Panofsky's version

A totally unnecessary Blog

"Oltre il confine", Cormac McCarthy, Einaudi

"Oltre il confine" e' un western ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti a cavallo tra gli anni '30 e i '40 del secolo scorso, periodo di transizione tra il cavallo e l'automobile.

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Ma prima di tutto e' un libro stupendo, per come riesce a piegare un genere assolutamente di nicchia al bisogno narrativo dell'autore. Il fatto che vi siano cavalli, messicani, lupi, coyote e vacche prese al lazo e' incidentale, e serve solo a localizzare l'azione e la storia nell'ambiente preferito e conosciuto da McCarthy stesso.

Il libro e' la storia della famiglia Parham, che vive nel New Mexico in un piccolo ranch, raccontata soprattutto attraverso Billy, il figlio maggiore, che insegue la sua giovinezza e la sua voglia di liberta' tra Messico e sud degli USA, all'inseguimento prima di una lupa, poi sulle tracce di una banda di ladri, infine alla ricerca del fratello minore, Boyd.

La prima parte del libro e' stata ben raccontata (anche se non fino alla fine...) da Baricco anni fa a Totem. Ecco qua l'ottima narrazione, che merita (credo d'averlo scritto una ventina di volte) una mezz'ora del tempo di chiunque:

E qua la seconda parte:

Qua la terza e ultima parte:

 

Al termine del libro abbiamo un Billy oramai quasi ventenne, che continua a vagare a cavallo del confine senza una meta precisa. L'ultima frase e' la sintesi perfetta del libro:

"Non si sentivano rumori, tranne quello del vento. Dopo un po' si sedette sulla strada. Si levo' il cappello e lo poso' sull'asfalto davanti a se', chino' la testa, si strinse il viso tra le mani e pianse. Rimase li' a lungo, poi il cielo a est incomincio' a farsi grigio; poi si levo' il sole vero, quello fatto da Dio, ancora una volta, per tutti, senza distinzioni."

 

Gran libro, come molti di McCarthy.

Chiusura obbligatoria con la musica adatta alla lettura di "Oltre il confine": la colonna sonora di "Pat Garrett & Billy the Kid" di Dylan con il pezzo "Billy":

 

Barney

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Universo incostante, Vernor Vinge. Ed. Nord

"Universo incostante" e' uno dei piu' bei romanzi di Vinge, ed ha meritatamente vinto il Premio Hugo del 1993. Si tratta di una poderosa space opera di hard science fiction che riesce a mantenere un livello elevatissimo per piu' di 530 pagine.

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La premessa "tecnica", che spiega anche il titolo in italiano del romanzo (tra parentesi: diversissimo dall'originale, che e' "A fire upon the deep"), e' che nella nostra galassia vi siano quattro zone "temporali" distinte, concentriche una rispetto all'altra. In queste zone la velocita' massima e' differente: nel centro abbiamo la zona piu' lenta, dove le tecnologie avanzate non funzionano e anche i cervelli degli uomini ragionano peggio. La zona successiva e' la nostra: la velocita' massima e' quella della luce, i viaggi tra sistemi solari sono possibili solo grazie all'ibernazione, i computer sono simili a quelli umani. La terza zona, l'Esterno, rappresenta il campo d'azione iniziale del romanzo: e' possibile superare abbondantemente la velocita' della luce sia con navi che con sistemi di comunicazione, nanotecnologie e intelligenze artificiali dominano ogni manufatto, esistono congegni agrav (antigravita'). Piu' esternamente ancora c'e' il Trascendente, dove la vita esiste come essenza e in pratica siamo sull'Olimpo: i pochi abitanti sono totipotenti o quasi, e infatti sono chiamati "Potenze". Qua la velocita' massima possibile e' ancora superiore, cosi' come l'interazione con qualsiasi strumento computerizzato.

La storia: una spedizione scientifica parte dall'Esterno per esplorare un pianeta che appare disabitato, nel Trascendente. Fortunosamente si scopre, invece, che il pianeta ha ospitato millenni prima una civilta' avanzatissima, e viene ritrovato un archivio informatico sepolto. La spedizione si mette a studiare l'archivio, che in realta' e' una Potenza primeva. In breve la Potenza si risveglia, infesta ogni sistema computerizzato e inizia a far strage dei ricercatori. Gli uomini si accorgono tardivamente del disastro compiuto, e contestualmente scoprono una contromisura. Approntano un tentativo di fuga dal pianeta, ma la Potenza annichilisce una delle due astronavi in partenza. L'altra contiene tutti i bambini ibernati, due adulti e la contromisura. La loro fuga fortunosamente riesce, ma l'astronave si ritrova su un pianeta sconosciuto.

La Potenza si espande inesorabile, alla conquista di centinaia di sistemi solari e alla ricerca dell'astronave fuggita. L'azione viene spesso raccontata da dispacci ultraluce, che -simili a lanci di agenzia- anticipano o chiariscono lo svolgersi frenetico delle cose.

