Per la versione "what-if" di xkcd (di cui ho saltato la puntata scorsa, che parlava di cacca di passerotti...), Randall Munroe risponde alla domanda "Che succederebbe se tutta l'acqua di un temporale si concentrasse in un'unica goccia?"
Beh, un casino. Pero' come sempre la cosa viene trattata scientificamente, e s'arriva in fondo con la convinzione d'aver capito qualcosa di nuovo.
Questa volta non metto la vignetta. E' indispensabile andare direttamente sul sito di Randall, e fare quel che vi chiede di fare l'alt-text: clic and drag sull'immagine grande.
Non posso non rispondere qua (ma anche qua e qua, se e' per quello. Ma e' la stessa zuppa) alla replica che Mario Rocchi ha scritto la', sul suo blog, a seguito del mio incazzatissimo pezzo sulla sua recensione di "Batman. The Dark Knight rises". E gia' ho sfranto i maroni ai miei due lettori, con una serqua di incroci qua-la' che sono funzionali -lo ammetto- solo ad allungare il brodo della premessa. Bene, allora rispondiamo (No, non e' plurale maiestatis: io e l'omino del mio cervello, per chi non lo conoscesse, siamo inseparabili).
Iniziamo con la difesa del nickname e dell'anonimato (finto). Io sulla rete mi firmo sempre con il mio nome e cognome, da circa il 1996, su Usenet e sui Forum (son vecchio, frequento 'ste robe qua. No, le BBS non piu', anche perche' sono scomparse). Sempre, a parte questo piccolissimo spazio (e questo, e quest'altro) in cui divento "Barney Panofsky", in onore a Francesco Mocci Mordecai Richler e al suo libro piu' famoso. Lo faccio perche' quando scrivo qua (e l... si, avete capito insomma. Non c'e' bisogno che lo ridica, e mi sono annoiato pure io) spesso (understatement, direi) sono sboccato, tranchant, politicamente scorretto, schierato e assolutamente di parte. Ecco: mi piacerebbe continuare ad esserlo, nei limiti che la legge mi consente, senza con questo far danno all'azienda nella quale lavoro. Vedi mai che mi fanno causa per avere perso delle commesse importanti a causa mia...
Ma non ho problemi a svelare chi sono a chi me lo chiede in privato, ne' a fornire tutti i recapiti per trovarmi (se a qualcuno importasse qualcosa -dico per assurdo- do' pure il cellulare. Toh, mi rovino: invio pure la foto da vestito! No, non sono pudico: e' che son consapevole dei miei limiti). Dico sino da adesso che non sono famoso, ne' bello -adesso, almeno. Prima ero leggerissimamente meglio- ne' ricco, anzi, cosi' non mi si puo' accusare di millanterie.
Detto questo -e sprecato lo spazio d'un post normale in digressioni, puttanate e soliloqui inutili ma d'una certa classe- andiamo a replicare punto per punto a caso come sempre alla risposta di Mario Rocchi. Io non capisco la preclusione preconcetta verso qualsiasi forma di espressione artistico-creativa dell'intelligenza umana. Non accetto -e mi incazzo ferocemente- che si stilino classifiche sulla base della sola formazione mentale e del cursus studiorum del critico di turno (no, Rocchi, non sto parlando solo di te...). Fosse lecito definire "robetta" tutta la produzione fumettistica mondiale sulla base d'una sensazione o del fatto che da giovani ci si e' sfondati di seghe su "Lando", sarebbe lecito mandare in merda tutto il cinema solo perche' accanto a Fellini c'e' Alvaro Vitali che scorreggia in "Pierino". Se uno toglie la storia da "Maus" rimangono disegnetti quasi brutti. Se si legge il libro,si ha una testimonianza unica dell'Olocausto. A mio avviso dello stesso livello emotivo di "Se questo e' un uomo".
