Panofsky's version

A totally unnecessary Blog

Apollo 11 Launch at 500 Frames per Second

Trenta secondi dilatati in otto minuti e 42: la ripresa della partenza dell'Apollo 11 dal livello dei motori del primo stadio. I primi tre minuti sono da non perdere.

BP

Asciugare con le forbici

Arrivo ultimo, ma spesso arrivare ultimi e' un bene: hai davanti il quadro completo, hai riflettuto sulla cosa, hai sentito le due campane e -insomma- dovresti aver capito qualcosa, se non tutto.
La questione e' -detta semplicemente- la linea editoriale di Urania (rivista mensile di fantascienza, edita da Mondadori e diretta da Giuseppe Lippi), e nello specifico il fatto che tutti i romanzi pubblicati che superano le 350 pagine sono stati (in passato) e continueranno ad essere (in futuro) tagliati di una percentuale variabile di testo (sino al 20%, e scusate se e' poco) per farli rientrare nella lunghezza-tipo.

Il caso e' esploso in pieno agosto, sul sito della Mondadori: la presentazione del bel romanzo di Vernor Vinge "Alla fine dell'arcobaleno" e' stata commentata a un certo punto da tal "Raviolo" cosi':

# Raviolo
Agosto 18th, 2010 at 20:30

Il libro l’ho finito. Ma mi è venuto un terribile dubbio (nonostante ho visto che la traduttrice sia una delle migliori in circolazione), vista la molteplice presenza di passaggi piuttosto oscuri e ambigui. Viene il dubbio che le spiegazioni di contorno siano state prosciugate o sforbiciate, e chiedo quindi al Sig. Lippi, è stato sforbiciato il libro? Ho notato che non solo io ho il dubbio in questione.


Immediatamente, si aggiungono altri commenti che ipotizzano tagli piu' o meno consistenti: Darkyo, Nick, Kronos H e via andare, in un crescendo di reazioni che -a mio avviso- si sono sempre mantenute sul piano della correttezza e della assoluta educazione. Potete controllare da soli qui.

Il succo di moltissimi dei commenti e': "OK, abbiamo capito che per motivi economici non potete stampare volumi piu' lunghi di 350 pagine mantenendo l'abituale prezzo di copertina. Ma allora potreste variare il prezzo stesso, oppure spezzare in due volumi il romanzo, o ancora indicare chiaramente sulla copertina che il romanzo non e' la versione integrale, o infine evitare -nel caso tutte le altre soluzioni siano impraticabili- di acquistare i diritti di pubblicazione di romanzi che superino le 350 pagine". Mi pare che tutte le soluzioni proposte avessero una loro logica ragionevolezza, e soprattutto fossero oneste con i lettori di Urania.

Ma il giorno 19 agosto interviene nella sezione "commenti" del sito di Urania il Direttore, Giuseppe Lippi. L'intervento, lungo e articolato e' -come dire?- a gamba tesa, e si puo' sintetizzare citando un grande della nostra letteratura:

C’era una volta un Re cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st’editto:
- Io so’ io, e vvoi nun zete un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
pozzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo:
Io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l’affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
o dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore,
quello nun pò avé mmai vosce in capitolo -.

Co st’editto annò er boja pe ccuriero,
interroganno tutti in zur tenore;
e, arisposero tutti: E’ vvero, è vvero.

(G.G. Belli)

Insomma, pare che a un certo punto Lippi abbia pensato: guarda te questi lettori, che si permettono di fare confronti tra la versione originale e quella da noi pubblicata, e si lamentano perche' alcune frasi vengono tagliate! Urania e' cosi', lo e' stata in passato e lo sara' in futuro. Se non volete comperarla, liberissimi; noi non possiamo evitare in alcun modo i tagli per tutta una serie di motivi tecnici (comprensibili). E -cosi' finisce Lippi- sappiate comunque che questi tagli, o meglio: queste "asciugature del testo" vengono sempre concordate con l'autore.
Qualcuno chiede conferma almeno di questa cosa: e Lippi conferma: i tagli sono concordati.