Nel frattempo i fuggitivi atterrano sul pianeta, adatto alla vita ma privo di tecnologia avanzata. Appena atterrati, i due adulti vengono uccisi dagli abitanti del pianeta: canidi intelligenti che vivono in gruppi (meglio: in aggruppi) di piu' individui che formano una entita' multipla ma inscindibile. Grazie al lavoro di equipe, i cani sono riusciti a costruire case, palazzi, navi... Siamo dunque in un Medioevo canino. Gli unici due esseri umani non ibernati sono i due figli degli adulti uccisi, che verranno catturati da due fazioni di cani rivali e li guideranno in una frenetica evoluzione tecnologica accelerata per sconfiggere l'avversario.

La Potenza perversa continua la sua conquista e la distruzione di interi mondi; a contrastarla e' rimasta una sola astronave, che ha intercettato il segnale di soccorso della nave fuggita sul pianeta dei cani e li' si dirige alla disperata ricerca della contromisura.

Tra lotte, guerre e maree temporali, i capitoli si alternano senza soluzione di continuita' e incalzano il lettore sino alla fine, che rappresentera' un nuovo inizio per la civilta' di Artiglio.

Da leggere, sia perche' la trama e' ben congegnata, sia perche' le soluzioni tecniche che giustificano la trama stessa sono perfettamente funzionali al plot. Vinge non tradisce le attese: consiglio caldamente anche gli altri due "Hugo" dello scrittore statunitense: "Quando la luce tornera'", e "Alla fine dell'Arcobaleno".

 

Barney

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La classifica dei libri piu' venduti e' lo specchio settimanale del paese

Per esigenze professionali, Mrs. Panofsky si legge -tra sabato e domenica- i maggiori inserti librari dei quotidiani nazionali. Il week end e' insomma un'orgia di giornali e di classifiche dei libri piu' venduti, di novita' e di anticipazioni. Le classifiche sono una delle cose che pure io sbircio, giusto per esser sicuro di appartenere alla minoranza silenziosa, quella che "La moltitudine dei ciccioli doppi", del fisico esordiente che vinse lo Strega, lo avvicina con la canna se proprio deve.

Questa settimana la classifica e' veramente sconfortante. Ve la presento a pezzi, tratta da "Tuttolibri" della Stampa di sabato scorso, cosi' non vi piglia lo sconforto per averla tutta intera sott'occhio. Andiamo con il primo pezzo, che ci racconta dei capolavori di narrativa italiana, narrativa straniera, e dei saggi piu' venduti nella settimana passata. Le voila':

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Al primo posto per la narrativa italiana, e al primo posto assoluto, siore e siori... Fabio Volo! Con un classico romanzo di introspezione, Fabio ci narra la storia di una che sta con uno ma tromba con un altro, e alla fine scopre che gli piace un altro ancora. Non ho letto il libro, ovviamente, ma sono quasi certo che la trama sia questa qua. Ah, il primo posto se lo aggiudica con ben 12.000 copie. Un successone! Al secondo posto tra gli italiani, Giorgio Faletti che oramai pensa d'essere uno scrittore sul serio; se qualcono lo sveglia forse e' meglio per tutti... Al terzo Margaret Mazzantini in Castellitto, con la sceneggiatura del prossimo film del marito. Poi, Baricco che entrerebbe in classifica anche se firmasse la copertina di un quaderno bianco, indi Carofiglio, poscia Vitali ed deinde Camilleri. 

La narrativa straniera ci propone al primo posto Christopher Paolini, con un altro libro tipo quelli che ha gia' scritto, e secondo me anche in questo c'e' un drago (ho visto la copertina). Al due c'e' Murakami, ostico scrittore giappo che pero' fa trend e allora la gente lo deve comperare per forza, foss'anche solo per mettere il volume sul caminetto a pigliar polvere. Mrs. Panofsky mi ha raccontato d'un'improbabile accoppiata di una sua cliente che si vuole dare arie: Volo e Murakami (come dire il culo e le quaranta ore, il diavolo e l'acquasanta, robe cosi'...), con uno dei due destinato al reminder su bancarelle di livello. Al tre e al quattro le due cantrici dell'inutile for women del terzo millennio: Sophie Kinsella e Karen Swan. Libri buoni per appiccare il fuoco, sperando che la carta sia di qualita' decente. Al cinque Mr. King, con un romanzone di storia alternativa che racconta l'assassinio (o il non assassinio?) di JFK.

Ma passiamo alla saggistica, che cosi' partono le bestemmie. Al numero uno, abbiamo il saggio Vasco Bossi che ci spiega la sua Versione (su cosa? Mah...), poi Conchita De Gregorio che scrive sulla morte (non la sua, helas), e il saggista per antonomasia, Slatan Ibrahimovic, che scrive la sua autobiografia (anzi, credo se la sia fatta scrivere). Poi c'e' la biografia postuma di Steve Jobs, che non avvicinerei manco se pagato (oddio: dipende dal prezzo, in realta'), e al sei esce fuori Bruno Vespa, giusto in tempo per il Santo Natale e le (st)renne.