Potrei fare decine di esempi (da "300" a "Sin City" di Miller, a "Blankets" di Thompson, a qualsiasi roba presa a caso di Eisner, e lo stesso per l'opera omnia di Andrea Pazienza), ma l'affermazione "io stimo i fumetti solo per il lavoro grafico" fa il paio con "dell'opera/del balletto mi fa cacare il cantato/il suonato". Accettabile, come presa di posizione (son democratico, alla fine), ma non certo da condividere. Soprattutto mi fa imbestialire quando te, Rocchi, parli delle "baggianate che ci vengono dette" (nei fumetti, NdB). Si, lo so: e' una partita persa il chiederti di nuovo di -almeno- prendere in mano "V per Vendetta", o il sopra citato "Maus" e provare a leggere anche le parole, oltre che guardare i disegni. Ma io ci provo (sono ottimista per natura): fai lo sforzo, ti presto io qualche fumetto (con preghiera di restituzione), e poi mi saprai ridire se Spiegelmann ci dice baggianate. Mi saprai ridire se Moore -citando Orwell- non ha tirato fuori un romanzo distopico con i contro-controcoglioni, oppure una robetta per fanciulli.
Della tua risposta non posso esimermi dal commentare seriamente -anche se sembra una presa per il culo- quando dici "... li sostituii volentieri (i fumetti, NdB) con i romanzi, non solo quelli classici ma a quel tempo i Thomas Mann, Pavese, Hemingway, Moravia...". Mi fai pensare a ere geologiche fa, per come ai tuoi tempi non consideravi classici scrittori che lo sono diventati qualche decennio dopo. Da' l'idea precisa del tempo che passa, veramente.
Poi dici che il fumetto non lo consideravi soddisfacente dal punto di vista creativo. Non ho capito come mai, anche perche' dopo dici che durante Lucca Comics vai a vedere le personali dei disegnatori (lo faccio anch'io) e ne apprezzi le doti pittoriche (lo faccio anch'io). Eccoti qua un nostro famoso concittadino oramai americanizzato, che ci disegna un Batman splendido:
Ma la personale del disegnatore, anche bravo non puo' darti l'idea delle storie che egli disegna. Come ascoltare tre battute suonate dall'eccelso violinista non possono darti l'idea d'una sinfonia.
Voglio dire che se non leggi le storie, non puoi definirle cazzate peggiori di quelle del Gordon di quei tempi la' (adesso sicuramente qualcuno sara' gia' partito per controllare l'epoca di pubblicazione di Flash Gordon, e saran partite le scommesse su quanti anni ha il Rocchi. E -per quelli che NON mi conoscono- su quanti anni ho io. La seconda domanda ha una risposta semplice: circa la meta' di quelli di Mario).
Poi affermi che son liberissimo di leggere i fumetti (grazie, lo davo per scontato :-)), cosi' come tu sei liberissimo di considerarli cazzate. Certo, te l'ho scritto sopra che ne hai piena facolta'. Magari se il giudizio fosse dato dopo aver letto un po' di quelle cazzate, somiglierebbe meno alla bizza del bimbo che non vuole mangiare la verdura al vapore... Ma si:certo, sei liberissimo di dire quel che ti pare.
Ne derivi, dal fatto che i fumetti son cazzate e che i grandi leggono fumetti, che la nostra societa' ha problemi di maturazione. Questo e' un esempio di fallacia logica della peggiore specie, che deriva da un assunto "di fede" (tutti i fumetti sono stronzate) che non posso non sottolineare ancora. Un salto ancora piu' ardito lo compi subito dopo, quando affermi: "tu non esalti il film come film, ma lo esalti perche' e' tratto da un fumetto che e' nel tuo cuore". E' una affermazione che puo' anche essere in parte vera, ma in realta' io mi sono incazzato esattamente per il motivo opposto: perche' tu l'hai criticato dicendo che i fumetti son roba da fanciulli. Anyway, pur essendo un prodotto per le masse a me questo Batman non e' dispiaciuto per nulla. E' da dire che molti punti sembrano assurdi e illogici se non li si collega ai due film precedenti, ma la storia (pur essendo del tutto irrealistica) possiede una sua logica se si accetta il patto che in genere si sottoscrive quando s'entra in un cinema (la sospensione della realta', e la concessione d'una qualche licenza poetica al regista).