I lettori della rivista diretta da Lippi, pero', son davvero buffi, curiosi e rompicoglioni, un po' come le piattole. E uno di loro prende e scrive a Vernor Vinge, chiedendogli lumi sui tagli "concordati" con Lippi o chi per lui. Vernor legge la mail, si stupisce, si incazza come un facocero e risponde che nessun cazzo di taglio e' stato mai concordato con lui.
La cosa -e' ovvio- viene posta all'attenzione di Lippi, che allora dice che i tagli e' evidente che non sono stati concordati con l'autore, ma con il suo agente. Il solito rompicoglioni -che deve avere parecchio tempo da perdere- non lascia passare nemmen cinque minuti: prende e scrive pure all'agente di Vinge. Che risulta all'oscuro di tutto, esattamente come il suo scrittore. Nuova comunicazione elettronica su vari blogzs, e nuovo cambio di versione di Lippi: beh, l'asciugatura l'abbiam discussa con il rappresentante italiano dell'agente di Vinge.

Ora, a me francamente non interessa venire a capo del fatto che Vinge (o un suo rappresentante editoriale) sia stato o meno informato dei tagli. Interesserebbe, pero', sapere cosa acquisto, quando in edicola compero Urania.
E mi pare di capire che se il volume ha 350 pagine precise, tutte riempite dal romanzo del mese, e' piu' che probabile che tale romanzo sia stato "asciugato". E quindi in futuro non acquistero' quegli Urania: asciugare con le forbici mi pare una cosa bruttina.

Per non parlare dei Direttori arroganti...

 
Altri che hanno scritto di piu', e meglio, sull'argomento:

Niccolo'
Iguana Jo
Malpertuis
McNab


BP

Cristiani e induisti, chi attacca chi? | Kelebekler Blog

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Miguel Martinez da' lezioni di relativismo. Dal risultato, si capsice perche' la Chiesa Cattolica (TM e Copyright) sia cosi' contraria alla visione relativistica del mondo...

BP

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"L'ubicazione del bene", Giorgio Falco

"L'ubicazione del bene" e' una raccolta di racconti/romanzo a episodi scritto da Giorgio Falco, qui alla sua seconda prova letteraria. L'ambigua catalogazione del libro è dovuta a come Falco l'ha costruito: i racconti, o quadri di vita quotidiana, sono tutti a prima vista scollegati tra di loro, con l'unica ovvia eccezione della collocazione geografica di tutto cio' che accade: l'immaginario paese di Contesforza, alla periferia sud di Milano.

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Questo non-paese e' il vero protagonista del libro. Contesforza è il classico paesotto-dormitorio, con le villette a schiera che interrompono la campagna e la nebbia. E' a 20 minuti (o a 20 chilometri: dipende dal momento della giornata) da tutto: dal centro di Milano come dal supermercato. E', in sostanza, lontano da ogni cosa proprio perchè vicino a tutto. E i protagonisti umani delle nove storie sono piccole, quasi insignificanti vittime di questo non luogo prima che della società moderna e della sua inarrestabile decadenza.

In realtà, se questo libro viene considerato come la descrizione di un luogo -di Contesforza, cioè- esso assurge a dignità di romanzo, proprio perché è più importante dove accadono le cose piuttosto che a chi, come e quando. E le cadute dei vari perdenti della vita, dall'aspirante imprenditore che lascia il lavoro sicuro per rovinarsi con la sua nuova attività di derattizzatore, alla giovane coppia che spende tutti i soldi per l'acquisto e la ristrutturazione di uno stupendo casolare in campagna che si rivela una topaia in disfacimento, tutto è funzionale alla definizione del palcoscenico dove tali cadute si realizzano.