Seconda parte della classifica: varia (poggio e bùa,direi), tascabili e libri per ragazzi. Ecco qua:

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 Non voglio tediar troppo i tre lettori, ma nella varia si stagliano i campioni e le campionesse dei fornelli Parodi, Clerici, Dukan, Spisini, Morelli, e il mago (?!) Fox al secondo posto con un Oroscopo 2012 da offrire in sacrificio a Cthulhu assieme a Fox stesso.

Nei tascabili spadroneggia "Bianca come il latte, rossa come il sangue", che altro non e' se non il tentativo dello scorso anno di doppiare l'inspiegabile successo di "La similitudine dei trampoli equini" di tre stagioni fa. Poi, accoppiata di qualita Simenon - de Saint-Exupéry prima di incontrare di nuovo il novello manzoni della letteratura italiana, qual Fabio Volo che maramaldeggia anche nei libri da tasca con  i suoi capolavori "Il giorno in piu'", e "E' una vita che ti aspetto". Le due trame si intrecciano, con lei che tromba lui ma si innamora dell'amica del fratello che pero' rimane incinta di Fabio Volo mentre legge il libro di Paolo Giordano. Cosa ci faccia "Bar Sport" di Stefano Benni in classifica non me lo so spiegare.

Chiusura con la narrativa per bambini. Il primo in classifica non l'ho mai sentito, ma m'informero'. Poi c'e' il geniale Geronimo Stilton, un libro da quasi neonati, un altro Geronimo Stilton (si, il Fabio Volo per piccoli, ma senza sesso), e al sette "Diario di una schiappa", che presumo sia li' solo perche' c'e' il film in giro.

Insomma, una desolazione. Ma diciassette anni di "Grande Fratello", "Colorado Cafe'", "Zelig" e "Le Iene" cosa volevate che producessero? Lettori seriali di Dostoevskij? Ma andiamo...

 

Barney

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Hyperion, Dan Simmons (Fanucci)

Qualche giorno fa Fanucci ha ristampato il primo volume della serie "I canti di Hyperion", di Dan Simmons, all'incredibile prezzo di 4,90 Euro. Prima ancora di continuare a leggere le mie bischerate, vi consiglio di correre alla libreria piu' vicina e comperare "Hyperion": saranno i 4,90 Euro meglio spesi in cultura che vi capitera' mai di investire, ve l'assicuro. Gli altri tre volumi -che dovrete leggere, se comperate il primo- vengono via per 9,90 Euro ciascuno. Che se uno pensa al fatto che "Le prime luci del mattino", il mirabolante ultimo volume per bimbiminkia scritto da Fabio Volo, costa DICIANNOVE FOTTUTISSIMI EURO, attacca a smoccolare ora e termina a Pasqua.

Vabbe', su... Lasciamo perdere lo sterco e parliamo di cose serie.

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Hyperion e' fantascienza classica, una "space opera" che puo' sembrare riservata agli amanti del genere. Invece no: se non avete mai letto nulla di fantascienza, provate ad iniziare con questo libro qua e -forse, superate le prime trenta pagina- capirete come ci si possa appassionare a scenari e situazioni futuristiche e improbabili, a viaggi in criofuga o attraverso portali di teletrasporto, a guerre tra mondi e civilita', tra uomini, intelligenze artificiali e Ouster (i reietti discendenti dei primissimi coloni umani, che si sono evoluti ed adattati alla vita nomade nello spazio), ad astronavi-torcia o astronavi-albero. Tutte queste cose ci sono, ovviamente, ma rimangono sullo sfondo di un romanzo costruito come il Decamerone di Boccaccio o i Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer: sette personaggi che raccontano se stessi e la loro vita l'un l'altro, mentre il plot li spinge inesorabilmente verso il pianeta Hyperion, vero fulcro della storia. Il nome del pianeta e' anche il nome di una delle opere di Jonh Keats, il poeta romantico inglese morto ventiseienne di tisi in Italia nei primi anni del 1800. E Keats e' uno dei personaggi protagonisti della storia, in forma di ibrido uomo-macchina. I sette pellegrini hanno come meta finale le tombe del tempo, un luogo su Hyperion dove il tempo scorre a ritroso dal futuro remoto verso un presente ignoto. A difendere le tombe del tempo c'e' lo Shrike, un essere mostruoso che dilania ed impala le proprie vittime su un albero metallico di spine. Shrike e' il nome inglese dell'averla, un uccello che uccide dilaniando piccoli animali, i quali vengono poi impalati su spine di arbusti.

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Ma la parte veramente imperdibile del libro sono -come gia' detto- i racconti dei sette protagonisti. I personaggi sono diversissimi, e diversi risulteranno i legami di ciascuno con Hyperion e con lo Shrike, in un crescendo di tensione che non si sublima in un finale chiuso, ma rimanda alla lettura dei volumi successivi. I sette metteranno a nudo loro stessi, le loro paure, i loro drammi personali, i dolori che ciascuno ha passato per arrivare sino li'. E' difficile non rimanere colpiti dai repentini e magistrali cambi di registro che Simmons riesce a gestire con mano ferma e sapiente: ad ogni racconto sembra veramente di sentire il protagonista che recita la storia con la sua voce, diversa da quella che l'ha preceduto e da quella che lo seguira'.