Sono assolutamente scorretto, ma le battute sui finocchi mi fanno pensare d'avere di fronte persone che sono alla frutta come argomenti ("tutti i gusti son gusti disse quello che si fece sodomizzare"). E sono anche dell'idea che si puo' dire "finocchio" o "negro" senza risultare offensivo ne' razzista, e scrivere "sodomizzare" invece che "inculare", e apparire amici di Calderoli.
La questione dei "maesti" del cinema era ovviamente una presa per il culo con maniglie, ben sapendo chi stavo prendendo in giro (e' evidente che hai una cultura cinematografica superiore alla mia, e l'eta pur essendo importante conta relativamente).
Ora veniamo alla chiusura: bonariamente mi dai dell'ignorante per aver citato "Dissonanze" (questi mi devono delle percentuali, diobòno! E' la seconda volta che li linko!), e mi consigli di guardarmi i capisaldi della cinematografia mondiale. Beh, qualche passettino l'ho fatto, nei miei relativamente pochi anni di vita. Aspetto che tu faccia lo stesso col fumetto, che sono convinto sia arte cosi' come il cinema.
Prima dei saluti, mi piace citare un commento di un utente Wordpress al mio post. E' Cartaresistente (anche a lui chiedo i soldi, dopo, non vi preoccupate...):
Come mai il cinema americano negli ultimo decennio ha pescato a piene mani dal mondo dei fumetti? Certamente c’è un ampio bacino di pubblico, ci sono maggiori potenzialità espressive con le tecniche digitali, ma SOPRATTUTTO perché ci sono le STORIE! Storie che nella grande tradizione americana possono essere divertenti e spettacolari ma anche profonde e intelligenti. Sul fatto di non conoscere, ricordo un’altra celebre stroncatura, di Mereghetti, parlando del film Fight Club, senza aver letto una pagina di Palanhiuk. O vogliamo dire dei tanti che hanno incensato Scorsese per Hugo Cabret, senza citare il libro di Selznick che, essendo quasi una graphic novel, è praticamente lo storyboard del film?
Come vedi, il cinema deve parecchio ai fumetti e non da adesso. E non e' detto che si tratti solo ed esclusivamente di supereroi. "Pollo alle prugne" e' tratto da una graphic novel della stessa Satrapi che dirige il film, e "L'ultimo terrestre" e' diretto da uno dei piu' bravi fumettisti italiani, che ha preso in prestito una storia a fumetti di un suo collega, Giacomo Monti, e ne ha fatto un film che m'e' piaciuto parecchio. E che e' stato proiettato al Circolo del Cinema, se non sbaglio.
Posso forse chiudere il post non giustificando il titolo dello stesso? Direi di no:
E' un prequel? E' una side-story? E' uno spin-off? Oppure e' un filone narrativo a se stante?
Prima di tutto "Prometheus" e' un buon prodotto cinematografico, in cui teologia, evoluzione, filosofia si mischiano per dare origine ad una bella storia, girata con ottima mano da uno Scott che in certi punti pare tornato agli splendori de "i Duellanti", o dell'Alien cui questo film si lega comunque indissolubilmente. La visione in 3D francamente non m'ha colpito piu' di tanto: per buona parte del film ci si chiede se gli occhialini siano proprio necessari, in poche scene la terza dimensione si apprezza e diverte, ma certo non a sufficienza da giustificare il sovrapprezzo.
La storia e' una ricerca delle origini dell'uomo, che ha inizio con una scoperta archeologica sulla Terra e si sposta -assieme all'astronave Prometheus, che da' il titolo al film e che prende il nome dal Titano che ha dato origine all'umanita'- nello spazio, alla ricerca del pianeta d'origine dei misteriosi "ingegneri". Ma ci sono anche storie parallele: il tentativo vecchio come l'uomo di sconfiggere la morte, gli scontri genitori-figli, l'anelito e la sfida temeraria alla conoscenza che -come la mela di Eva- porta morte e distruzione. Ottimo cast, con Noomi Rapace e Charlize Theron a monopolizzare la scena (piu' la prima che la seconda, sprecata un un ruolo antipatico e poco recitato), e un ottimo Fassbender-androide.