A prescindere da come lo si voglia catalogare, "L'ubicazione del bene" si eleva di molte spanne sopra ai bestseller nazionali degli ultimi anni (a partire da "La solitudine dei moccoli sputati", o come minchia si chiama quella roba lì, per non parlare delle stronzate di Moccio Moccia o delle vaccate col salto di Fabio "bigliettinideibaciperugina" Volo), svelando un ottimo scrittore, che padroneggia una prosa scarna ed essenziale con grande eleganza. Il libro è stato accolto da giudizi dissonanti: chi lo giudica ottimo, chi invece un mediocre esercizio di stile fatto da un buon tecnico. In realtà si tratta di un libro da leggere con fiducia, perchè la vita è a volte esattamente come viene raccontata lì.

 

BP

Filed under  //   Books  

Darwin Award

Il Darwin Award è un cinico premio virtuale che viene assegnato, da un gruppo di goliardi americani, a coloro che -grazie a condotte di vita particolarmente idiote- sono riusciti a togliere di mezzo il loro patrimonio genetico prima di riprodursi.

Insomma, si sono ammazzati da idioti.

E' un premio stronzo, ma a volte è difficile provare pietà per chi, dopo avere gettato due litri di cherosene nel cesso, decide di andare a sedersi sulla tazza e, mentre attende l'ispirazione, di accendersi una sigaretta. O per quello che ha deciso di provare che succede a pimpare la propria vettura, aggiungendoci due razzi ausilia-decollo.

Bene: tutto questo per dire che ho appena letto del ragazzo italiano morto in Spagna. Perche' faceva "balconing". E ho scoperto -senza alcuna meraviglia- che non è il primo, né il secondo che ci lascia la buccia: dall'inizio dell'anno sono 6. Sei giovani che hanno deciso di provare a saltare dal balcone della loro camera di albergo direttamente dentro la piscina dell'hotel.

Ecco: saro' stronzo, ma non riesco a non essere cinico.

 

BP

Why elections matter, in one graph

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Condensare una intera campagna elettorale in UN GRAFICO e' eccezionale.
Spero che qualcuno del PD prenda nota...

BP

Servizio Pubblico: Autospurgo [prima puntata]

Ho accesso (come tutti, basterebbe cercare) ad una completa rassegna stampa giornaliera delle stron notizie pubblicate dai maggiori rotoli di carta igien giornali italiani e stranieri.

Bene, allora ho deciso di inaugurare un servizio di pubblica utilita', e di selezionare i titoloni di apertura di 4 quotidiani nazionali e di alcuni stranieri, e vedere cosa viene fuori.

Il servizio volontario e discontinuo si chiamera' "Autospurgo", per nessun motivo speciale, a parte la presenza nella mazzetta del quotidiano di Vittorio Feltri, che una quindicina di anni fa si presentò alla prima riunione di redazione dicendo che ci sarebbe voluta una bella iniezione di escrementi (in verita' disse "merda") per risollevare le vendite del Giornale. Detto, fatto.

Ecco la prima puntata di Autospurgo, che prende in esame le prime pagine del giorno 8 settembre 2010:

Il Corriere della Sera:Via Fini? Perchè Napolitano dirà no.

Il Giornale: Gli imbarazzi di Fini in TV [cappello: Il Presidente inciampa davanti a Mentana]

La Repubblica: Fini al Premier: non mi dimetto

La Stampa: Fini: "Non mi dimetterò"

Mi pare ci sia una consonanza nella scelta dell'argomento, ma una certa differenza nei toni e nel giudizio che ciascun giornale dà dell'argomento del giorno, che ovviamente e' l'intervista di Mentana a Fini.

Per i giornali stranieri abbiamo:

Financial Times: Bank roles challenge reform (non sorprende come argomento di apertura di un giornale finanziario)

Le Figaro: Fillon reste ferme mais promet des "ouvertures" (sull'ondata di scioperi francesi)

El Pais: El caso Brugal destapa en Alicante otra red de financiacion ilegal del PP (che cosi' a naso tratta di una tangentopoli iberica che vede pesantemente coinvolto il Partito Popolare).

