M'ero segnato il titolo, tempo fa, ma le speranze che capitasse dalle mie parti erano bassine. Invece, oggi sono potuto andare a vedere "Another Earth" con Mrs. Panofsky.
Se capita dalle vostre parti cercate di andare a vederlo perche' e' un'ottima opera prima di un giovane regista indipendente americano. Il film ha tra l'altro vinto uno dei premi al Sundance Festival del 2011.
La trama, in breve, non prima d'avere detto che sebbene il plot a grandi linee ricordi "Melancholia" di Lars Von Trier, la trama se ne discosta rapidamente. Comunque, questo film e' precedente alla pellicola di Von Trier.
Rhoda (la bella e brava Brit Marling, che ha l'unico neo di aver lavorato per Goldman Sachs...) e' una diciassettenne appena diplomata, che festeggia l'accoglimento della sua domanda di ammissione al MIT per studiare astrofisica. Finita la festa, un po' alticcia ma soprattutto esaltata dalle novita', rincasa con la sua auto. Alla radio parlano della incredibile scoperta di un pianeta in tutto e per tutto uguale alla terra, che si sta avvicinando al nostro pianeta e che e' visibile gia in quel momento "un po' a est della Stella Polare". Rhoda si affaccia dal finestrino e inquadra il puntino blu in cielo, ma fatalmente si distrae dalla guida e becca in pieno una auto familiare ferma ad un passaggio pedonale. E' una strage: muore una donna incinta e suo figlio di cinque anni, mentre il marito restera' a lungo in coma.
Rhoda viene arrestata e incarcerata per quattro anni.
All'uscita dal carcere, la ragazza si rifiuta di ricominciare la sua vita precedente e, dilaniata dai sensi di colpa, accetta di lavorare come bidella in un anonimo liceo di provincia. Nel frattempo la febbre per "Terra 2" che si sta avvicinando e' ai massimi, tanto che una societa' privata organizza una lotteria che regala un biglietto per il viaggio di esplorazione sul nuovo pianeta.
Rhoda un giorno scopre, per caso, l'uomo sopravvissuto all'incidente mentre deposita un giocattolo del figlio sul luogo dell'incidente. Decide di andare da lui e assumersi le sue responsabilita', ma quando l'uomo le apre non ha il coraggio di confessare la sua colpa, e si inventa di essere una donna delle pulizie che offre un servizio di prova gratuita.
Da quel momento, la vita della ragazza ha come unico scopo quello di aiutare John, il sopravvissuto all'incidente, che e' quasi un alcolizzato e che ha lasciato il suo lavoro di compositore affermato per rintanarsi nella sua casa e lasciarsi lentamente andare alla deriva. Il film si dipana tra incomprensioni, piccoli avvicinamenti, drammi personali sino al (quasi) scontato innamoramento tra Rhoda e John. L'idillio dura pero' poco: Rhoda scopre di avere vinto, con la sua composizione di 500 parole, la lotteria per andare su "Terra 2", e riesce finalmente a decidersi a confessare a John quel che successe quattro anni prima.
Il finale (i finali?) non e' scontato, e lo lascio allo spettatore incuriosito.
Il film, in se, usa molto bene il pretesto della fantascienza per parlare di sensi di colpa, rimorsi di coscienza, assunzione di responsabilita', tutto in chiave molto americana (oserei dire WASP) ma tutto assolutamente coerente e godibile.
Molto bello anche il commento sonoro alle scene cruciali, divertenti alcune trovate scientifiche (l'astrofisica alla Hack che tenta il contatto con il nuovo pianeta, e si trova a parlare con la se stessa di Terra 2, che e' nata lo stesso giorno e ha fatto esattamente le stesse cose sue nella sua vita, e' un esempio), notevole la fotografia e gli esterni, bravissimi gli attori.
Una chicca da fanatici della fantascienza: quando Rhoda ritorna a casa dopo i quattro anni di prigione, entra in camera e sulla scrivania c'e' una copia della Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov.
Il vincitore assoluto delle scorse elezioni amministrative e' stato il santone del Movimento 5 Stelle, ossia Beppe Grillo.
Beppe Grillo in abito da sera, appena lavato.