Proprio Fassbender e' una delle figure che m'hanno suscitato piu' interesse, perche' molte delle cose che fa-sa David non si spiegano se non con assunzioni e teoremi che paiono ottimi prodromi per un secondo episodio (tanto per cominciare, poi si vedra'...).
D'altronde, la fine e' assolutamente aperta e del tutto scollegata dall'inzio di "Alien". Insomma: la "Nostromo" ha ancora da aspettare, prima di sapere come cavolo sono arrivati sull'asteroide tutte quelle maledette uova...
Tracey Shelton e' una giornalista indipendente che segue il disastro siriano nell'unico modo possibile per un giornalista: direttamente, dalla strada, aggregata a un gruppo di ribelli ad Aleppo.
Il pezzo che si ascolta e si guarda cliccando sulla foto qua sopra e' il racconto della vita del gruppo, spezzata all'improvviso per molti combattenti (divenuti amici di Tracey) da una bomba governativa. I morti sulla barricata fino a pochi minuti prima scherzavano, parlavano di cecchini che sparano anche ai gatti, pregavano il loro dio rivolti verso la Mecca. I sopravvissuti si disperano e -probabilmente- si domandano se tutto questo ha un senso.
Colpisce nel servizio il tono algido, professionale e distaccato della Shelton, che immagino grandissima professionista anche nel congelare le emozioni che la stanno squassando.
Il Consorzio Pisa Ricerche o CPR, uno degli ultimi consorzi citta'-ricerche ancora esistenti sopravviventi, sta fallendo.
Lo so: vi importa una sega, la crisi non esiste e voi dovete andare a prendere il prosecchino al barrettino la' in fondo, per cercare di dimenticare che il mondo sta andando a rotoli anche con voi ubriachi, e le bollette c'e' comunque da pagarle, no? Ma siccome a me la cosa tocca da vicino, vi sorbite questa roba qua.
I consorzi città ricerca sono soggetti pubblico-privati creati alla fine degli anni '80 da IRI e CNR. A Pisa i soci del CPR sono la Provincia, alcuni Comuni, la Regione, le tre università della città, il CNR, l'ENEA, l'INFN e poi soggetti privati (??!!!) come Avio, Finmeccanica, Kayser, Piaggio, Telecom Italia.
Ho lavorato anche io per qualche anno al CPR, e negli ultimi tempi in cui ero la' gia' si avvertiva il disastro incombente che e' deflagrato poi quasi dieci anni dopo. Causato soprattutto da una dirigenza (amministratori delegati e presidenti) del tutto inadeguata a svolgere quei ruoli in quella struttura.
Ricordo l'accoppiata AD-Presidente -Bibì e Bibò per gli amici- degli ultimi anni quando c'ero io, uno espressione del mondo universitario pisano (ma di chiare origini napoletane, Prorettore a non so cosa), l'altro catapultato a Pisa come dirigente pensionato della Fiat, entrambi assolutamente alieni al mondo produttivo toscano, entrambi del tutto incapaci di fare una "O" con un bicchiere (cerco di limitare i toni, ma avrei voluto dire altro), figurarsi a trattare con partner russi per progetti di messa in sicurezza di centrali nucleari... Insomma, ve lo devo ripetere? Principio di Peter all'ennesima potenza!
Poi la crisi, poi gli Enti Pubblici (Regione in primis) che preferiscono dare soldi ad amici piu' politicamente schierati e piu' geograficamente vicini (o, se lontani, appoggiati da potenti fondazioni bancarie)... Sino ad arrivare ai nostri giorni, quando pare che non sia possibile nemmeno eleggere un CdA, e quando i lavoratori (quasi cinquanta...) non percepiscono stipendio da quattro o cinque mesi.
