Panofsky's version

A totally unnecessary Blog

Tolleranza zero, quando una minoranza sfrange i maroni con la macina di granito

Penso d'essere una persona tollerante e democratica, almeno in generale (lascio da parte argomenti topici come il basket, i fumetti, la musica e la letteratura contemporanea. Li' dimostro quanto si possa esser talebani senza nemmen pagare pegno a un dio a piacere).

Penso anche di essere ragionevole: per dire, non mi arrogo mai il diritto di imporre qualcosa a qualcuno (i leghisti sono esclusi dal conto, i fascisti pure. Ma si parlava di persone, no?), e cerco nei limiti del possibile di comprendere -dialogando- le ragioni di tutti: vegani, rifondaroli, omosessuali, pastafarianisti e testimoni di Geova. A patto che queste categorie non vogliano imporre a me il loro pensiero; che viene facile da capire il perche' se uno ha a mente gli omosessuali, ma anche i testimoni di Geova potrebbero risultare nefasti nel caso volessero NON farti fare una trasfusione di sangue quando ne hai bisogno, no?

Bene, questo per dire che cerco di venire incontro alle idee e alle esigenze degli altri.

Pero'.

Pero' -porca puttana maiala e dio nànos come se fosse antani- a volte le minoranze mi fanno diventare nazista. E esplorare nuovi orizzonti lessicali per le bestemmie.

Un esempio e' quel che e' successo stamani. Stamani nella mia citta' si correva la -dio mi perdoni- maratona.

Che gia' io non capisco chi corre per ore senza alcun motivo plausibile, ma -per quanto esposto sopra- oltre che commentare acido e assorto non faccio: chi vuole sudare come un porco tutti i giorni con i calzoncini attillati e le cannottiere traforate da frustone, liberissimo di farlo.

A patto che.

A patto che non mi imponga lunghe e fantasiose vie alternative per raggiungere il posto dove devo andare, perche' la strada principale e molte di quelle limitrofe sono bloccate per la maratona. Ovviamente, a ore diverse, a realizzare un incastro di coincidenze e di divieti che solo una luuuuunga deviazione ti permette di scavalcare.

Che e' quello che e' successo stamani: preso a tradimento (m'importaunasega della maratona, e nessuno mi ha avvertito delle deviazioni) son partito per arrivare a casa dei suoceri, e nei pressi dello stadio cittadino ho visto una macchina dei vigili con i lampeggianti accesi, che bloccava il traffico. Stavo gia' inveendo mentalmente contro il calcio quando ho realizzato che la macchina bloccava l'accesso oltre lo stadio, non verso di esso. E m'e' sovvenuto della stramaledetta maratona.

La povera vigilessa addetta al posto di blocco, da me interrogata sul come stracazzo potessi raggiungere la mia meta, ha strologato d'una strada veramente incredibile, che avrebbe piu' che raddoppiato il tragitto. Ho deciso di fare di testa mia, e al successivo posto di blocco ho evitato di seguir le indicazioni del carabiniere di turno e mi son fidato della mia conoscenza delle zone, riuscendo a superare indenne (al netto di qualche moccolo per ulteriori blocchi sulla via) la corsa, e a raggiungere quasi in orario la mia meta.

Ora, sento gia' qualche adepto dell'overdose da acido lattico che intona i suoi tipici lai strappacogliolacrime "Eh, cazzo, ma che ti lamenti di una cosa che ti disturba per un solo giorno l'anno?", come se la durata del disturbo e non il disturbo in se fosse importante. Come quelli che minimizzano le stragi dicendo "si, ma dai... solo sette morti!". O i cacciatori, che si arrogano il diritto di fare come cazzo gli pare, ma "solo per pochi mesi l'anno!".

Insomma: per qualche migliaio di persone (ad esser generosi) s'e' sconvolta la mattinata di un numero almeno un ordine di grandezza superiore. E protestare per questo non e' intolleranza, ne' mancanza di democrazia, anzi: esattamente l'opposto.

Perche' vorrei vedere i simpatici maratoneti come reagirebbero alla giornata del lancio continuo a tradimento del raudo fistione davanti alle loro finestre . Un solo giorno l'anno, eh?