Interessante notare che El Pais ha come seconda notizia quella che e' prima per Figaro (sull'ondata di scioperi in Francia), e come questa non appaia sui quotiani nostrani. Infina, Figaro da conto del casino tra Fini e Berlusconi nei titoletti laterali con un rimando a pagina 7.

 

BP

 

Filed under  //   Politics  

Non leggere questo Blog!: Ecco tutti i Vip che hanno firmato contro Fini.

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Estiquaatsi, non ce lo vogliamo mettere?

Nomi e cognomi di chi -nel mondo della Cultura di destra- vuole far dimettere Fini.
Manca gente di grosso spessore come Ciccio Formaggio, il nano Bagonghi e il cane Bucche, ma vedrai che nella versione 2.0 ci saranno anche loro.

BP

Grazie Mario | Don Zauker

I Paguri sul caso "culturale" del momento: e' lecito, per chi ha a schifo Berlusconi, pubblicare per una delle sue case editoriali?

Pagani e Caluri rispondono rammentando un episodio famoso (per chi legge "Il Vernacoliere") successo anni fa.

BP

Basta: mi sono rotto i coglioni

...Di sentire dire da ogni parte che destra e sinistra in Italia sono uguali, quindi lunga vita a Berlusconi. Che ovviamente nessuno ammette di aver votato, ma anche se fosse che male ci sarebbe? E' uguale a Prodi, no? Pero' mica l'ho votato, io, eh! Che credi?!
 
...Di leggere stronzate su come Prodi avrebbe, durante il suo governo, fatto con Gheddafi esattamente le stesse cose che ha fatto nei giorni scorsi Berlusconi, tendone in pieno centro di Roma (l'anno scorso, quest'anno pare fosse un po' piu' decentrato), modelle pagate e trenta cavalli berberi da accudire compresi.
Se vi viene in mente di pensare che di circhi berberi non c'e' stata traccia, durante i governi Prodi, vedrete che l'articolo prosegue con l'ovvia constatazione che in ogni caso (in ogni caso!!!) anche al tempo di Prodi si facevano affari con i Libici. E grazie al cazzo, dico io. Gas e petrolio da qualche aprte li dobbiamo comperare. Dipende se nel prezzo e' compresa anche la rinuncia alla propria faccia per due o tre giorni...

...Di sentire che questo governo ha fatto, in tema di leggi ad personam, esattamente quanto ha fatto il centrosinistra, anzi: forse un po' meno.
Se si osa far domande su quali stracazzo di leggi ad personam sarebbero state fatte dai governi di sinistra, esce una depenalizzazione di non so cosa (forse abigeato?) di cui avrebbe potuto usufruire Prodi, ma poi si scopre che non l'ha fatto, ma in ogni caso e' uguale, no? Se si chiede un secondo esempio esce fuori un borbottio da pentolone di polenta taragna scotta, e un accenno al fatto che comunque erano comunisti, poi l'interlocutore inizia a parlare delle tette della Carfagna e ti chiede se la sinistra puo' vantare qualcosa di simile. La risposta corretta in questi casi, ve lo dico adesso, e' "si, posso vantare il budello di tu' ma' vestito da pirata". Non vi abbassate a tirare una coppiola di cazzotti nel ghigno del tapino: potrebbe giovarsene il suo profilo, dopo l'intervento del chirurgo plastico.

...Di leggere il lunedi' su un giornale qualsiasi di proprieta' del nostro Presidente del Consiglio -o di qualche suo amico- i lamenti del Direttore sulle intercettazioni pubblicate dai giornali della sinistra in pieno spregio alla privacy, e il giorno dopo -sullo stesso giornale, ovvio- una cassettata di intercettazioni rubate mesi o anni addietro ad uno dei numerosi avversari del padrone senza ovviamente alcun accenno al fatto che anche in quel caso la privacy e' andata a puttane.

