria" del Barney interpretato assai bene da Giamatti, e nell'accentuazione della sua bonta' alla fine. Anche il disvelamento della sorte che Boogie ha avuto trent'anni prima e' "for real dummies", e non lascia adito ad alcun fraintendimento, almeno in soggetti mediamente intelligenti [esclusi come sempre i leghisti a' la' Borghezio].
Vi sono alcune scene fondamentali, soprattutto nella parte-Miriam (che e' LA moglie delle tre che Barney ha durante la sua lunga vita) che commuovono certamente piu' gli uomini che le donne, e aver letto il libro aiuta a seguire una storia che altrimenti in certe sfumature non e' immediata. Non posso che consigliarne la visione, magari prima di rincoglionirvi del tutto come succede a Panofsky alla fine, quando per lui anche accendere uno dei suoi amati Montecristo diventa impresa impossibile.
Un film che, come il libro, e' una dichiarazione d'amore per tutte le Miriam del mondo, e per la vita. Che e' davvero una sola, e che davvero vale la pena di vivere senza remore. 

Barney

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xkcd: Movie Narrative Charts

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Vecchia genialata da xkcd. E riesce pure ad essere accurato!

Consigliata la visione a grandezza naturale, ottenibile cliccando sul link sotto l'immagine e poi scrollando come una scimmia ubriaca. Una  versione stampata a grandezza naturale la si può acquistare dal sito di Randall.

BP

 

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Paprika

Lunedì scorso ho iniziato l'ultimo giorno di Lucca Comics and Games con la visione (alle NOVE E TRENTA del mattino di un giorno festivo...) di "Paprika, Sognando un sogno", anime del 2007 del regista giapponese Satoshi Kon (morto purtroppo giovanissimo lo scorso agosto).

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Della (dis)organizzazione di Lucca Comics parlerò dopo, così come dell'idiozia di lucrare sulla passione di giovani e meno giovani che invadono pacifici e gioiosi la mia città tutti gli anni per spendere i loro risparmi in fumetti, miniature, giochi e carte. Non li si può tassare di 12 Euro per entrare alla fiera, ma ne parlerò un'altra volta. Adesso torniamo al film.

Avevo preso nota di questo anime qualche settimana fa, perche' in molti ne parlavano come del vero ispiratore di "Inception", e devo dire che non è stata una delusione. La storia è presto raccontata: in un futuro non troppo lontano si è scoperto il modo, attraverso una specie di innesto cerebrale che si chiama "DC Mini", di entrare nei sogni dei malati psichiatrici, per agire sul loro subconscio e -quindi- curare gravi turbe mentali. Una delle dottoresse che sperimenta con successo la DC Mini è Atsuko Chiba, che -con lo pseudonimo di Paprika- cura numerosi pazienti.

Ladri ignoti rubano però quattro prototipi della macchina, e l'utilizzo incauto da parte loro delle sonde psichiche comporta una situazione di sogno ad occhi aperti che, con il passare del tempo, rischia di divenire collettivo. In questo stato le persone non si rendono conto di non sognare, e quindi si possono ad esempio suicidare gettandosi dalle finestre mentre tentano di spiccare il volo. Un pò come se fossero sotto l'effetto di LSD, insomma.

I sospetti ricadono su uno degli sviluppatori della DC Mini, misteriosamente scomparso, e Paprika-Chiba assieme al grassissimo scienziato ideatore del marchingegno si dovrà immergere a fondo nel sogno collettivo per riportare la situazione sotto controllo.

L'unica pecca dell'anime è il finale assolutamente troppo "buono", con tutti i protagonisti che scampano al pericolo del sogno collettivo, e Chiba che si scopre innamorata del grasso Tokita (qui con la DC Mini in mano). Ottimo cartone fino quasi alla fine, insomma.

Al pomeriggio, comunque, mi sono rivisto questo capolavoro qua:

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Beh, una ottima giornata, anche se ha piovuto quasi sempre.

BP

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Inception

Sono stato a vedere "Inception", ieri sera.

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Il film è stato accolto da una serie di critiche buone o buonissime, sicuramente alcune solo perché il regista e' Christoper Nolan, che ha diretto "The dark knight" rinverdendo, ce ne fosse stato bisogno, il culto per Bruce Wayne / Batman.

La sinossi in breve: in un futuro non troppo lontano alcuni sono in grado di entrare nei sogni delle persone per rubare idee e pensieri. Il procedimento inverso, ovvero innestare nella psiche di un soggetto una idea nuova, è difficilissimo. Dom Cobb (Leo Di Caprio), un bravissimo "ladro di sogni", viene arruolato da un ricchissimo magnate giapponese proprio per instillare, nella mente del suo giovane avversario in affari, una idea che farebbe crollare il suo impero economico, a tutto vantaggio del giapponese.

Questo in sintesi il plot. Che è evidentemente frutto di intense letture Dickiane da parte di Nolan (che in questo film e' regista maanche produttore, maanche scrittore della trama), e la cosa è fortunatamente evidente anche a chi ha sentito parlare di Dick solo attraverso "Blade runner". Piani di realtà diversi ed ambigui, tempi asincroni ma coordinati al secondo, uso smodato di droghe, simbolismo a gogò permeano quasi ogni scena del film, ed è davvero impossibile -ad esempio- non pensare all'unicorno origami quando si vede la trottolina girare. O togliersi dalla testa di trovarsi davanti ad un remake di "Total recall" e dei suoi impianti cerebrali. O ad un "Paycheck" rifatto a distanza di pochi anni dall'originale. O ancora a "Minority report" in cui il protagonista non cambia faccia solo grazie ad una iniezione di botulino.

Qualcuno, più giovane di me, ci ha visto il primo, bellissimo "Matrix". Ovvio, ma "Matrix" deve a Dick tanto quanto "Inception", quindi sempre a Philip K. Dick si torna.

Oh, intendiamoci: il film è assai bello, godibile e divertente. Da vedere di sicuro. Puoi parlarci ore sopra, sicuro di riuscire a dire cose mai dette prima. Ci puoi vedere una metafora fiolsofica di tutto quel che ti pare: la vita, l'universo e tutto quanto, la morte, la realtà e il trascendente. La colpa, il perdono, l'espiazione e la catarsi. Tutto.

Ma -come già abbondantemente detto- questo "tutto" a me pare molto un deja vu uncredited.

In estrema sintesi: "Io sono vivo, voi siete morti".

 

BP

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