Il comico genovese s'e' ben guardato dallo "scendere direttamente in campo", ma gestisce il movimento come un padre-padrone che tutto decide e tutto impone, alla faccia della democrazia diretta. Sulla bonta' delle idee dei grillini si pronuncera' la storia; per adesso mi pare un misto-mare di ovvieta', bestialita', utopie, straw man arguments, e di sicuro mi dimentico qualcosa... Ah, si: social web in tutte le salse.
Bene, per evitare di far la fatica di scrivere ancora sull'uomo, lascio il campo a un bel documento scritto qualche anno fa da un transfuga dal M5S (che per gli attuali affiliati e' come uno che esce dai Testimoni di Geova, o da Scientology (TM e Copyright, perlamordiddio!)):
Poi segnalo questa raccolta di vaccate scientifiche raccontate da Beppe Grillo negli anni. Si va dalla oramai arcinota BioWashBall, a stravaganti teorie sull'Aids e sul cancro, all'inutilita' dei vaccini, alla letalita' dei pomodori OGM. Un florilegio di stronzate, per dirla alla francese.
Infine, non posso esimermi dal segnalare l'ottimo pezzo di Filippo Facci, che oggi ci racconta -se ce ne fosse bisogno- quali sono le idee di chi sta dietro a Beppe Grillo, ossia lo studio Casaleggio e associati. Ecco il delirante video del giuda-santone a molla, in cui si delinea il futuro prossimo venturo:
Avevo lasciato "Gelaterie sconsacrate" alla traccia cinque, "Altrove".
La sesta e la settima traccia -"Merenderi" e "Nouvelle cuisine" rispettivamente- sono quasi un interludio, uno stacco giocoso/gioioso e quasi liberatorio dopo la gragnuola di sensazioni e sentimenti dei brani precedenti.
"Merenderi" verra' ripresa anche in "La verita' sul tennis", e diventera' "Rimerende". L'atmosfera sa di fine della scuola, di adolescenti che scoprono il sesso durante le oziose giornate estive, ma che continuano a merendare con le merendine:
Merenderi merenderi siamo merenderi tanto oggi è uguale a ieri e non ho pensieri non c'è giorno che non passi, foglia che non cada confezione di merende che non scada Best before tonite stay with me before tonite stay with me 4 ever, si! Da Livorno a Tirrenia, da Marina a Vada giorni senza scuola, senza freni, senza mani confezioni apri e chiudi e siamo nudi Preferibilmente stai con me entro stasera ti voglio tanto bene tanto bene tanto 4 ever Merenderi merenderi dammi la tua merendina merenderi merenderi ho finito la benzina Best before tonite stay with me before tonite stay with me oh, 4 ever, si!
"Nouvelle cuisine" e' un rapido divertissement in francese, cantato da Lenzi con una voce da Mangiafuoco che bene da' l'idea d'una cucina laida e fumosa delle banlieues parigine:
Les petits chefs se pavanaient au fond des casseroles voilà voilà voilà l'abime de la nouvelle cuisine c'est moi qui suis sourd ou c'est toi qui parles un latin de cuisine?
Poi si passa a due pezzi bellissimi. Il primo e' "Caesar Palace", testo delirante e cambi di ritmo e di tempo che fanno pensare ad una insolazione da troppa spiaggia. Sole diritto sulla testa, senza cappello. E i risultati sono questi:
Con le altre si, con le altre si che lo farei ma con te mai devi fermarti poco prima degli spasimi toccami le scarpe di vitello blu, sei tu sei tu sei così bella, sei come la mia mamma cantami la ninna nanna Lo vedi che ho la febbre, la febbre delle isole febbre, ormai parlarmi è inutile, passami le pillole. Ho fatto un sogno, ho visto un mondo nuovo dodici elvis volanti paracadutati sopra il Caesar Palace. Rimani, rimani, liberami le mani, giochiamo ancora a ping pong come due bravi senatori romani. Lo vedi che ho la febbre, la febbre delle isole febbre, ormai parlarmi è inutile, passami le pillole. Scrivi, scrivi pure la mia biografia ma per favore devi dire che sei stata solamente mia, vedi che la moglie di cesare deve restare al di sopra del sospetto, ma siediti sul letto Non vedi che ho la febbre, la febbre delle isole febbre l’oceano ormai è pacifico dammi un anestetico.
Poi c'e' "Venere, Nettuno, Belvedere". Non so da cosa viene il titolo, ma suona come una triade di nomi da stabilimento balneare scelti tra gli evergreen assieme a Lido, Stella Polare, Gina...