Leggetelo, il libro, e scoprirete le storie di Rachel, la figlia del ricercatore Sol Weintraub; di Lamia e dell'androide Jonh Keats, di Siri e del suo mondo in cui i delfini dominavano i mari, del soldato Kassad che ama un'ombra elettronica incontrata per caso durante una simulazione di battaglie, del prete cattolico Padre Hoyt, che su Hyperion trovera' la sua croce... Racconti incredibili per la loro visionarieta', ma allo stesso tempo romantici nel senso letterario del termine, che non si possono rinchiudere nel ristretto recinto della fantascienza: questa e' letteratura, perdio! E di livello eccelso!

 

Barney

 

 

 

 

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La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, Ransom Riggs (Rizzoli)

Ho letto questo romanzo da Young Adults / Old Teenagers / quel che vi pare perche' Mrs. Panofski l'ha portato a casa "in lettura", sperando che lo leggessero i figli e fornissero una relazione per la libreria. Uno dei due l'ha fatto, ma dopo di me, che ero senza niente da leggere e me la son cavata in un par di giorni.

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Il libro segna l'esordio di Riggs, un tizio americano che fa un po' di tutto e -pare- soprattutto cortometraggi: ha un suo canale youtube e un sito-blog da cui si accede sia al canale youtube, sia al resto delle attivita' del poliedrico scrittore/regista/fotografo. Ma torniamo al libro...

"La casa per bambini speciali di Miss Peregrine" e' alcune delle cose che si trovano scritte sulla quarta di copertina, e altro. E' vero, ad esempio, che il libro e' un mix tra X-Men e Harry Potter, ma ha pure -se vogliamo rimanere nel fumettistico- qualcosa di Capitan America, almeno per quel che riguarda una parte dell'ambientazione storica (quella degli anni '40 del 1900). E ha anche delle chicche per lettori adulti, che dovrebbero sapere di cosa si parla quando esce fuori una esplosione mostruosa in una zona fredda della Russia, nel 1908. Io ho anche apprezzato gli inserti ornitologici, e alcune (non tutte) le foto in bianco e nero che sono assolutamente funzionali alla narrazione.

In breve la storia: Jacob e' un bambino americano di famiglia ricca: sua madre possiede una catena di sueprmercati. Suo padre invece e' un sognatore, che da anni cerca di scrivere libri naturalistici sugli uccelli, non finendone nessuno. Il nonno di Jacob e' un vecchietto strano, che racconta storie assurde su quel che gli e' successo durante la seconda guerra mondiale. Il nonno, ebreo, l'ha passata quasi tutta in una sperduta isoletta del Galles, mentre tutta la sua famiglia veniva sterminata nei campi di concentramento. Dall'isoletta ha portato delle stranissime foto in bianco e nero, che ritraggono bambini in pose, atteggiamenti e comportamenti assolutamente improbabili. Il nonno viene assalito ed ucciso da un essere misterioso, forse un cane, e prima di morire fa in tempo a pregare Jacob di tornare all'isola della sua infanzia, e cercare la misteriosa Miss Peregrine. Il bambino riuscira' a convincere il padre ad accompagnarlo nel viaggio, e scoprira' sull'isola una sorta di anello temporale in cui la storia si ripete sempre uguale, tra il 2 e il 3 settembre 1944. Il romanzo ci fa entrare ed uscire da questo anello, e intreccia con buona padronanza letterara i due tempi diversi che pero' condividono l'angusto spazio dell'isola.

La (non) fine e' sicuro preludio ad un seguito quasi telefonato, ma tutto sommato il libro si legge volentieri. Soprattutto se si hanno dieci-dodici anni.

 

Barney

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Sick Building Syndrome [reloaded & pumped up]

L'esperimento di scrittura collettiva (meglio: il divertimento di una ventina di bambini e bambine poco cresciuti :-)) "Edificio Malato" s'e' concluso felicemente un mesetto fa, e subito Davide ha tirato fuori degli add-on, o side projects, o livelli segreti o come cavolo vi pare. Ovviamente ho partecipato pure a questi round, due per adesso, e prevedo di continuare, visto che mi diverto.

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Il primo livello segreto prevedeva di scegliere un capitolo scritto da un altro partecipante, e riscriverlo mantenendo pero' la trama e gli avvenimenti esattamente come erano nell'originale. Io ho preso il Capitolo 6, scritto da Coriolano, e l'ho "girato" direi completamente. L'ho scritto di getto in una serata, dopo averlo meditato in un paio di viaggi in treno verso casa.

Il secondo invece richiedeva di aggiungere ad un capitolo (sempre scritto da altri) un blocco di cento parole esatte, non stravolgendo lo stile dell'autore precedente e cercando di risultare "omogeneo" al resto del testo. La mia creazione e' questa qua (il blocco "nuovo" e' evidenziato cosi': <--->), e si introduce credo non troppo male nel capitolo scritto da Angelo Benuzzi. La cosa divertente e' che questo pezzettino e' venuto fuori quasi da solo in cinque minuti, esattamente cosi' come e', e lungo esattamente cento parole.