Mica vorreste negare la liberta' di lancio dei raudi fistioni ai dodici appassionati presenti in Italia, no?

Si? Beh, allora siete davvero dei fascisti intolleranti!

 

Barney

 

Inbassoasinistra (ovvero: un nuovo modo di leggere i quotidiani)

Stamani -chissa' come mai- m'e' caduto l'occhio sulle piccole pubblicita' che qualsiasi quotidiano piazza strategicamente in prima pagina, sia in alto (a destra e a sinistra della testata), sia negli angoli in basso.

In genere si tratta di anticipazioni o reminder di inserti dello stesso quotidiano, venduti separatamente ("Il manuale del ricamo a punto e basta", "Calciatori neozelandesi biondi del campionato di serie B", e l'opera omnia in 15 CD di Mario Merola. Robe cosi, insomma), ma stamani la lettura del "Tirreno" e della "Stampa"m'han fatto conoscere due mondi che ignoravo e che voglio quindi portare alla conoscenza dei miei tre lettori.

Il Tirreno mi ha acchiappato con questo riquadro colorato qua:

Cremabestia
Il paradiso dei micini, dove dormono tutti vicini...

Il titolo e' abbastanza fourviante: Friendsforever a me fa venire in mente qualcos'altro, rispetto alla cremazione di animali domestici (dal criceto all'anaconda, credo trattino qualsiasi "friend"...); un servizio di tassidermia avrebbe, sempre secondo me, avuto piu' attinenza. Ma mica sono il markettaro dell'azienda, io! Azienda che si puo' agevolmente trovare su internet, qui. E che ha sede a pochi chilometri da casa mia, in -non lo faccio apposta! E' tutto vero!- in "via Madonna del Tamburino". Che sarebbe la santa vergine invocata dalla mamma esasperata dai continui martellamenti del figlio sul rullante nuovo, immagino. Pero', e poi chiudo con friendsforever, nell'immagine sul sito si riconosce anche un cardellino, una citazione dotta e culturalmente corretta di uno dei piu' famosi dipinti di Raffaello. Madonna del tamburino maanche del cardellino, insomma.

Ok, passiamo alla Stampa.Qua scopro con piacere che in questi giorni bui e tristi, in cui la crisi attanaglia e azzanna i comuni mortali e allieta i ricchi e i politici, in quest'epoca di lagrime e sangue si pòle (volendo) assistere al fantastico Festival del Risotto Italiano.

Ecco qua il microbannerino cartaceo:

Festivalrisotto
Parto adesso, di sicuro!

Qua a leggere il programma si assisterebbe a una settimana di risotti mantecati alla birra Menabrea, alle vongole e gamberi di fiume, alla fonduta di caprino e mele non ho capito bene di che razza, e via andare. Ingresso libero, 5 € a risotto, gemellaggio con il tartufo a realizzare l'accoppiata vincente (in Piemonte, almeno).

Peccato davvero che la lodevole iniziativa cada proprio nella settimana di Lucca Comics & Games, e ancor piu' peccato che non si sia realizzata la sinergia con il bisnes del caro animale cremato, ché un risotto al pappagallino ondulato flambè potrebbe risultare financo buono...

 

Barney

xkcd: Epsilon and Zeta

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Notevole, e visto che sta arrivando anche da noi la cattiva stagione, direi a tema.

Barney

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Audio Incipit: "Guida Galattica per gli Autostoppisti", Douglas Adams

Era un po' che avevo in mente di provare a vedere quel che veniva fuori, e stasera ho finalmente fatto l'esperimento. E' quasi da insufficienza piena (per dire che mi aspettavo anche di peggio) e se si considera che ho usato un troiaio di microfono di plastica da sorpresina delle patatine che avevo smarrito da anni, e che come eta' di sicuro pareggia quella di Greta (che ne ha nove...), allora si rasenta il seimenomeno. Spero solo che Douglas Adams non si rivolti nella tomba come una trottola...

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Insomma, ecco qua il risultato:

(download)

 

 

Barney

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Doverosa segnalazione, NSFW ma non perche' ci sono le donne nude...