Emanuele, Alessandra, Maria Grazia, Elena, Stefania, Alessia, Renata, Andrea e tutti gli altri che lavorano al CPR hanno il mio appoggio morale. Non conta un cazzo, sia ben chiaro, ma e' tutto quello che posso dar loro ora come ora. Oltre a far sentire le loro voci, qua sotto:
Si potrebbe chiuderla qua, ma penso che senza gli Zen Circus il post sarebbe monco:
pensa poco e ridi scemo che la vita è un baleno
ridi scemo e bacia tutti, prima o poi son tutti morti
Ovviamente non si parlera' di pizzi, ne' di balletto, ne' tanto meno di ricamo al tombolo.
Non ne capisco una mazza, e farei una figura barbina. Come se un critico cinematografico si mettesse -che ne so?- a parlare de "Il cavaliere oscuro - il ritorno", senza avere manco preso in mano un cazzo di fumetto di Batman, e terminasse il suo pezzo richiamando la strage di Denver. E osannando un cinema che fu, dei "Coppola, Scorsese e altri" (Altri? Si, ad esempio Brian De Palma, per dire. O -tanto per andare sul cinema d'essai- Stalney Kubrick. O Woody Allen, Michael Cimino, Robert Altman... "Altri" mi pare un po' un understatement).
Veramente mi fa imbestialire questo voler essere contro il mainstream e risultare alla fine allineati a tutto quello che la cultura della massa vuole che tu sia. E cosi', l'ultimo "Batman" va visto (e il nostro critico c'e' andato), ma va criticato questa metafora della lotta bene-male, con il bene che bene non e' del tutto, e questo oscuro personaggio che non uccide ma lascia feriti e storpiati in terra come mosche senza un apparente motivo.
Io il film l'ho visto, e ho letto i fumetti che il film hanno ispirato. E non mi pare -obiettivamente- un cinema per fanciulli. Non piu' di "Taxi Driver", per dire, uno dei capolavori assoluti di Scorsese, che ha una intensita' psicologica paragonabile a quella della trilogia di Nolan.
Una analisi molto piu' approfondita sia di quel che potrei fare io, sia dell'abborracciata critica del Rocchi (che per contratto con se stesso deve essere contro tutto e tutti) la si trova da qualche giorno su "Dissonanze", ottima rivista online di cultura a 360°. Il pezzo e' il primo di una serie dedicata all'analisi filologica dei fumetti che hanno ispirato Nolan nel suo lavoro cinematografico, ma si legge in pochi minuti e fa capire molto di quel che al cinema non viene detto.
Chiudo l'invettiva (scatenata dal modo in cui si considera il fumetto una puttanata, alla stregua di una cosetta da bambini) con la citazione da me abusata di una delle trasposizioni cinematografiche di fumetto piu' emozionanti di sempre (ma diciamo una delle scene cinematografiche piu' belle tout court): la lettera di Valerie in "V per Vendetta".
Se il signor critico Rocchi volesse cortesemente visionare pure il fumetto di Alan Moore e David Lloyd, poi mi rammenterebbe, e rammenterebbe le Scarlett Carson, e quell'ultimo centimetro di liberta' che distingue il conformista mascherato dall'anarchico vero...
Matteo Renzi e' il candidato alle primarie -qualsivoglia primarie, si faccia attenzione! Di qualsivoglia partito o schieramento- che si presenta con il programma piu' scarno, ridicolo e cazzone della storia mondiale:
"Rottamiamo i vecchi! Largo ai giovani!"
(Si, il programma e' terminato. E' composto da un solo punto, e l'avete gia' letto qua sopra)
Il dramma - cari amici del PD- e' che vincera', perche' contro ha personaggi che si presentano con un programma ancora piu' ridicolo, scarno e cazzone:
"Matteo Renzi non puo' partecipare alle primarie!"
Alle primarie -se ci saranno, se un partito qualsiasi avra' il coraggio di farle- vota con coscienza: scrivi il TUO nome (va bene anche "Il TUO nome", ovviamente).