Testo duro e concordante con la musica: la chitarra e' assillante e ruvida come in "Altrove", e le note strappate si amalgamano ai cambi di contesto delle parole scritte da Lenzi. Da un distacco quasi zen all' "apri le gambe che adesso io ti prendo. O quasi...":
E il vecchio non viene più col bastone a dividerci il mondo noi non diamo risposte su chi stia godendo di più: sono discorsi tra parentesi questi nella noia immortale. "Caccia ti prego questi randagi" "Scatta una foto a queste cabine". Vedo i tuoi fianchi e torno da te apri le gambe che adesso io ti prendo o quasi... si ci sono cani sulla spiaggia, libeccio padri che giocano con i loro bambini e tu fra le braccia col vento le nuvole giungono a noi poveri cristi portate da un dio che dalla coppa piove il piacere di dimenticare le cose di ieri quando tu, fra le braccia mie ci stavi e c’eri... Vedo i tuoi fianchi e torno da te apri le gambe che adesso io ti prendo o quasi...
"L'agente al Cairo" e' un passaggio ad atmosfere da Lawrence d'Arabia, per raccontare ancora -forse- la donna che e' salita sul treno che passa dalle stazioni tirreniche:
Lo sai, avrei fatto di tutto se me lo avessi chiesto salti e capriole e fughe dall’Egitto ma non mi hai scritto mai e non per farne un dramma ma almeno quattro righe di saluto, almeno un cablogramma Tutto l’occidente arriva a queste sabbie dimentica le nebbie ma non ritrova niente ed io che sono li tuo Agente al Cairo... Missione difficile la mia sotto questo sole trovare un filo d’ombra fra la mozione e l’atto quando ad un tratto ho avuto una visione tutta di latte e di miele. Tutto l’occidente siede su queste dune e scrive i tramonti dietro le cartoline ma io come sempre dico il mio amore in codice segreto, ma per niente genetico: Tu, l’Agente tuo, rispettalo e amalo che non ti costa niente. Ed è stato tutto un dire, è stato tutto un fare e tutto un baciare, quindi una lettera ed un testamento ma tu, l’Agente tuo, rispettalo e amalo che non ti costa niente. Arrivederci e grazie.
Stupenda la fine: un saluto e un ringraziamento comunque sia andata, che l'esperienza e' valsa sicuramente la pena.
L'undicesima traccia e' la versione autunnale di "Tutti al mare", qui riproposta in versione live:
La chiusura del disco non poteva che essere lasciata a "L'estate e' finita".
Oggi è un giorno che i ciechi vanno per casa sbattendo dentro nascendo crescendo un rumore di nuvole e vento vento, vedi, il vento va dove vuole, dove vuole. E dal pavimento riesuma odore di cenere e i demoni di dopobarba si aggirano dentro le camere dormi dormi. Smette la pioggia goccia a goccia il cielo di notte si spoglia, si rilassano gli armadi, si addormentano le cose, le finestre scontrose da lontano gli orologi tornano a piovere tempo nel tempo. Ora non pensare a queste cose, dormi come se ci fosse un’altra vita, dormi che l’estate è finita per noi l’estate è finita. Una due venti ventuno gocce ed ognuno labile scivola giù. Dormi, dormi l’estate è finita.
Rumori, suoni, odori di una stagione che scorre e scivola giu', su di noi che dormiamo assieme alle cose, in attesa della prossima estate.
E della fine pure di quella.
Ecco: i discorsi son finiti e sarebbe il caso che chi si imbatte in questa roba qua considerasse -seppure per assurdo, seppure come ultima possibilita'- l'acquisto del disco.Si, capisco che Ligabue sia piu' diretto... Si, la Pausini ha una bella voce... Si, Tiziano Ferro e l'outing...
Si, quel che volete: ma "Gelaterie sconsacrate" e' altra roba, fidatevi.
Suoni in una band indipendente, che si smazza da qualche anno per tirare avanti tra concerti al circolino ARCI sotto casa e entusiastiche recensioni su fanzines lette solo da chi ci scrive sopra. Pero' suonate niente male, e i testi hanno una potenza quasi visionaria nella loro accademica perfezione di sintassi e congiuntivi, nel richiamo a classici latini e a parole straniere che chissa' cosa voglio dire, ma pare ci stiano proprio bene.
