Al di la' di qualsiasi commento a favore o contro il nucleare, la cruda cronaca ci regala (si fa per dire) notizie che vanno semplicemente lette. Quella che trovate qua sopra e' un ottimo esempio di notizia che i nostri giornali NON PUBBLICHERANNO, visto che siamo in piena emergenza arabi-al Quaeda-negri-froci. E che la nostra nazione va benissimo, a tutti i livelli.
Siccome, pero', ci sarebbero i referendum, a giugno... Una lettura gliela darei, ecco.
Ricordo quando, circa vent'anni fa, uscii dal cinema dopo aver visto "Il cielo sopra Berlino". Le persone si interrogavano sul significato recondito che Wim Wenders aveva nascosto nei meandri della pellicola: "ma avra' voluto raccontare della caducita' della condizione umana, oppure del misticismo che vince contro il meccanicismo dilagante?"
Io, e con me uno solo dei miei amici dell'epoca, commentavo cosi': "m'importanasega di quel che vuole dire il regista! A me basta che il film trasmetta sensazioni positive, che si lasci vedere con piacere, e che sia girato tecnicamente bene!"
Il commento si attaglia alla perfezione a "Machete".
Il film di Robert Rodriguez -il sodale di Tarantino- e' un capolavoro assoluto non solo nel suo genere (in qualunque genere vogliate comprimerlo: splatter, western, mariachi, poliziesco. Fate un po' voi, per quel che importa...), ma proprio come archetipo di quel che dovrebbe essere una pellicola: divertimento puro dall'inizio alla fine, senza mai stare a chiedersi se la Jessica Alba avesse voluto alludere a qualche scritto di Schopenauer, mentre parlava con la Michelle Rodriguez. O se Robert De Niro in versione-senatore sudista non politically correct possa alla fine veicolare un messaggio positivo (spoiler: no, direi che De Niro veicola messaggi negativi per tutto il film, comunque Nemesi avra' la sua bastarda vittoria alla fine).
Puro genio in ogni scena. E capacita' -rarissima di questi tempi- di trascinare tutta la sala in urla e battimano continui durante l'intero film. Una cosa che a memoria mia (che ero di certo il piu' vecchio del cinema) era accaduta solo per "The Blues Brothers". E' da vedere, "Machete", perche' vi libera il cervello e il cuore da pensieri e preoccupazioni per un'oretta e mezza, e veramente rilassa e rasserena meglio di un bagno caldo. Se volete staccare, e' quello che fa per voi. Attenti solo a non restare troppo attaccati alla storia, altrimenti vi ritroverete come e' successo a me a ridere come idioti sul treno, mentre pensate a Danny Trejo che sfugge ai suoi assassini usando una corda improvvisata. Della quale corda non diro' altro, se non che la scena ha provocato l'ovazione piu' grande in sala, assieme a quella della moto con Gatling impiantata sul manubrio.
Giudizio sintetico: splendido, un "Kill Bill" con l'overboost sempre acceso.Barney
Una serie di stupende foto di una settantina di anni fa, molto Steinbeckiane o Faulkneriane (a piacimento), e molto, molto belle. Inoltre, visto il tema, assai appropriate ai tempi.
Cannes - È un film “tabù”, «su una pagina di storia italiana che non piace a nessuno, ma che dopo 10 anni va raccontata per non dimenticare»: “Diaz - Non pulire questo sangue (Don’t clean up this blood)”, il film sulla notte buia e sanguinosa tra il 21 e il 22 luglio 2001 alla scuola Diaz durante il G8 di Genova, finalmente si farà. Il produttore, Domenico Procacci (Fandango), che lo insegue da tempo, ha confermato la notizia.