Forse non tutti sanno che Leo Ortolani ha un blog, da poche settimane. Forse non tutti conoscono Leo Ortolani, ma si rimedia ad entrambe le -colpevoli?- ignoranze.

Il blog e' questo qua, vi segnalo subito questo splendido articolo sulle 50 sfumature di quel cazzo di colore che vi pare e quelli successivi su "Allen", che qualcuno sa di che si tratta, gli altri lo sapranno se il week-end del 1 novembre vengono a Lucca Comics and Games, cosi' vedono Leo.

Questo e' Allen in anteprima:

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Il resto in edicola a 5,50 Euro, che oramai per meno ti danno una mentina ciucciata o una cicca biascicata da un barbone. Pero' con quelle non ci incarti il pesce. Con Allen si.

 

Barney 

Filed under  //   Comics   Leo Ortolani   Lucca Comics and Games  

What-if xkcd: Lightning

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In questo post di Randall c'e' di tutto, compreso un fantastico video in ultra-slow motion di un fulmine che si forma. Si parla perlappunto di fulmini, e di quanto sia probabile essere colpiti dal fulmine in posti assurdi.

Incluso un sottomarino...

Barney

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Cornacchie (un racconto alla Gerald Durrell con un pizzico di Stephen King... e nulla piu')

Da qualche anno -diciamo una quindicina- noto un aumento esponenziale di corvidi, dalle nostre parti. Cornacchie e taccole, ma anche gazze ladre si sono moltiplicate a dismisura, e rappresentano assieme ai gabbiani la maggioranza della fauna selvatica. Mi fanno un po' impressione, le cornacchie, perche' a terra hanno quel passo saltellato imposto da articolazioni poco adatte a camminare, e in volo manca loro la grazia dei rapaci o degli ardeidi. Non parliamo poi del verso, che e' diventato il paradigma dei suoni sgraziati e -stavo per scrivere "gracchianti"- metallici.

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Ricordo la prima volta che vidi una cornacchia, da piccolo. Avro' avuto sei o sette anni, e la bestia -che mi parve immensa- fu portata a casa da mio padre in una gabbia. Assieme alla cornacchia c'era un pappagallo (non nella stessa gabbia: pero' arrivo' a casa lo stesso giorno), e i due animali furono accomodati in garage, le loro gabbie appese a due chiodi nel muro.

Non ho memoria esatta di quel che successe poi, pero' sono sicuro che le gabbie rimasero piene per poco tempo. Un giorno le trovammo entrambe aperte, non s'e' mai saputo se qualcuno avesse rubato le bestie per portarle in una propria voliera, o se le avesse liberate in un impeto protoanimalista, oppure se addirittura i pennuti fossero riusciti da soli, a forza di becco, ad aprire il piccolo chiavistello e a guadagnar da soli il cielo.

Non e' che gli animali mancassero, a quei tempi: mio padre aveva una voliera che aveva ospitato canarini, mandarini e bengalini sino probabilmente ad una fatale gelata invernale, e l'immensa gabbia vuota divenne presto il magazzino per uno zoo cangiante popolato da serpi, orbettini e moscardini. La povera fauna campava per quanto poteva, poi s'arrendeva all'ineluttabile idiozia di noi ragazzi e trovava piu' sensato morire piuttosto che sperare che in un impeto di comprensione giovanile aprissimo loro i cancelli verso la campagna.

Quel che non poteva essere tenuto nella voliera era recluso in enormi mastelli di plastica da bucato: spinarelli, alborelle, raganelle, coleotteri acquatici e pulci d'acqua catturate nei fossi intorno alle case erano sempre presenti, spesso a divider la prigionia con le povere tartarughe d'acqua vinte al luna park dai ragazzi piu' grandi. Avevamo, noi bimbetti, un unico enorme cruccio: pur essendo la zona in cui abitavamo in aperta campagna e quindi piena di boschi, stagni e fossi, non c'era traccia di tritoni.

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Chi riusciva a recuperarne alcuni, durante gite da amici o parenti, acquisiva un prestigio notevole, seppure effimero, vista la capacita' di questi anfibi di evadere anche da profonde prigioni di plastica.