La chiusura filosofica e' demandata a una splendida locandina del Tirreno (sto cercando quella del 12 settembre 2001, che e' fantastica):
La morale, chiedete? "Mai mentire a un para'", no?
Chiusura col botto per il festivam Metarock di Pisa, che ier sera ha ospitato in rapida successione i calabresi Brunori Sas e i labronici Ottavo Padiglione, capitanati dal guitto capo Bobo Rondelli.
Per i soliti dieci euri, cifra che ti permette a malapena un aperitivino stiantafegato al barraccio in fondo alla strada, ho assistito a due ore e mezzo (ma diciamo quasi tre) di ottima musica. Andiamo quindi a relazionare con parca dovizia (?!!) di particolari sulla serata.
Brunori Sas e' il gruppo di Dario Brunori, un calabrese di chissa' dove (ma Wikipedia ci dice: "di Guardia Piemontese", ovunque 'sto posto sia localizzato sul navigatore satellitare...), che calca la scena del musicale da due o tre annetti. Ascoltai il suo disco d'esordio (che si intitolava con guizzo enorme di fantasia "Vol. 1") all'uscita, e ne ricavai la sensazione di un Rino Gaetano in sedicesimo. Il secondo disco, "Vol. 2", ha invece consacrato un ottimo cantautore, che racconta storie semplici ma vere di quest'epoca trista e crepuscolare. Lo fa ridendo e scherzando, ma i temi sono il mutuo da pagare, la famiglia che non si tira avanti senza soldi, il lavoro che non c'e' e quindi si deve emigrare (e lo canta un trentacinquenne, nel 2012. Non e' che magari il modello del turbocapitalismo de 'sta minchia e' un po' fallito? No, chiedo solo, eh?). Tra i pezzi che ha suonato ieri sera, vi faccio sentire "Rosa", uno dei suoi pezzi piu' noti, qua nella versione "videoclip" girata nell'azienda di famiglia:
Il pezzo va ascoltato, perche' la storia che Brunori canta si sviluppa -tragicamente- per tutto il brano, sino ad arrivare alla conclusione tragicomica e amara del finale.
Tutti i brani sono intrisi da un anticlericalesimo che accomuna Brunori agli Zen dell'altra sera, e a Bobo e ai suoi Ottavo Padiglione, che sono seguiti a strettissimo giro di orologio a Brunori Sas (meno di un quarto d'ora per il cambio totale di palco, ottimo lavoro della crew). Anticlericalesimo assolutamente benvisto a Metarock, e in Toscana in generale.
Ed eccolo, Bobo, assieme ai suoi pards di inizio carriera, quegli Ottavo Padiglione che smossero la scena rock indie italiana dei primissimi anni '90.
Bobo Rondelli col tastierista degli Ottavo Padiglione, qua in bianco e nero...
... e qua a colori, mentre allieta la folla con uno dei suoi scazzi filosofici. Ambedue le foto (C) Barney 2012, tanto fanno caa' l'orso...
Il concerto vede la formazione originale senza bassista, perche' Alessandro Minuti mori' a fine anni '90. A Minuti e' dedicata la splendida "Hawaii da Shangai", che anche se ho messo ventisette volte qua sopra non mi pare il caso di mancare, visto che i tre l'hanno risuonata anche ieri:
Questa versione e' "romanzata", e acustica. Ieri sera Bobo aveva solo una cattivissima Stratocaster, che ha pestato e guaito note per tutto il concerto. Splendido muro sonoro, davvero.