Ach! M'ero quasi dimenticato di ri-sponsorizzare il mio capitolo "serio"

 

Barney

Filed under  //   Books   On Writing   non si frigge mica con l'acqua  

Rien ne va plus

Un benedetto controllo dei feed di Posterous mi informa, tramite il solito Yossarian, che domani si assegnera' il Nobel per la letteratura.

Yossarian s'e' fatto un giro in rete prima di me, ed ha scoperto che e' possibile scommettere sul vincitore -come su qualsiasi cosa vi venga in mente: gli allibratori inglesi accettano quote e scommesse su tutto cio' che e' plausibile, e anche su molte cose non plausibili-. Il sito delle quote e' Ladbrokers, da cui si evince che il favorito dei bookmaker inglesi per l'anno 2011 e'...

 

... rullo di tamburi...

 

Bob Dylan, con una quota di 5 a 1! In effetti, i brani di Dylan sono spesso molto (MOLTO) migliori delle poesie di questi presunti artisti del cavolo di oggi. Che no, col cazzo che possono competere con un Leopardi o un Baudelaire. E allora, meglio veramente lo gnomo di Duluth rispetto al resto del panorama poetico attuale.

Secondo Haruki Murakami, dato 6 a 1, che e' molto di moda (nonche' molto bravo, diciamolo. E molto giapponese, che dopo il terremoto potrebbe aiutare...).

Poi si iniziano i nomi degli (a me) sconosciuti sicuramente eccellenti poeti/scrittori/artisti a tutto tondo, che non faro' finta di aver letto, ne' di conoscere in qualsiasi modo: un/una poeta di nome Adonis, dato 7 a 1, poi nomi ancor piu' oscuri sino ad arrivare a Philip Roth, vecchio satiro americano, che paga 16 a 1 nel caso vinca l'ambito premio. Un par di posizioni dopo, due mie vecchie (in tutti i sensi) conoscenze, due nomi sui quali punterei per questioni di tifo e di cuore: Thomas Pynchon e Cormac McCarthy, entrambi dati 25 a 1.

Un altro "cavallo" che mi piacerebbe vincesse e' dato 33 a 1, e si chiama Don DeLillo, che non e' esattamente come chiamarsi Moccio Moccia, o Sbuzzagrilli, o anche Paolo Giordano.

Poco sotto, dati tutti e tre 40 a 1, abbiamo Claudio Magris, Antonio Tabucchi e Milan Kundera. McEwan e' subito dietro, e pagherebbe 50 a 1 in caso di vincita, esattamente come Eco. Uno degli scrittori preferiti da Mrs. Panofski arriva qualche posizione dopo, e pagherebbe ben 66 volte la posta in caso di premio: e' lo spagnolo Javier Marias. Di notabili vedo, piu' giu' solo Paul Auster (mai letto nulla, peraltro) e Jonathan Littell, offerti 80 a 1.

Si puo' giocare anche solo il sesso del vincitore (un po' come rosso e nero alla roulette), e le quote sono 4 a 9 se scegliete "maschio", oppure 13 a 8 se giocate "femmina". Chiaramente gli uomini sono di piu', almeno nell'elenco di Ladbrokers.

Beh, da quel che so sulle ragioni per le quali si assegnano i premi, McCarthy e Pynchon li vedo un po' fuori dai giochi, DeLillo non ne parliamo. Resta, per quel che riguarda i "cavalli" che potrei giocare io col cuore (e questo vi dimostra come non sia assolutamente uno scommettitore: si punta col cervello, non con il cuore...), il favorito numero 1. Beh, a me non dispiacerebbe affatto vincesse lui.

Auguri, vecchio menestrello, e continua a fornire ripari sicuri dalle tempeste della vita:

Barney

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Navigating NPR's Top 100 Science Fiction and Fantasy Books

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La classifica dei 100 libri di SciFI e Fantasy piu' votati dai lettori di un sito merregano di riferimento, "chartati" in un diagramma di flusso che aiuta i piu' indecisi a scegliere tra "Nessun dove" e il "Silmarillion".

Notevole, anche se la classifica in se e' del tutto discutibile/arbitraria/incompleta. E certe posizioni urlano vendetta con enormi spargimenti di sangue...

Barney

Filed under  //   Books   SciFi  

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Non del tutto condivisibile, per quel che mi riguarda, ma molto interessante. Io avrei sovrapposto molto di piu' :-)

Barney

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"L'Anomalia", Massimiliano Pieraccini

Pare che Mondadori e Rizzoli si siano scannate a colpi di decine di migliaia di Euro, per accaparrarsi l'opera prima del fisico Massimiliano Pieraccini, docente alla facolta' di Ingegneria di Firenze. Forse speravano di ripetere il colpaccio riuscito alla casa di Segrate con Paolo Giordano e la sua "Solitudine dei moccoli terzi", che ha venduto -ripetiamolo per alimentare la bestemmiatrice a nastro- un milione e duecentocinquantamila copie.
L'ha spuntata Rizzoli, che propone in libreria questo giallo scientifico al modico (?!!!) prezzo di 19,90 Euro, ma e' capace che solo la copertina sbrilluccicante e metallizzata dia conto di meta' della cifra suddetta.