A quei tempi (quasi quarant'anni fa... E il fatto che scriva "a quei tempi" e' sintomo sicuro di rincoglionimento...) gia' leggevo come un invasato. Avevo imparato (credeteci oppure no) da solo sia a leggere che a scrivere, grazie ai libri-alfabeto illustrati e alle lavagne con le lettere magnetiche. Ricordo (credeteci oppure no) la prima parola che scrissi sulla lavagna: "Balena". Ricordo anche la stanza nella quale la scrissi (l'anticamera del garage della cornacchia).

Molte altre cose le ho dimenticate, ma tra quelle che ricordo c'e' un libro che ho letto innumerevoli volte: "I figli dell'aria", di Emilio Salgari. Ricordo che parlava di pirati su incredibili macchine volanti fatte di palloni, eliche e vele, e io passavo interi pomeriggi ad aspettare l'arrivo di una di quelle meravigliose macchine.

Mai vista una, nemmeno da lontano, ma questo mi serve per dire che guardavo il cielo, da piccolo, e avrei ricordato se le cornacchie, le taccole e le gazze erano una presenza normale. Non lo erano; anzi, era piu' facile vedere una beccaccia che una cornacchia.

Allora, per tornare all'inizio: sono circa quindici anni che mi chiedo se c'e' una ragione particolare per questa esplosione di corvidi. I gabbiani si sono inurbati per i rifiuti, i piccioni sono secoli che colonizzano ogni anfratto delle torri delle citta' per nidificare in assoluta sicurezza, gli storni svernano nei parchi perche' la temperatura e' di qualche grado superiore a quella della campagna...

Ma i corvidi?

C'e' qualche motivo evoluzionistico per la loro presenza, oppure si tratta semplicemente di psicopompi che ci avvertono dell'ineluttabile fine della nostra civilta', e con la loro presenza ci accompagnano -meglio: accompagnano la nostra anima- verso il baratro?

Non lo so, davvero. So solo che sono tanti, e che la loro voce metallica la si sente molto spesso, cosi' come molto spesso si vede il loro volo strappato e potente.

Forse... forse ha ragione il Bianconi nella sua migliore canzone:

Io sono il corvo Joe
faccio paura
state attenti lasciatemi stare
solo certi poeti del male mi sanno cantare!
Ma vi perdono
perchè in fondo portate nel cuore
sangue che è destinato a seccare
vivete un morire

D'altronde, EA Poe ha scritto quel capolavoro che e' "The raven" avendo in mente non certo una colomba, no?

Only this, and nothing more!

 

Barney

 

Filed under  //   Durrel   Edgard Allan Poe   On Writing   stephenking  

Il dibattito politico a sinistra, nella settimana appena passata

Penso si possa condensare in tre o quattro punti-chiave:

  1. Le Cayman sono il male. E chi conosce o frequenta qualcuno che anche di sfuggita ha a che fare con le Cayman, e' un bucaiolo delle Cascine. Soprattutto se e' Sindaco di Firenze.
  2. Veltroni dice non si ricandida e punto, ma l'ha gia' detto tre o quattro volte e la gente mica si fa pigliare per il culo cosi', Valter... D'Alema dice non si ricandida, ma solo se alle primarie vince Bersani; vincesse Renzi farebbe la guerra, dice, pero' non ho capito che succede se esce il pareggio o se vince Vendola.
  3. Vendola, a sua volta, s'e' emozionato in diretta-qualcosa (tv, probabilmente), alla vista di una coppia omosessuale con pargolo. L'ArciGay ringrazia, l'ala cattotalebana del PD (c'e', c'e' ancora...) affila i forconi, io mi sono sfranto i maroni di vedere Vendola che s'emoziona a cazzo di cane.
  4. C'era bisogno di trovare un posto ad un ex-Ministro della Repubblica, e contemporaneamente c'era da dare il colpo di grazia ad uno splendido museo, inaugurato appena due anni fa. Due piu' due, e ... Melandri a capo del Maxxi! Game, set and match.

Mi pare non ci sia altro, di fondamentale... Ah, leggo ora che MarioMonti ha ridetto per la trentesima volta che vede la ripresa, la' in fondo. Qualcuno la chiami, 'sta ripresa, e le dica di spostarsi, che sono settimane che impalla la catastrofe.