I brani sono stati quasi tutti degli Ottavo Padiglione, da "Mondo gay", ironico spaccato di una retata di trans e clienti (terminata ieri sera con un quasi blasfemo "Gesu' e' gay", dopo che anche il Papa era stato bollato come omosessuale), alla immancabile "Ho picchiato la testa", a "Blues in tre quarti". Concessione alla carriera solista, una "Il cielo e' di tutti" sparata a mille con la Fender incazzatissima, e la chiusura rock classica: "I don't wanna grow up-Non voglio crescere mai", versione Ramones piu' che Tom Waits e -senza soluzione di continuita'- una splendida "Have you ever seen the rain?" dei Creedence Clearwater Revival fatta con un piglio da vero re del rock 'n' roll. Una versione effettata (ed affettata) di "Mondo gay" ve la metto qua sotto, ma non ha davvero nulla a che vedere con il rock hardcore di ieri sera:
Tra lazzi (pochi, per la verita') e molta ottima musica la serata e' terminata troppo presto. Unica delusione la non concessione di manco un bis, a testimonianza del periodo di grossa crisi che viviamo: se manco Bobo si concede alla folla, e' un segnaccio.
Una presentazione dell'ultimo disco di Bobo da solista la trovate qua.
La fotografia e' un mezzo incredibilmente versatile per raccontare storie. Sta alla pittura come il fumetto sta al romanzo: non un'arte minore, ma qualcosa di alternativo... di diverso, di probabilmente piu' popolare e quindi percepibile da una platea piu' vasta.
Se il fotografo e' consapevole che il medium e' altro rispetto alla tela o alla scultura, la fotografia rappresenta un mezzo potentissimo per far vedere con altri occhi la realta'. Esattamente come quando il disegnatore non vuole scimmiottare Dostojewsky: leggetevi Spiegelmann, Thompson, Miller, gustatevi qualsiasi cosa abbia scritto e fatto disegnare Alan Moore e avrete un'idea di cosa voglio dire.
Ma volevo parlare di Christopher Churchill, adesso, e del sua bellissimo "American faith". E' un racconto per immagini in bianco e nero di tutto quello che e' fede negli USA: dalla autopsia dei presunti alieni di Roswell ai visitatori di Graceland vestiti come il dio Elvis, a improbabili cappelle ricavate da chioschetti-bar.
Television at service, Chocoloskee Island, FL. (C) Christpher Churchill, 2005
Uno spaccato vero e iperrealista di una nazione che e' tante nazioni.
Gran concerto che mi son visto ier sera, a soli dieci euri, a Pisa, citta' natale degli Zen Circus che si sono esibiti dopo anni alla Cittadella, nel parco che li ha visti nascere quasi 15 anni fa.
Appino, Ufo e Qqru (rispettivamente: chitarre e voce, basso e batteria-percussioni-washboard) riempiono il palco come se fossero almeno il doppio e sudano energia per tutto il tempo necessario. I brani live vengono fuori potenti, i tre vanno a memoria anche nelle presentazioni dei pezzi, il pubblico sotto al palco canta e balla: e' stata una divertente festa paesana e -ancora una volta- mi son chiesto come mai questi qua li conosce una frazione del pubblico che ascolta Ligabue, TizianoFerro e financo i Negrita (che hanno per inciso aperto il Metarock, qualche giorno fa).
Forse perche' i loro testi (da quando cantano in italiano) sono pesantucci? Forse perche' un gruppo che apre il concerto con "Gente di merda" se le cerca?
E se poi continuano con "Andate tutti affanculo", mandandoci mezzo mondo affanculo senza mai pero' dirlo chiaramente, beh, allora gli indizi sono gia' due:
Ma un po' di turpiloquio e' concesso a tutti, e secondo me i brani che li tengono fuori dal mainstream del musicale italiota sono altri, ad esempio "L'amorale", che dal vivo e' potentissimo. Anche il videoclip pero' si difende bene, in quanto a pesantezza:
E anche "Canzone di Natale" non e' malaccio, come iconoclastico inno alla droga e alla depravazione. Pure nel giorno della nascita di Gesu':
I loro CD li si trova difficilmente, anche il mio pusher di fiducia non riesce a recuperarmeli; ieri sera Ufo ha accennato ad un banchetto "laggiu'" dove vendevano il loro ultimo EP di cover metal (??!!!!), ma non son riuscito a capire dove fosse quel "laggiu'".
Ma nel caso vi trovaste di fronte uno dei loro dischi, comperatelo e ascoltatelo: sono anni luce meglio della roba che ci fanno ascoltare per forza.