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La formula in copertina e' -forse- quella che descrive l'anomalia di Catt, sempre che essa esista...

Per fugare subito qualsiasi dubbio e spegnere eventuali fregole da shopping compulsivo, il mio suggerimento e' di evitare l'acquisto come evitereste la peste bubbonica; se proprio volete buttare via del denaro, dategli fuoco in piazza che almeno un po' di luce la fate.


Andiamo a raccontare qualcosa del volume -che ho avuto la (s)fortuna di leggere a gratis-.
Iniziamo dalla quarta di copertina, che spesso e' elemento dirimente per decidere se acquistare o meno un libro che ci capita casualmente per le mani in libreria.
Le poche frasi scandite in stampatello sull'ultima di copertina de "L'anomalia" sono:

IL NUCLEARE È LA GRANDE MINACCIA.
IL NUCLEARE È IL FUTURO.
CHI TI VUOLE DALLA SUA PARTE NON TI HA DETTO TUTTO.
SARÀ UN ROMANZO AD APRIRTI GLI OCCHI.


Non credo che a scrivere questa roba sia stato l'Autore, ma chiunque legga queste affermazioni apodittiche pensera' di avere per le mani un romanzo che parla di centrali nucleari, di rischi enormi per la popolazione, di apocalisse nucleare, di biechi individui che tengono segreta la verita' sporca e cattiva... Ecco: l'unico elemento nucleare del libro e' il racconto del disastro di Chernobyl, funzionale al tratteggio del carattere di uno dei protagonisti, e sempre sospeso tra una rivelazione (che non verra' mai) e un senso di deja vu che almeno per me ha significato ritrovare subito sulla rete una serie di racconti per parole e -soprattutto- immagini di "gite" a Chernobyl. Ad esempio questa della motociclista russa Elena Filatova. Oppure questi reportage di un lettore del National Geographic. O quest'altra serie, altrettanto famosa. Ricordavo molte foto, e almeno tre di queste, invero molto note, sono descritte minuziosamente dall'autore in uno dei frequenti flashback. L'immagine della piscina vuota con il banchino di scuola sul fondo, per dire, e' credo entrata nella storia.

In sostanza quindi il libro NON fornisce alcuna spiegazione diretta sul perche' chi sta dalla parte del nucleare non ci ha detto tutto, ma lo fa credere -debolmente, in verita'- per molta sua parte. Alla fine si scoprira' che le vere minacce sono ben altre, e che il nucleare e il petrolio sono sullo sfondo di scenari geopolitici globali che comprendono -ca va sans dire- l'11 settembre vissuto in diretta, la guerra in Irak, gli attentati all'antrace e chi piu' ne ha piu' ne metta. Ah, scordavo le nanotecnologie!

La trama, dite? Un professore di fisica di mezza eta' -il nostro protagonista- viene chiamato da Antonino Zichichi per partecipare ad Erice ad un seminario sulle Emergenze Planetarie. Al seminario e' stato invitato -segretamente- anche il Papa Benny16, mentre gigantografie del suo predecessore assieme al fisico siciliano campeggiano in tutte le stanze in cui si svolge l'azione. Tra flashback e interruzioni sul piu' bello due dei partecipanti al seminario vengono uccisi (forse uno pero' non viene ucciso veramente... Vai a sapere!); il secondo cadavere e' della bellissima Giulia, ex studentessa che ha avuto una relazione infuocata col nostro Massimo. Ovviamente la sera prima di morire i due si trovano da soli nel refettorio e pensano bene di replicare la famosa scena di "Il postino suona sempre due volte"... si, insomma: quella che vede impegnata Jessica Lange sul tavolo di cucina, assieme al testosteronico Jack Nicholson. Il tavolo ne esce benissimo, probabilmente grazie alla sceneggiatura di quel genio di David Mamet. Ma sto strabordando, torniamo a boNba al plot, che e' invero molto intricato.
Sconvolto dall'omicidio, Massimo -che ha sin dall'aeroporto di Palermo attaccato alle caviglie come un cagnolino il suo ex-studente Fabio, cognome "Moebius" e ci stai larghino...- inizia a "indagare" non si sa con quale logica, sfugge sette o otto volte alla cattura da parte di innumerevoli poliziotti/carabinieri/agenti dell'NSA/altro muscoloso e mascherato a piacere, muovendosi in uno spazio chiuso. Manco Padre Pio e la bilocazione alla violetta, via...
Fabio Moebius (mi fa morire dalle risate, ma come gli e' venuto in mente di chiamarlo cosi'?) da fisico depresso e' divenuto un hacker con i controcoglioni, e grazie ad un palmare senza marca (segno che ne' HTC, ne' Apple hanno sganciato un Euro che e' uno per la pubblicita') che non si levera' MAI di mano intercetta qualsiasi trasmissione di dati/telefonate/riprese televisive/canti di libellule in calore si effettui nel raggio di un chilometro, ma anche due se il vento e' a favore. Ovviamente le informazioni sono criptate con una chiave a 128 bit, ma a lui gli fa una sega, perche' nell'algoritmo di cifratura c'e' il bug che un suo amico ha scoperto e quindi e' come se tutto fosse in chiaro (si, come no? E poi c'era la marmotta che incartava la cioccolata...). Poi il dinamico duo Massimo-Fabio, in possesso di non si sa quali verita' derivanti da qualche terabyte di dati scaricati col palmare e salvati su un server in Georgia, scappa sotto il naso della polizia, prende un autobus per Roma e in pratica il libro finisce li', con Massimo che pare abbia messo incinta una fisica russa che ha fatto capolino ad Erice, e comunque Giulia durante l'ultima notte di sesso e' riuscita a impiantargli nella schiena un nanotubo con dentro informazioni destabilizzanti sull'11 settembre, ma il nucleare non c'entra una sega, e poi lui dice che lo lascia li' e non se lo toglie. Fabio nel frattempo e' tornato negli USA, e' vicino al suicidio e quindi chiama l'amica del cuore che non ha mai tromb conosciuto biblicamente, lei prende il primo volo e si butta ignuda nel suo letto, dice per tenerlo al caldo. E qua ci starebbe la seconda marmotta, pero' il libro finisce davvero.