...Di ascoltare alla radio o alla televisione che la sinistra la deve smettere di criticare la destra per le candidature di veline, modelle e starlette varie, visto che ha cominciato proprio la sinistra a candidare esponenti del mondo della cultura come Gino Paoli. Come se Gino Paoli avesse la stessa esperienza di MariaStella Gelmini o di Barbara Matera o Angela Sozio... no, dico in campo politico, cosa avete capito? E come se Gino Paoli, Barbara Matera e il concetto di cultura stessero sullo stesso piano.

...Di sentire, insomma, stronzate assurde tirate fuori da due categorie di persone:

  • gli idioti -che si possono scusare, perche' la natura e' stata matrigna con loro-;
  • gli opportunisti finti furbi che si trincerano dietro distinguo ridicoli e scuse non richieste per sostenere la loro idea che la destra italiana sia il migliore dei mondi possibili, dopo Paperopoli e Gotham City.

A questa seconda categoria appartengono molti "opinionisti" di grido: dai portavoce del padrone (Bondi, Cicchitto e Capezzone), ai giornalisti pseudo-moderati (Vespa, Forbice, Cruciani, Minzolini e compagnia).
Spesso 'sta gente e' solo pagata molto bene, gli importa una sega della politica e del fatto che fanno la figura del leccaculo adorante: tutto ha un prezzo, per quelli che non hanno dignita'. Quello che fa incazzare e' che in questi casi i prezzolati si professano "super partes". E mai scusa non richiesta e' indizio chiaro di colpevolezza.

A tutta 'sta gente il mio sentito"Basta, ci avete veramente sfranto i maroni. Potete convincere gli idioti, i coglioni, i teledipendenti e anche i grillini. Io preferisco non votare, e vorrei evitare anche di sentire le cazzate che dite. Ma purtroppo avete riempito talmente la tv, la radio, i giornali, che e' del tutto impossibile evitarvi. Mi sia allora permesso mandarvi affanculo, ogni tanto".

BP

Filed under  //   Italian Idiots   Politics  

La solitudine di Barney

(DISCLAIMER: questo post puo' contenere tracce di astio, parolacce e moccoli tirati a coppiole finche' 'un diventano dispari)

(DISCLAIMER2: questo post puo' risultare relativamente lungo. Non spaventatevi: astio, parolacce e moccoli vi allieteranno sino alla fine)

Il blog si chiama Panofski in onore di uno dei personaggi letterari a me piu' cari: Barney Panofsky. Chi non lo conosce, vada subito a comperare il libro di Mordecai Richler, e se lo legga prima di compiere i 75 anni (o prima di rincoglionire del tutto), soprattutto se e' un uomo: e' un capolavoro, e risarcisco personalmente il prezzo dell'acquisto del libro a chi non piacera' [1].

Questa premessa mi e' indispensabile per introdurre l'argomento e spiegare il titolo, che e' a sua volta una crasi di due titoli di (mioddio) libri (beh, un libro e una zeppa per mobili che traballano, ma andiamo avanti). Lo spunto iniziale e' stato la lettura in treno, stamane, del "Venerdì di Repubblica", che riporta in copertina il lancio del film-evento della prossima Biennale di Venezia. "La solitudine dei numeri primi" (ecco, l'ho scritto...), tratto dal libro del 2008 del fisico teorico Paolo Giordano, un esordio che ha spopolato allo Strega e al Campiello opera prima. Un (mi si scusi l'overstatement) libro che e' stato letto (pare) da un milione e mezzo di persone, forse due milioni perche' e' uscita una versione paperback economica che (si dice) e' andata esaurita come la focaccia del Giusti appena sfornata in un qualsiasi pomeriggio della settimana. Con un piccolo problema, almeno dal mio punto di vista: mentre sono perfettamente in grado di diluviarmi un chilo di focacce assortite del Giusti, il (cristosanto) romanzo di Giordano e' uno dei due soli libri che in vita mia non ho finito.