Patti ci sta sempre bene:

 

 

Barney

 

xkcd: The Universal Label

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L'etichetta definitiva, il "42" di tutte le composizioni, la ricetta da bosco e da riviera.

Munroe scrive nell'alt-text: funziona sia con roba da mangiare che per il resto. Anche il timo e' questione di H (idrogeno) e tempo" (in inglese il joke tra thyme e time viene chiaramente meglio che in italiano, in piu' di un senso).

 

Barney

Filed under  //   42   xkcd  

"Margin call", J.C. Chandor, USA 2011

Consiglio vivamente la visione del film, invece che la lettura del post che state comunque leggendo.

Avete dunque gia' una scelta da compiere: andare avanti col post, incappando in inevitabili indizi inseriti qua e la come se piovesse (insomma: leggendovi spoiler a palate), oppure dar retta alla vostra coscienza, e dirigervi al primo BlockBuster aperto anche di sera (cosa difficile, visto che BB e' fallito da qualche mese...) per affittare il DVD. Ci sarebbe pure l'opzione pirata, ma non la voglio nemmen nominare, tanto nel caso tutti sanno come fare.

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Se avete scelto la pillola blu, benvenuti a bordo.

"Margin call" e' un film avvincente, ben recitato, incisivo e -fortunatamente- didsacalico in alcune parti, che vi permettera' di capire almeno alcuni dei motivi per i quali il mondo, oggi come oggi, sta andando inevitabilmente in rovina. E' la storia di un giorno e mezzo del 2008, diciamo quelle trentasei ore che precedettero il crollo di Lehman Brothers. La pellicola e' ambientata a Manhattan, distretto finanziario, e se la storia non e' quella di Lehman Brothers e' perche' il regista non lo poteva dire apertamente. Ma si: e' qualcosa di molto, molto simile a quel che successe nel settembre 2008 a Wall Street.

Il film inizia con il licenziamento di un buon trenta percento degli analisti di una merchant bank "x", tra cui il capo del settore "Analisi dei Rischi" (Stanley Tucci). Il quale, prima di venire cacciato amabilmente fuori dal grattacielo, trova il modo di passare una chiavetta USB ad un suo giovane virgulto (Zachary Quinto), dicendogli di dare un'occhiata allo scenario che v'e' contenuto.  Il giovane -scopriremo poi che e' un ingegnere aerospaziale specializzato in propulsione, e a questo punto i miei colleghi avranno gia' le recchie dritte...- resiste fino a un certo punto, poi apre il report e sbianca. Chiama subito il suo nuovo superiore (Paul Bettany), il quale a sua volta chiama il suo superiore (un Kevin Spacey in gran forma). Entrambi si spaventano alla lettura del report, e decidono di chiamare il loro superiore (Simon Baker) che a sua volta chiama il capo supremo (Jeremy Irons). Sono le due e mezza di notte, ma viene indetta una riunione nella quale il giovin virgulto viene richiesto dal capo supremo di spiegare cosa c'e' nel report ("Fai conto di spiegarlo ad un Golden Retriever").

Avrete gia' capito che nel report c'e' scritto che i modelli finanziari usati dalla Merchant Bank "x" sono sostanzialmente una serqua di container di merda di giaguaro, e che nel caso il mercato virasse al peggio la botta sarebbe di dimensioni galattiche, ben al di sopra del valore della banca stessa. The boss of the boss deve quindi decidere cosa fare, e l'unica cosa da fare secondo un Irons del tutto glaciale e' vendere quella merda a qualcun altro, anche rimettendoci parecchio (ma non tutto), anche rovinando consapevolmente migliaia se non centinaia di migliaia di persone. Anche avendo come unica prospettiva lo smettere di fare quel mestiere. Ma l'importante e' sopravvivere, far morire qualcun altro al tuo posto.

Notevole, come gia' detto, l'interpretazione di Spacey, capo trader con 34 anni di esperienza alle spalle, che oscilla tra inumanita' robotica e sentimenti imbarazzanti. Per esempio, lo si vede piangere dopo la scena del licenziamento iniziale, ma si scopre ben presto che la sua preoccupazione e' il cane gravemente malato, per il quale spende mille dollari al giorno in medicine. 