Insomma: va a finire che -tra un premio e un riconoscimento della critica- riuscite a strappare un contratto con una etichetta che promuove gente brava. Come voi, che siete i Virginiana MIller, e che vi siete scelti il nome prendendolo ad una quercia americana vista all'Orto Botanico di Pisa.
E dalla sala di incisione tirate fuori un capolavoro.
Che si intitola "Gelaterie sconsacrate", e che gia' dal titolo fa presagire che non si tratta dell'ultima fatica di Al Bano e Romina, o dell'ennesima uscita di Vasco o Baglioni. Un disco che in molti hanno considerato uno dei migliori degli ultimi anni in Italia, e che viene giustamente ristampato dal prossimo 29 maggio, con una nuova, splendida copertina che ritrae una giostra innevata sul lungomare di Livorno (azzarderei addirittura la Rotonda Mascagni)
Il disco contiene talmente tanta roba che e' difficile non soffermarsi sulle singole tracce. Un tema lega molte delle canzoni: l'estate delle gelaterie che danno il titolo all'album, che pare nascere e morire nel corso del disco stesso. Che infatti si chiude con la paradigmatica "L'estate e' finita", ma andiamo con ordine.
Si inizia con "Curriculum", un brano intimista che parla d'amore metaforizzandolo con la ricerca di un lavoro che non c'e', per il quale comunque bisogna preparare un CV:
Nome e cognome, indirizzo, poi numero di telefono patente auto e tutto quel che vuoi ma nessuna precedente esperienza di lavoro perchè sono sempre stato solo.
Molte delle cose cantate sembrano attagliarsi a Simone Lenzi, cantante e scrittore dei testi dei VM. Il ritornello esplicita il tipo di ricerca che l'estensore del brano sta facendo: non certo d'un posto di lavoro, ma piuttosto un rapporto affettivo/fisico, pure di effimera durata -una sera, questa sera-:
C'è un posto per me? Leggimi, sono qui, ti apro il mio cuore malato stasera mi butto con te sul mercato prendimi, sono qui, pulito e profumato stasera mi butto con te sul mercato.
La canzone si chiude con un avvertimento inquietante, che lascia aperto il finale a una pletora di possibili sviluppi:
Ma se hai paura di me fai bene.
La seconda traccia e' una delle canzoni piu' famose dei VM: "Tutti al mare", un racconto bellissimo e struggente di una classica gita domenicale sulla sabbia bollente di Viareggio o Tirrenia o Vada... Una qualsiasi spiaggia toscana, insomma, dove pare di sentire risuonare l'immancabile richiamo "Cocco bbello!!!", urlato dal solito ometto di un metro e sessanta massimo, in calzoncini corti e torso cotto da decenni di passeggiate al sole:
...e ogni tanto mi accorgo che babbo si perde a guardare le donne del mare tutte nude, tutte al mare. mamma non vuole comprarmi la noce di cocco e mi porta a bagnare la testa con l'acqua di mare, che il sole comincia a scottare
Il brano incalza con la descrizione di tutta la famiglia, presente in forze alla giornata marina:
e sono a sedere sulle ginocchia del mio più forte zio... quello che a Forte dei Marmi ha vinto una gara di tiro al piattello, ed una di ballo liscio e che oggi è venuto con noi qui al mare
e c'è anche la zia che rimane a guardare mentre noi ci tuffiamo nel mare perchè lei dice che oggi il bagno non lo può fare
E davvero moltissimi elementi sono come una foto color seppia (e un tardivo svelare di piccoli segreti, come il motivo per il quale la zia non poteva fare il bagno. Che a sei anni non lo capisci, adesso forse si), per chi da piccolo trascorreva le sue estati sulla sabbia della Versilia.
Lo stesso brano ricompare identico nel testo, ma con arrangiamento piu' posato e registrazione in presa diretta alla traccia 11, che aggiunge un "versione autunnale" al titolo della canzone.
La terza traccia e' uno splendido film dell'orrore, con musiche graffianti e ipnotiche che fanno da contorno al racconto di un fatto di sangue -pare- realmente accaduto, mi immagino ad inizio '900: un omicidio passionale causato dal troppo vino, "L'uomo di paglia". Si parte con una tranquilla partita di tresette al bar, con gli amici, presto pero' guastata dall'arrivo di un misterioso messaggero di sventura.