Questa mattina, Procacci ha spiegato di avere chiuso a Cannes gli accordi internazionali: realizzerà il film con un budget di 7 milioni di euro, finanziandolo con i francesi di Le Pacte (gli stessi con cui ha prodotto “Habemus Papam”, di Moretti) e i romeni di Mandragora. Daniele Vicari incomincerà le riprese a Genova a giugno. Il cast, per raccontare l’assalto dei 300 del VII Nucleo alla scuola Diaz dove dormivano 93 ragazzi, la notte di repressione con la triste «macelleria messicana», come la definì il vice dirigente del reparto mobile di Roma, Michelangelo Fournier, al processo, è internazionale, così come “multilinguistico” sarà il film.
Tanti i protagonisti da annunciare: Elio Germano nel ruolo del giornalista del Resto del Carlino, Lorenzo Guadagnucci, picchiato nella Diaz quella notte di luglio; Claudio Santamaria, che farà Michelangelo Fournier, che sebbene con ritardo disse «basta» alle violenze, temendo l’irreparabile; Rolando Ravello, Alessandro Roja, Pippo Del Bono, Paolo Calabresi, Pietro Ragusa e poi ancora la tedesca Jennifer Ulrich e la romena Monica Barladeanu.
«Il film sarà completamente basato sugli atti del processo, senza grandi invenzioni, se non quelle che servono per trasformare le testimonianze in materiale narrativo per il cinema - ha spiegato Domenico Procacci - Ma non farà vedere l’aula di tribunale dove dopo i primi due gradi di giudizio siamo in attesa ora del terzo e definitivo. Nei titoli del film contiamo di mettere come è andata a finire».
In primo grado i vertici della polizia, Gianni De Gennaro, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi e Gilberto Caldarozzi, erano stati assolti, così come il capo della Digos di Genova, Spartaco Mortola, mentre il capo del Settimo reparto della Mobile, Vincenzo Canterini, era stato condannato a quattro anni di reclusione e il suo vice, Michelangelo Fournier, a due anni. Nell’appello la prima sentenza (accolta al grido di «vergogna, vergogna») è stata ribaltata, e De Gennaro e Mortola sono stati condannati, rispettivamente, a un anno e 4 mesi e a un anno e 2 mesi, perché accusati di aver istigato alla falsa testimonianza l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, durante il processo. Ora si attende l’esito del ricorso in Cassazione.
«Non è un film schierato, racconta quello che è successo lì dentro e i fatti sono fatti. Non è contro la polizia, anzi sarei contento se collaborasse. Sono in attesa di incontrare il dottor Manganelli al quale ho fatto avere la sceneggiatura», ha detto ancora Procacci. Ci sono stati ostacoli per avviare il progetto? «Ho tentato di comportarmi come fosse un film normale, non mi sono mosso in maniera clandestina. Mi sono reso conto, però, che è un film da cui tutti vogliono restare lontani: sia i tradizionali investitori cinematografici, come le reti televisive, sia le banche. Sono andato avanti lo stesso, ho deciso di farlo cercando i fondi europei e italiani, ancora senza riuscirci, ma intanto vado avanti. Potevo fare un film molto piccolo, oppure andare all’estero, come ho fatto: sarà un film corposo, c’è tanto da raccontare, e deve risultare evidente la sproporzione che ci fu tra i poliziotti e i ragazzi».
Procacci conta di andare avanti anche con il film su Carlo Giuliani, morto durante il G8: «Ci sta lavorando Stefano Mordini, racconterà il tentativo vano dei genitori di Giuliani di avere un processo per la morte del figlio».
Se per essere interpretati da Elio Germano bisogna essere pestati a sangue dai celerini senza alcun motivo, ne faccio volentieri a meno, grazie. Ma Lorenzo non ne ha fatto a meno. E siccome e' alla fine mio gener- suocer- cognato, e a lui tocca 'sto onore, promuovo pure il suo libro sull'argomento, che e' in uscita in questi giorni per Feltrinelli: "L'eclisse della democrazia".
No, mai stato un black block, Lorenzo. Giusto per evitare fraintendimenti...
Questo qua e' un articolo del Wall Street Journal sull'uccisione di bin Laden. E' secondo me un ottimo pezzo, ed ha il pregio di avere uno dei piu' cinici attacchi che io mai ricordi. Il resto e' altrettanto valido, e il fatto trattato da una angolazione che non e' per niente banale.