Tutto il film e' una denuncia del sistema turbocapitalistico che non poteva stare in piedi (il giovanissimo ultimo arrivato guadagna 250.000 Dollari l'anno, Irons 86 MILIONI, e per sua stessa ammissione non capisce un cazzo dei numeri che gli mettono sotto il naso), la constatazione che il disastro e' iniziato con i mortgage loan dati anche alle pecore nella speranza che il mattone si ipervalutasse, la cessione di quegli stessi mutui a circa la meta' del loro valore nominale e -infine-la loro trasformazione in "derivati" e altri esotici strumenti di investimento che sono in ultima analisi un sistema per pitturare la merda di rosso a pallini gialli.

Adesso siamo nel 2012, e checche' ne dica Monti il disastro e' appena iniziato; se volete sapere da dove ha preso il via lo tsunami di guano, questo film e' quello che fa per voi.

 

Barney

xkcd: Electoral Precedent

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Randall si adegua al topic caldo negli USA: la campagna elettorale. E ci fa scoprire che c'e' sempre una prima volta...

Barney

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"Tutti i santi giorni", Paolo Virzi', Italia 2012

L'idea di trarre un film dall'esordio letterario di Simone Lenzi e' venuta a Paolo Virzi' appena il cantante dei Virginiana Miller gli ha fatto leggere le bozze finali del suo libro.

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"La generazione" e' un buon romanzo, che rischia -purtroppo- seriamente di divenire un culto per una categoria di famiglie, facili ad immedesimarsi nelle vicissitudini della giovane coppia che cerca disperatamente una maternita' (e una paternita', ovvio) che non arriva.

Dal libro lo stesso Lenzi, VIrzi' e Bruni tirano fuori un film piacevole, onesto, intelligente, che salvaguarda il plot di fondo del romanzo ma se ne discosta in parecchi altri aspetti di contorno (maanche non proprio di contorno...) che risultano comunque funzionali alla pellicola, come il contorno del romanzo era funzionale alla storia su carta.

Sono dunque mantenuti i due protagonisti, che qui si chiamano Guido (interpretato da un bravo Luca Marinelli) e Antonia (cui da corpo ma soprattutto voce Thony): due ragazzi che (soprav)vivono nella periferia romana grazie a due lavori "strani" (portiere di notte lui, pur essendo fine latinista con offerte di lavoro da Princeton; addetta al desk biglietti di Trenitalia lei, che sarebbe cantautrice di gran talento). A loro non importa di guadagnare poco, di vivere in affitto in un bilocale a schiera contornati da buzzurri e bori romanisti; si sono adattati ad una routine che vede Guido tornare alle sette del mattino a casa, preparare la colazione per la compagna, farci piacevolmente l'amore e prenderne il posto a letto quando lei si alza per andare al lavoro.

E' mantenuta la voglia di procreare, che nel libro di Lenzi dava il titolo al romanzo ("generare"), a fronte di anni di tentativi andati a vuoto.

E' rimarcata, nel film, una delle frasi emblematiche del libro: quando i due discutono sul desiderio di avere un figlio, che per Antonia e' "lo voglio", e per Guido "lo vorrei", una sfumatura che sulla carta e' l'uomo a sottolineare, mentre nel film viene sbattuta in faccia a Guido da Antonia ("tu che sei bravo con le parole, dovresti capire la differenza"). Una differenza che sia Lenzi che Virzi' hanno bene in mente, e che io non posso che sottoscrivere.

La ricerca del figlio viene certamente raccontata, ma rimane come in sottofondo alla storia tra i due, il cui inizio viene ricordato a pezzi nel film, con spezzoni di flashback che riportano a quando Guido ascoltava Antonia suonare in un pub. E' la relazione tra i due, piuttosto che la fivet, il vero protagonista della pellicola di Virzi': la relazione assolutamente asimmetrica tra un tranquillo e impacciato ragazzo che imbrocca nella sua prima donna la donna della sua vita, e una monellaccia che ha avuto chissa' quanti uomini (anche in parallelo), affascinata dalla tenera dedizione di lui e lusingata delle attenzioni e dalle coccole dell'uomo che tutte le mattine la sveglia con il vassoietto del caffe' appena fatto.