Sera di sabato e di vino, preziosissimo vino mani sul tavolino che strisciano e bussano chiamano il seme di cuori e di fiori neri Maresciallo, io stavo tranquillo, bevevo quando la porta si aprì, entrò il vento e col vento entrò lui. Satanasso gli tocca le labbra e gli mette in bocca le parole: Corri, corri, corri, corri a casa corri la tu' moglie è con un 'omo.
L'uomo corre a casa, ubriaco e confuso, ma la Luna e l'ebbrezza gli giocano un tragico scherzo:
Vicino a casa mia c'è un campo e il campo è mio era una notte bella di luna ma vedo un'ombra che si allontana maledetto il giorno che sono nato maledetto il giorno che sono entrato in casa mia con in mano un pennato.
Il pennato e' -per i toscani- la roncola. Quel che avviene dopo ce lo immaginiamo, come se lo immagina il poveraccio cui lo choc ha fatto perdere la memoria, che il giorno gli fa ritornare, e con la luce quel che sembrava ombra ritorna un innocuo spaventapasseri:
Poi non ricordo, non mi ricordo niente ma ho visto Maria Vergine l'Immacolata con il mantello d'oro e la gola tagliata e ho visto il campo splendido nel mattino e l'uomo di paglia a guardia del mio grano e ho visto sangue sangue sangue sulla mano...
Quarta traccia ancora a tema "estivo", ma assolutamente spiazzante. Si canta, infatti, delle vacanze di Adolf Hitler a "Dotlingen", paesino della Bassa Sassonia dove il Fuhrer era solito svernare da giovane:
Lui veniva qui a passarsi le ferie portava da mangiare agli uccellini del lago. Tutti intorno a me, non abbiate paura io vi proteggerò da chi vi vuol far del male. E loro il pane lo mangiavano ma restavano zitti che non riuscivano ancora a parlare in tedesco.
Scenario idilliaco, con Hitler che parla agli uccelli proprio come -secoli prima- era solito fare San Francesco. E infatti:
Poi dopo qualche giorno questo San Francesco si rimetteva in cammino e tornava a Berlino... "Wollt ihr den totalen Krieg?"
Il novello San Francesco che chiude l'idillio esclamando -mi immagino un po' sull'incazzereccio...- "Ma allora volete la guerra mondiale, eh?"
Quinta traccia per "Altrove", un brano simile per ambientazione e per potere evocativo a "Tutti al mare". I treni "direttissimi altrove", che pero' passano da malinconiche stazioni tirreniche perennemente vuote di tutto, portano via anche una lei che non puo' rimanere. E che quindi va altrove, perlappunto. Perche' lei e' troppo migliore di lui:
Sono stazioni tirreniche al sole dove passano i treni direttissimi altrove. E' un palmizio borghese accanto alla vasca vuota dei pesci, rossi negli occhi. E' un museo dell'estate, le gelaterie sconsacrate sono i canarini gialli nella precisione delle finestre. sono le epoche brusche delle maree da sentire coi piedi sotto un cielo questo che vedi con gli occhi dei sandali blu. Tu sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me e sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me e allora vai, prendi il treno e vai che se non te ne vai tanto te ne andrai e vai, prendi il treno e vai che se non te ne vai tanto te ne andrai perchè sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me e vai, prendi il treno e vai che se non te ne vai tanto te ne andrai verso stazioni tirreniche altrove dove passano i treni direttissimi al sole ...altrove
L'ultima strofa ripetuta ad libitum su una chitarra in crescendo acidissimo, trascina l'ascoltatore veramente lontano, magari proprio sulle tracce della donna che se ne e' andata, in un tentativo di raggiungerla che viene frustrato dal secco stop della batteria, che determina la fine del brano.
Gli altri brani -forse- domani sera, che qua s'e' fatto anche troppa lunga la cosa :-)
Succedono cose strane, in rete, in questi tempi di crisi.
Succede, ad esempio, che il mio post sul film indie "Bloodline", che come sempre scrivo qua (leggasi "su Posterous") e che replico anche la' (leggasi "su Blogger") e la' (ovvero "su Wordpress"), oltre che laggiu' (ossia: Facebook) e la', in fondo alla strada (Twitter) ottenga attenzioni incredibili sulle piattaforme sulle quali replico i miei deliri, mentre qua non se lo fila nessuno.