L'oggettino elegante a sinistra viene via con 1487 Euro, e care signore: ci state larghine.
Si noti la fyne eleganza della zona pvbica, roba che una trebbiatrice troverebbe difficolta' a dipanare, e una serie di macchie equivoche qua e la' (a' la' cazzo di cane, si potrebbe dire...) sulle quali meglio e' non soffermarsi.
Del secondo vestitino dico solo che costa 1837 Euro, e mi pare regalato: magari funziona davvero.
Ieri sera sull'aereo Alitalia da Budapest a Roma, in ritardo di 45 minuti, c'erano piu' della meta' delle persone che dovevano prendere una coincidenza. Molti siciliani, qualcuno per Venezia e poi noi due bischeri che dovevamo tornare a Pisa. Il ritardo aveva notevolmente compresso la finestra temporale per la coincidenza, e a noi restavano una quindicina di minuti. Il mio vicino di posto doveva andare a Venezia; proveniendo dagli USA viaggiava con molto bagaglio, e ha quindi chiesto alla Hostess quali speranze ci fossero sia di prendere la coincidenza, sia di avere la valigia sullo stesso volo. Io mi son messo a ridere, la Hostess invece ha professionalmente risposto: "Signore, il bagaglio segue sempre il passeggero: lei avra' la sua valigia con se!".
Si, certo, come no? Anche noi abbiamo avuto la nostra valigia al segiuto. Peccato sia arrivata con una decina di ore di ritardo, solo stamani alle 11...
In questo maggio ungherese che sa quasi di luglio inoltrato abbiamo passato indenni la prima giornata della conferenza, suscitando come succede sempre gli interessi di un solo tipo di pubblico: quelli che si occupano di nucleare. E' lungo da spiegare come mai, e no: non siamo produttori di centrali, ma il risultato e' che l'unico rappresentante di Areva ha beccato Cosmo dopo la sua presentazione, e ci siamo fatti due chiacchiere assieme davanti alle polpette di carne al cumino del coffee break. La conferenza e' ospitata qua, in riva al Danubio, ma noi dormiamo ad un Ibis Hotel nelle vicinanze: con una notte al Marriot si fanno cinque giorni all'Ibis, e non vedo perche' far spendere inutilmente i soldi all'azienda. E poi l'Ibis e' una delle cose buone della globalizzazione: son tutti uguali in giro per il mondo, e costano suppergiu' uguale. Per lavoro sono la scelta migliore.
Alle sette siamo tornati in camera, ci siamo lavati e cambiati (vulg.: ci siamo tolti la giacca e la cravatta, e rivestiti da cialtroni), poi abbiamo cercato un posto dove mangiare qualcosa. Ci siamo incamminati di nuovo verso il Danubio, e in una piazza molto affollata abbiamo avuto l'immancabile rendez-vous con uno dei tanti buttadentro di locali "da uomini", il quale si e' quasi offeso al nostro diniego di passare una serata nel suo strip bar, e ci ha deriso con un "No pussy?" che -nella sua testa- la diceva lunga.
Vabbe': non e' la prima volta che succede e non sara' nemmeno l'ultima; abbiamo proseguito nel nostro ininterrotto pellegrinaggio verso il ristorante perfetto che -oramai lo sappiamo bene- risulta essere quello che si incontra dieci minuti dopo aver pagato il conto in quello nel quale abbiamo appena cenato.