Un giudizio sintetico sull'unico capitolo che sono riuscito a leggere e' questo. Piu' estesamente: un libro artificiale, falso come una dentiera, costruito -peraltro pure male- sin dalle prime parole per dimostrare come fare le scuole di scrittura creativa non serva a un cazzo se hai il talento di un raddrizzatore di banane, che sa emozionare forse una real doll, non certo me. Una cagata pazzesca, per rimanere in tema col primo capitolo del libro, che di merda tratta in maniera assolutamente gratuita. Come se parlar di merda facesse assurgere quel coacervo di parole raffazzonate a qualcosa di piu' che a zeppa per il mobile che traballa in cucina. Un libro che da la cifra di come in Italia la gente legga solo quello che la pubblicita' gli dice che si debba leggere.

Giordano uno scrittore? Ma non fatemi ridere, via...

Il regista del capolavoro che sbanchera' i botteghini di tutta Italia, da Vergate sul Membro a Aci Cazzidi e' Saverio Costanzo, casualmente figlio di Mr. Buonacamiciaatutti, ma sono sicuro che e' bravo a prescindere (col cazzo: provi a presentarsi come Adelmo Sfrangimaroni e dire che vuole girare un film, poi mi sa ridire...).

Ma il Venerdi', nella sua munificenza e nello splendore delle sue pagina patinate mi ha regalato, dopo le sei o sette paginate sulla Solitudine di quella roba li', una seconda anticipazione sulla Biennale: verra' presentato anche "Barney's version", tratto dal romanzo di Richler. Il settimanale di Repubblica se la cava in un paio di paginette, ricordando che il libro e' un cult in un certo milieu culturale (pare che parlare di cultura sia paragonabile a parlare del diavolo, anche a sinistra...) che comprende anche Giuliano Ferrara. Estiquaatsi ce lo vogliamo mettere?

E lo vogliamo ricordare che quel libro (che E' un capolavoro) e' stato letto in Italia da solo 100.000 persone?

Cioe': per uno che ha letto Barney, ce ne sono 15 che si sono finiti "La solitudine dei tarzanelli cammellati". E cio' e' assolutamente scandaloso.

 

BP

 

[1]: dopo che il soggetto mi dimostra di raggiungere almeno 90 in un qualsiasi test di misura dell'intelligenza (va bene anche un metro a nastro, si, certo che si...). Leghisti ed elettori di Silvio esclusi, chiaro.

 

Filed under  //   Arts   Books   raddrizzare banane e' il lavoro del futuro  

Coerenza

"Diconsi quattordici anni. Durante i quali la Rai ha mantenuto gli antichi
privilegi (canone, diretta, deficit ripianato dallo Stato) e la Fininvest ne
ha scippati vari per sé, complici i partiti, la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli
e il Pci, con la loro stolida inerzia, e il Psi con il suo attivismo
furfantesco, cui si deve tra l'altro la perla denominata 'decreto Berlusconi'
cioè la scappatoia che consente all'intestatario di fare provvisoriamente i
propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato
in fretta e furia nel 1984 ad opera di Craxi in persona, decreto in sospetta
posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una
repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato
cancellato dalla magistratura in un soprassalto di dignità e che invece in
Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano
morti suicidi per la vergogna. Niente. Non soltanto non sono morti, ma sono
ancora lì, in piena salute, a far danni alla collettività, col pretesto di
curarne gli interessi, interessi che sarebbero gli stessi, secondo loro, del
dottor Silvio di Milano due, il quale pretende tre emittenti, pubblicità
pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca
roba .Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il
Bollettino dei naviganti e la Gazzetta Ufficiale, così almeno le leggi se le
fa sul bancone della tipografia? Poiché nemmeno il garofano, pur
desiderandolo, ha osato chiedere tanto per l'amico antennuto, cosa che
avrebbe impedito ogni spartizione per esaurimento del materiale da spartire,
eccoci giunti allo sgradito momento della resa dei conti: il varo dei
capolavori di Mammì, che non è il titolo di una canzonetta, ma il ministro
delle Poste, colui che ha scritto sotto dettatura il testo per la disciplina
dell'etere"

 

 

Vittorio Feltri (L'Europeo, 2 agosto 1990).