E' questa la riprova abbastanza sicura che ogni piattaforma ha la sua audience (s)elettiva. Posterous se lo fila pochissima gente (e' spartano, e' funzionale, e' personalizzabile ma fino a un certo punto... Pero' ha delle ficiurs che Blogger e Wordpress possono solo sbavarci dietro, e Twitter ha dovuto comperarselo, non so se rendo l'idea), di una certa eta' e d'un certo tipo, Blogger e Wordpress sono sicuramente molto piu' mainstream e dirette a un pubblico meno esigente da certi punti di vista, e molto piu' esigente da certi altri. E no: non sto dando giudizi di merito, sia chiaro: faccio solo notare l'ovvia differenza tra bacini di utenza.
Non dico che Sam Raimi e' meglio di Edo Tagliavini. Pero' lo penso.
Succede anche che chi commenta su Blogger e su Wordpress lo stesso identico post che potete leggere cliccando sul link lassu', sia di un unico tipo: persone che -al contrario di me- hanno adorato il film, e mi riprendono -o, direttamente, mi insultano- per la mia caustica e sboccata recensione.
Voglio qua rassicurare -o tarpare le ali, a seconda dei sentimenti- i commentatori del mio post su Bloodline: non vi preoccupate, non me la prendo assolutamente per i vostri giudizi impietosi ne' per le vostre reprimende a senso unico; quello che mi perplime e' il vostro "indignarvi" per il mio giudizio diretto (dire "fa onco ai bàchi" e' peggio che dire "non m'e' piaciuto"? Secondo me c'e' poca differenza...), e ancora di piu' il ribattere con stereotipi da velina dell'Istituto Luce a quel che scrivo.
Mi spiego meglio (o cerco di farlo, non e' detto che ci riesca): se la mia critica, oltre che contenere un generico "fa schifo al majale" (che c'e', sia chiaro) si articola nel definire perche' a mio avviso il film e' scarso (politically correctness is my rule, tonight), e cerca di spiegare cosa non mi e' piaciuto (a me spettatore) della proiezione, non mi si puo' ribattere con un "beh, non hai colto l'ironia", oppure con "Cristo, hai mancato d'apprezzare la commistione di generi", o altre frasi da lancio ANSA che supportano il film. Non ci credo, ragazzi: siete falsi come dentiere, come monete da tre Euro, come le lacrime di un Berlusconi qualsiasi. Avete una vostra idea? Svisceratela, cribbio!
Io accetto -l'ho scritto a tutti- il fatto che il film sia piaciuto a molti; i commentatori devono pero' accettare che a me abbia fatto schifo, e che lo dica, che m'ha schifato. E che dica perche'. E' talmente banale che mi fa quasi tenerezza scriverlo.
E -tornando al topic- stupisce leggere in rete una serqua di identiche recensioni su millemila siti, in cui si salva l'operazione con tanti "se" e tanti "ma" (ovvero: si critica il film, mappero' considerato il budget, e il regista che e' cambiato in corsa, e le sole quattro settimane di girato, e via e via...). Poi, pero', trovi anche voci dissonanti tipo questa qua, che pur dando quattro stelline su cinque (???!!!!!) al film chiude cosi':
Ben si conoscono in quali acque agitate naviga il cinema indipendente e quanta fatica facciano gli autori e chi li sostiene per portare alla meritata considerazione i propri film. Bloodline non aiuta affatto questa meritata ascesa, anzi, più che indipendente questo film andrebbe definito “amatoriale” per l’infantile uso delle tecniche di fotografia e ripresa: troppi sarebbero gli esempi che confermerebbero la tesi di un film immaturo, dettato da eccessivo entusiasmo e poca perizia. Senza perdere tempo ad elencare le “citazioni” in tale opera, è ben chiaro che il film in analisi si avvale di troppi stereotipi, il che fa presagire una poca capacità di scelta degli elementi centrali, forse dettati dalla smania dell’autore o per voler raccogliere il “meglio” del cinema horror per vendere maggiormente il prodotto finito.
Il cinema indipendente è sempre da lodare per il proprio coraggio e per la passione che esso muove; ma in questo caso sarebbe stato meglio porsi coraggiosamente dei limiti per non trasformare il tutto in un melting pot di dubbio gusto.