Rimane il tempo per risolvere l'ultimissimo mystero: sicuramente ad ammazzare Giulia e' stato il negro (cit. Negrodeath).


Barney

Seghe mentali

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Mi pare abbastanza chiaro :-)

Barney

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Chiamatemi Ismaele

Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.

"Chiamatemi Ismaele" e' uno degli inizi di libro piu' noti e -a mio avviso- piu' belli dell'intera storia della letteratura. Il libro che lo contiene e' "Moby Dick", di Hermann Melville, un testo che si mantiene a livelli di capolavoro anche dopo l'incipit.

L'inizio di Moby Dick fa a botte con quest'altro grandissimo attacco, ancora di uno scrittore americano (Cormac McCarthy):

Eccolo, il ragazzino. È pallido e magro, indossa una camicia di lino lisa e sbrindellata. Attizza il fuoco nel retrocucina. Fuori si stendono campi arati, scuri e cosparsi di chiazze di neve, e poi boschi più scuri che celano ancora i pochi lupi rimasti. I suoi sono noti come taglialegna e venditori d'acqua, ma in realtà suo padre era maestro di scuola. Sdraiato, ubriaco, cita versi di poeti i cui nomi sono ormai andati perduti. Il ragazzo si rannicchia accanto al fuoco e lo guarda.

E' la prima salva di frasi da "Meridiano di sangue", e ci trasporta immediatamente sul palcoscenico della storia, senza fronzoli ne' inutili svolazzi. Anche qui siamo di fronte ad un capolavoro, da leggere senza alcun dubbio.

Ma non e' di libri che volevo parlare, maledizione! E invece mi son lasciato trascinare dai miei gusti letterari... Ma veniamo al dunque: qualche giorno fa avevamo a pranzo un amico di uno dei miei figli, col quale suona in un "gruppo" rock, che ancora non ha un nome. Parlando del piu' e del meno, e' venuto fuori che molte band devono in qualche modo il loro nome alla letteratura, e di riflesso ho proposto: "Allora, chiamatevi Call me Ishmael, no?". La proposta e' piaciuta molto, ma poi m'e' venuto in mente che forse qualche gruppo che si chiama cosi' esiste di gia'. Mi son quindi offerto di controllare. Bene, pare che non esistano band che si chiamano "Call me Ishmael", ma in compenso ho trovato questo delizioso blog, che si chiama (indovinato!) "Call me Ishmael" :-).

E cosa contiene il blog? No, nessuna lettura del libro, ne' catalogazioni astruse dei pesci oceanici di Cape Cod. Il sito e' pieno di canzoni scritte, suonate e cantate dal blogger stesso, a mo' di cantastorie. E', in sostanza, una edizione-musical di Moby Dick, assolutamente godibile e fatta benissimo. Un applauso a Patrick Shea.

 

Barney

 

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"Limit", Frank Schatzing. (Ed. Nord)

"Limit" e' molte cose differenti.

Limit
Per prima cosa, e' un balenottero da 1360 pagine. Schatzing ha abituato i lettori a mattonate oversize sin dal suo primo libro (il bestseller thriller-techno-ambientalista "Il quinto giorno"), quindi non c'e' molto da sorprendersi. Ne risente pero' la maneggevolezza del tomo, impossibile da portare in treno durante il tragitto casa-lavoro e relegato, quindi, a letture serali a letto, scomode e torcicolliche. Consiglio a Schatzing: se vuoi continuare a scrivere questi malloppi, pubblica solo ebook.