 

BP

Fiorentini, flagello delle genti

Firenze e' una gran bella citta', piena di storia e monumenti. Piena anche di macchine in tutti i buchi, e ora c'han messo anche il tram cosi' sono al completo.Ma Firenze e' stracolma soprattutto di fiorentini. 'Sta gente qua e' bravissima a vivere tra Sesto Fiorentino e Incisa Valdarno, ma come si muovono si dimostrano del tutto inadeguati e massimamente rompicoglioni. Non parlo di gente come la Fallaci, o Zeffirelli, o anche Denisse Verdini, o AntonioStranocristianoSocci. No: proprio il fiorentino del popolo, il "normale", e' quello che fa piu' danni a se, alla sua citta' e soprattutto agli altri.

Per "altri", in Toscana, si intende ovviamente "il resto delle citta' toscane", e in buona sostanza la Toscana costiera (i senesi si picchiano tra di loro per il palio, di aretini famosi dopo Piero c'e' Pupo e quello che mangiava i gatti su Rai1, i grossetani sono in pratica dei laziali del nord, i pistoiesi una infiltrazione). I fiorentini infatti sono usi, d'estate, a migrare come le locuste in cerca di un fresco refrigerio che possono trovare o sulla costa, o sui monti dell'appennino toscoemiliano (dell'Amiata m'importa una sega: li' mangiano i gatti in umido...). In ogni caso, arrivati al luogo di ristoro, il fiorentino tipico si distingue immediatamente da qualsiasi altro essere vivente appartenente alla specie Homo sapiens per la sua totale ingoranza dei comportamenti da tenere in luoghi a lui alieni come la spiaggia e i boschi.

Verso il mare, intasa tutte le arterie che portano ad ovest, sia al mattino che alla sera, provocando code laocoontiche a tutti i caselli. Sulla spiaggia si rosola al sole come un roastbeef: poco olio, una abbrustolita da tutti i lati e poi via andare. Se entra in acqua, si puo' essere certi che ogni residuo fecale nel raggio di 300 metri sia di sua produzione. E -soprattutto- ha la capacita' di rappresentare quasi l'80% degli affogati della costa toscana. Questa tragica evenienza ci ricorda ogni estate come la Natura, lungi dall'essere matrigna, si ricorda di vendicarsi.

Sui monti la cosa si ripete piu' o meno identica nella parte del viaggio (strade intasate a ogni ora del giorno e della notte). Arrivato sull'appennino, il fiorentino ha vari modi per nuocere agli altri e a se stesso. Principalmente si immola su ferrate a lui vietate, e su ghiaioni scivolosissimi. Ma da il peggio di se in periodo di funghi. In un bosco dove "dice facciano i porcini" il fiorentino ara e sarchia una superficie di almeno 5 Km quadrati al giorno, senza l'ausilio di strumenti meccanici se non la sua piccozza da scalata in solitaria al Cervino (strumento del tutto inutile in un contesto boschivo, sia detto senza astio). Il risultato e' che tutte le forme di vita in quella zona vengono terminate.Qua sotto una foto di un bosco prima che vi passassero i fiorentini:

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Mi pare inutile dire che il sacchetto di plastica del fiorentino (lui non conosce l'uso del cesto di vimini) si riempie di tre funghi-tre: una amanita verna e due champignons ricavati dal cassonetto vicino al ristorante "Da Adelmo - porcini tutto l'anno". Il risultato finale e' che il 60% degli intossicati da funghi velenosi, in Italia, e' rappresentato da fiorentini. E anche qui abbiamo una prova diretta di quanto possa essere stronza, la Natura, se solo gli si fanno girare i coglioni.

O se si ha la sventura di essere fiorentini.

 

BP

Filed under  //   Darwin