E' paradigmatico leggere i commenti alla recensione, soprattutto l'ultimo di Veronica Vituzzi che faccio completamente mio. Come e' paradigmatico leggere su MyMovies (che per sua natura e' sempre tenero con le pellicole...) il giudizio del recensore che mette in luce le ombre della pellicola.
Poi, meno male che c'e' anche qualcun altro che la pensa piu' o meno come me:
film inguardabile, penoso...una vera fetecchia!!! assolutamente da evitare per non perdere 1h30min del vs prezioso tempo...voto 4
Infine, se lo spettatore lucchese mi legge: sappia che circolano voci secondo le quali la pellicola e' stata presa dal Circolo del Cinema in bundle con altre, perche' interessavano le altre pellicole: in pratica e' stata imposta dalla distribuzione. Cosi' dicono fonti informate sui fatti, che sono assolutamente incontrollabili, ma d'un certo rilievo. Forse...
Dopo il resoconto della conferenza sulle LENR / fusione fredda di Celani-Srivastava tenutasi qualche giorno fa all'INFN m'e' venuto in mente di rileggere un agile volumetto sull'argomento. Il libro lo scrisse nel 1999 Angelo Basile, un chimico che "conoscevo" elettronicamente perche' entrambi frequentavamo una mailing list vicina al CICAP che si chiamava "LUMI".
Il libretto, poco piu' di cento pagine scritte molto chiaramente, e' ancora in commercio. Eccolo:
Viene via per meno di sei Euro, e a mio avviso il costo e' una frazione del suo valore.
Dunque, dicevo che ho riletto il libro, e sono rimasto sorpreso dal ritrovare, in quelle pagine di tredici anni fa, esattamente la stessa storia che oggi ci fan rivivere Rossi, Celani, Piantelli e compagnia cantante. E quando dico "esattamente", intendo alla lettera: accuse di complotti, accuse di boicottaggi, richieste di finanziamenti, conferenze stampa invece che articoli peer reviewed... tutto identico. Come se tredici anni non fossero passati. Ancora piu' interessante scoprire, rileggendo le cose scritte da Angelo, che la chimera della fusione fredda data 1934 circa, non ieri l'altro, e che tutti gli attori si sono mossi convinti d'avere trovato la fonte dell'energia gratis per sempre.
M'e' venuta voglia di ricontattare Angelo, per vedere se accettava di farsi intervistare sull'argomento. La sua risposta e' stata una bella e lunga mail nella quale mi racconta quel che ha fatto dal 1999 ad oggi, ma in cui poi declina per onesta' l'invito, non essendosi piu' occupato dell'argomento da quando il suo libro e' stato pubblicato. Per la cronaca adesso e' un boss dei sistemi di separazione a membrana per l'industria.
Ma scavando nei meandri della rete ho recuperato un altro paio di documenti meno datati ma sempre interessantissimi, che mettono insieme castronerie scientifiche ed ignoranza crassa tipica di molti italiani.
Insomma: il mix tra ignoranza scientifica, cicli storici e assenza di memoria permette a molti di continuare a vendere fuffa per decenni, in Italia. D'altra parte, abbiamo avuto per gli stessi identici motivi un Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio per un quindici anni buoni...
Un paio di doverose premesse, prima della recensione del film:
ho visto la pellicola al Circolo del Cinema, senza spendere un Euro;
Non vi venga in mente di spendere un centesimo per andarlo a vedere altrimenti non son servito a nulla io col mio sagrifizio.
Si tratta di un film "indipendente", catalogato tra gli horror psicologici dai critici -e tra le puttanate sesquipedali col salto carpiato da me medesimo-, che ha un unico elemento di pregio relativo ("tra vagonate di cacca di cammello, se trovi un sasso e' festa grande" direbbe il Mullah Omar dopo una ciucca coi controfiocchi...) una battuta che vi lascio per dopo senno' mi abbandonate la lettura gia' qui.
Vado quindi a solleticare la curiosita' delle masse raccontando trama, sinossi, sottintesi e morale implicita dell'opera prima -forse- del Carneade Tagliavini.