Poi, e' un concentrato di infodumps che "L'energia del vuoto" gli fa una pippa. E qui le informazioni che vengono scaricate sul lettore sono di due tipi: quelle tecniche sul mondo aerospaziale "vero", e quelle che riguardano argomenti classici della Science Fiction rispiegati ai lettori del romanziere tedesco, evidentemente poco avvezzi a queste cose. Siccome pero' sia l'industria aerospaziale che la SciFi sono mondi che frequento abbastanza da vicino, il risultato -per quel che mi riguarda- e' un buon 40% di libro di troppo. Se poi si aggiunge che la parte spaziale e' in gran parte la descrizione della regolite lunare e delle sue proprieta' schermanti-strutturali, mi viene quasi da segnare la lettura del romanzo come "lavoro" sui timesheet aziendali...

Ancora: e' un libro che cambia registro spesso, e che ambisce (e -almeno fino a circa 200 pagine dal termine- con discreto successo, va detto) a far confluire tre filoni narrativi -nettamente distinti in partenza- nella storia che tiene assieme il romanzo.

Infine, vi sono veramente molti esempi di colpi di scena seguiti da contro-colpi di scena e da contro-contro colpi di scena. Il tutto in poche pagine, a rendere veramente pesante la lettura: nessuno crede piu' a quel che succede, dopo la terza sequenza di colpi e controcolpi.

Il libro lo si puo' vedere come un cocktail composto da 1/3 di Arthur C. Clarke, cui si deve tutta la parte iniziale basata sull'ascensore gravitazionale (Reference Document: "Le fontane del Paradiso"), 1/3 di William Gibson, che va ringraziato per almeno l'80% della sottotrama "cinese", piena di hacker, di computer semi-senzienti, di ologrammi e di feroci serial killer psicopatici (Reference Documents: "Monna Lisa cyberpunk", e -soprattutto- "Luce virtuale"), 1/6 di Cormac McCarthy + 1/6 di James Ellroy (Reference Documents: per CMcC "Non e' un paese per vecchi", per JE "American tabloid"), una spruzzatina di Frederick Forsyth (Reference Document: "Il quarto protocollo"), ghiaccio a piacere e frullare ben bene. Aggiungere le classiche du' ulivine e bere diaccio marmato sotto un ombrellone, d'agosto. Poi mi rammentate di sicuro.

La trama, molto succintamente e senza troppi spoiler (quelli che abbastano per far capire di che stiamo a parlare, e ci state larghini): nel 2025 un visionario industriale britannico riesce a costruire -su un'isola piazzata esattamente all'Equatore, ma che ve lo dico a fare? E' logico!- un ascensore gravitazionale. Come contrappeso, in GEO, viene realizzata una stazione orbitale che funge anche da centrale operativa per le operazioni di estrazione di Elio3 dalla superficie lunare. L'Elio3 viene ovviamente impiegato nelle centrali a fusione inventate -c'e' bisogno di dirlo?- dallo stesso genio britannico, e altrettanto ovviamente le compagnie petrolifere stanno collassando.
Una organizzazione segreta (Hydra, pare la Spectre di JamesBondiana memoria...) non trova di meglio che organizzare un attentato sulla Luna, anzi gia' che ci sono progettano DUE attentati; ma sulle loro tracce, per motivi di sfiga clamorosa/di congiunzioni astrali irripetibili, si mette un detective informatico americano trapiantato a Shangai...

Finale telefonato qualche centinaio di pagine prima dell'"the end", che serve a giustificare una serie di palesi incongruenze nella trama e a far sembrare dei coglioni i protagonisti, e in minor misura il lettore.

Altre cosette sparse qua e la:

  1. al termine (??!!!) del libro ci sono DIECI PAGINE con nomi e ruoli di tutti i protagonisti del romanzo;
  2. si scopre che sulla stazione spaziale non mangiano fagioli e cipolle perche' altrimenti le scorregge puzzerebbero;
  3. si scopre che fare sesso in assenza di gravita' non e' facilissimo, e quindi i letti hanno delle cinghie per bondage (ma non ci sono le manette...);
  4. Si rimane sorpresi dallo scoprire che in italiano "botnet" si traduce "botte per il vino". Per chi non conoscesse il significato di botnet: ve lo cerco io su Google :-). Qui c'e' da sottolineare che la colpa potrebbe essere tutta delle due traduttrici dal Crucconese all'Italiano, ma vai a sapere te...;
  5. si assiste ogni tanto a una strage efferata/catastrofe seminaturale/altro a caso; eventi che hanno tutti un unico scopo: sfoltire il numero di attori sul palcoscenico, veramente esagerato (si veda infatti sopra il punto 1);
  6. si scopre (in rete) che Schatzing e' un idolo per i grillini (e i tunninari, forse). Solo questo motivo sarebbe sufficiente per mandare al rogo la sua opera omnia;
  7. secondo il mio modestissimo parere, Schatzing e' di un prolisso che gonfierebbe i maroni a Giobbe, ma potrei pure sbagliare, sia chiaro.


Giudizio sintetico: leggersi i Reference Documents invece del romanzo potrebbe essere piu' divertente. Sicuramente piu' formativo.


Barney

Book lovers never go to bed alone

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Sottoscrivo il titolo della foto, e plaudo a questo sistema di commercio vetero-luddista.

Barney

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