Finche', stanti i fallimentari e dolorosi tentativi di avere un figlio, a un certo punto i due litigano per una stupidaggine (diciamo meglio: lei litiga, dopo aver fatto la stupidaggine...), e Antonia non trova di meglio che passare la notte con un amico ("Sai, stanotte sono stata con Franco. A letto. E mi fa anche schifo. Non mi dici nulla? A me, troia, che ti ha fatto cornuto?" e lui: "Eh, mi dispiace", detto dopo che lei afferma che le ha fatto schifo).

Insomma: due giovani credibili, senza silicone (lei) ne' tatuaggi tribBali (lui), che inseguono una esistenza tranquilla e vedono nel figlio che non arriva quasi un esorcismo contro il tempo che passa (infatti Antonia si incazza di brutto quando il ginecologo del Papa (??!!!) le fa notare che ha 33 anni, e che e' in scadenza come lo yoghurt dal punto di vista generativo).

Molto bravo Marinelli a dare vita all'alter ego di Lenzi, con parlata toscana e sincera ingenuita' verso un mondo che proprio non e' il suo; brava anche Thony che interpreta una cantante e quindi ha poche difficolta' a calarsi nella sua parte, bravo infine Virzi' a pennellare un film che non e' commedia ne' tragedia, che non vuole essere da cineforum d'essai ma nemmen da Vanzina di Natale, un film che lascia al termine della visione un buon sapore in testa e nessun rimpianto per i soldi del biglietto.

Che di questi tempi non e' poco.

 

 

Barney

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Alphabet Apocrypha: A (Nathan O. Marsh)

Una serie di splendidi disegni alfabetici, dalla "A" alla -per adesso- "P". Si possono acquistare le riproduzioni firmate dall'autore a 15$. Hat trick per l'Archivio Caltari, attraverso il quale ho scoperto questo e molto altro.

Barney

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xkcd: Undoing

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L'alt-text e' fondamentale...

Barney

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"Ilium" e "Olympos", Dan Simmons, 2003-2005 (Mondadori)

Il rischio nello scrivere un romanzo di fantascienza che parte dall'Iliade di Omero, la intreccia con tecnologie iperfuturistiche, vi inserisce elementi di meccanica quantistica a brancate, e condisce il tutto con massicce dosi di Shakespeare e Proust citati da androidi provenienti dai satelliti di Giove... il rischio si diceva e' quello -ovvio- di fare un pastone che nemmeno il cane di Ulisse lo avvicinerebbe.

E invece Simmons ha tirato fuori un altro ciclo da leggere assolutamente, come Hyperion: un meta-romanzo in cui le citazioni letterarie "colte" sono cosi' tante che e' impossibile coglierle tutte. Dalla "Tempesta" di Shakespeare, i cui personaggi sono quasi tutti presenti, a interi brani della "Recherche" di Proust, a -chiaramente- passi di Iliade, Eneide ed Odissea, passando per Coleridge e William Blake. E scordo di certo una decina di altri riferimenti.

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Nelle centinaia di pagine dell'opera si mescolano differenti piani narrativi e universi paralleli, spaziotemporalmente distinti ma destinati a convergere, in parte, alla fine del romanzo: l'epoca della guerra di Troia, un futuro imprecisato in cui la Terra e' abitata da poche centinaia di migliaia di persone, e un periodo/una Terra in mezzo a questi due. I grandi protagonisti dell'Iliade ci sono tutti, e terranno banco sino alla fine: Achille, Ettore, Elena, Paride, Cassandra, Ulisse, Menelao, Aiace... tutti gli dei con i lori vizi e le loro particolarita'... l'Olimpo e il Tartaro... ma anche Giove, Marte, -intesi come pianeti- e manufatti alieni in orbita geostazionaria terrestre...

Insomma: una ennesima prova di ardimento per Simmons, che supera di slancio la difficolta' e riesce benissimo in questo triplo salto mortale senza rete. 

 

Barney

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