Nel nostro vagare siamo stati fermati da una coppia donna 45-enne - ragazza ventenne, che ci ha avvicinato parlando in ungherese. Al nostro "Sorry, we don't speak hungarian", hanno subito switchato sull'inglese, ed e' iniziato un dialogo surreale. Cosmo giura che le due all'inizio hanno esordito con un "Do you know where we can find bitches, in the nearbies?" che non ha ovviamente senso -nemmeno se letto alla luce di cio' che vi apparira' tra poco-, ma la sua risposta "No, sorry, we are not from Budapest" che ho sentito personalmente m'e' parsa altrettanto demenziale -se non peggio-. E no, non e' finita li'. Dopo il "Ah, and where are you from?", e il successivo "from Italy", cui la piu' giovane ha replicato con "you don't seem italian, you rather look swedish", cui ovviamente io ho risposto "believe me, I'm italian", s'e' iniziato a parlare di city maps, e di come fosse un peccato che nessuno le avesse con se, 'ste city maps. Si, perche' -cosi' hanno aggiunto le due- "maybe we could take a coffee together...". A quel punto anche Josef Razinger avrebbe iniziato ad avere dei dubbi su una serie di questioni fondamentali, non ultima la professione esercitata dalle due tizie, per cui abbiamo elegantemente salutato e siamo andati per la nostra strada, a continuare la quest for the best restaurant in Budapest. Quest che s'e' chiusa per disperazione in un decente locale sul lungo-Danubio in cui un buon chitarrista ha sfranto i maroni a ciclo continuo con tutto il repertorio dei Gipsy King suonato passabilmente ma comunque troppo alto come volume; nel tentativo di dare un senso alla serata ho azzardato un menu creativo, che ha avuto inizio con la scontata zuppa di goulash, e s'e' chiuso con una roba buona ma letale che in inglese suona come "fried goose liver", e che sono riuscito a mangiare per due terzi solo dopo avere insultato e anestetizzato il MIO fegato.
Nel tragitto di ritorno il giochetto della coppia di ragazze che si avvicina e chiede in ungherese "Obluraschi?" s'e' ripetuto tre volte, l'ultima con le due interpreti svaccate sulle poltroncine di un bar chiuso e buio, assolutamente consapevoli che avremmo risposto "sblinda la supercazzola" ma ligie al loro dovere e al ruolo.
In prossimita' del nostro Ibis, in un sottopasso pedonale abbiamo incontrato due ragazzi male in arnese che pero' si sono meritati qualche cento fiorini da parte mia interpretavano abbastanza passabilmente 'sto gran pezzo qua sotto, e dando finalmente una degna conclusione alla serata budapestiana:
Non ho la tv a casa, quindi molte cose mi vengono risparmiate. Questo spezzone che metto sotto, pero', merita di essere tramandato ai posteri per la sua agghiacciante -non ci sono altre parole- fascistita'.
Tutti uguali: guardie del corpo ed adoratori del nano. Tutti a rimpiangere l'altro pelato, il mascellone. Mussolini.
E cosi' eccomi qua, fermo in transito al Terminal 2D di Roissy - CDG, in attesa di imbarcarmi per Budapest tra qualche ora. Il lavoro da fare per domani l'ho appena ricontrollato e limato, quindi posso rilassarmi svaccato sulle comodissime poltroncine per i passeggeri che il principale scalo parigino ci propone: veri pezzi d'arredamento in finta pelle viola, arrangiati in rientranze della hall concepite come piccoli e confortevoli salotti. Prese elettriche a gogo' per il portatile e un bar quasi a distanza di braccio completano il confortevole spazio. Addirittura mi accorgo adesso che la grande pianta in vaso che ho di fronte ospita una piccola colonia di passerotti, liberi di svolazzare e cinguettare qua e la' a loro piacimento. La conferenza di domani e domani l'altro vedra' me a supporto soprattutto morale di Cosmo, che avra' l'onere e l'onore di presentare il nostro progetto all'uditorio. Io ho invece preparato la presentazione che verra' proiettata in una sala attigua, a ciclo continuo, assieme a decine di altre. Debbo dire che sono abbastanza soddisfatto: i miei documenti di riferimento sono "Tintin objectif Lune" e "Star Trek" prima serie, quindi gli autori accreditati Herge' e Gene Roddenberry. Oh, poi ci sono anche cose meno serie... Ma la base e' quella, e l'unico rammarico e' non aver potuto inserire qualche rimando ad Alien.
Ma forse era davvero troppo, vederli uscire in massa dalle fottutissime pareti ;->Barney