Vent'anni fa, una famiglia felice (padre, madre e due gemelle di sei-sette anni) sono in un bosco molto luminoso per un pic-nic m'immagino domenicale. L'aria e tersa e serena, l'atmosfera gioviale, e i genitori mandano le figlie a giocare prima del pranzo al sacco. Da notare che nessun personaggio pare avere pensato al pranzo stesso, ma questo particolare risultera' assolutamente insignificante rispetto al resto del mazzo. Bene, le gemelline giocano a nascondino, una si nasconde e l'altra conta. Nel frattempo si vede una giovane coppia che corre a perdifiato e con gran rumore nel bosco, inseguita da un figuro in una specie di muta da sub, maschera NBC e assurda pistola spara-dardi in mano. La velocita' del tricheco mascherato e' pari a quello d'una betoniera carica di cemento, i ragazzi corron come leprotti. Ma ovviamente lo scuba diver li raggiunge, li centra da un par di cento metri con due dardi pieni di roba verde sparati da una pistola tipo quelle da paintball, e li incapretta a testa in giu'. Tutto questo vicino a una gemellina che s'accorge di tutto solo all'ultimo, inizia a scappare e incontra la sorella. La prima bimbetta, per colmo di sfiga, mette un piedino su una trappola da conigli e rimane inchiodata al suolo. In tutto il casino i genitori non si fan vedere (saranno sordi? Saranno stronzi? Mah, spariscono e nessuno li rivedra' mai piu'), e la sorella non intrappolata si immola per salvare la gemella.
Si scopre che l'assassino era un serial killer, il chirurgo, che era uso estrarre organi dalle sue vittime senza -diciamo- curarsi troppo della anestesia. Il killer si impicca qualche tempo dopo, braccato dalla polizia.
Flashforward, e siamo ai nostri giorni. La sopravvissuta zoppica sempre, e' una giornalista di inchiesta e viene costretta ad accettare un incarico che la vede impegnata, assieme al suo fido cameraman che pare Pirlo sputato (innamorato cotto della donna e non corrisposto, ma non credo ci fosse bisogno di dirlo) a filmare il backstage di un film porno d'autore (che e' come dire "canzone melodica sanremese impegnata", o "parallele convergenti", o una roba che contraddice se stessa, insomma). La location e' -vedi te i casi della vita?- la villa nella tenuta in cui la sorella della protagonista e' morta anni prima. Ovviamente dopo un giorno di convivenza forzata tra improbabili pornostar, amanti del fetish e dilettanti allo sbaraglio (e zero scene di sesso, cosa che perdurera' sino al termine della pellicola) il chirurgo si rifa' vivo, e per farsi vivo fa morti due dei dilettanti pornoattori.
Mistero su come il serial killer possa essere resuscitato, mistero su trasformazioni a cazzo di cane di morti in zombi e poi di nuovo in morti, immediato il sospetto dello spettatore sopravvissuto sin li' che si posa sul Rocco Siffredi della situazione, un boro palestrato con coda di capelli lunga fino al culo che -bada un po' che strano!- scompare sempre quando appare il killer. Killer che veste proprio come quello originale, maschera NBC compresa. E corre come un paracarro sgonfio, esattamente come il predecessore. Ma raggiunge sempre le sue vittime, fossero anche atleti del triathlon.
Vabbe', la faccio breve: il chirurgo originale aveva dei figli, che han pensato bene di tramandare ai posteri le abilita' artigiane di famiglia. Estrazioni di cuori a mani nude, taglio di tutti gli arti e altre amenita' varie ci accompagnano al finale telefonato, che non merita nemmeno d'essere raccontato da tanto fa schifo al majale (di cui peraltro non si butta via nulla, esattamente come vien fatto delle vittime dei nuovi chirurghi).
Sono pero' in debito dell'unica battuta passabile di questo aborto cinematografico, e cerco di passarvela in modo intellegibile: la giornalista e il suo cameraman ritornano trafelati in villa, urlando che hanno visto il chirurgo nella serra. Un dilettante del gruppo e' un rumeno (un sacrificabile che stiantera' tra i primi, ma chi legge Rat-Man gia' lo sapeva), il quale tra lo sconcerto generale si alza e dice con accento di Kiev:
"No, scusa. Ma se tu avere visto lui in serra, no e' chirurgo: e' giardiniere!"
(l'accento era in effetti piu' russo che rumeno, mah...).
Giudizio sintetico: potessi campare cent'anni ancora, difficilmente potrei assistere a un troiaio peggio di 'sta roba qua. "Cagata pazzesca" e' forse la sintesi migliore.
Alla domanda: "ma chi cazzo te lo ha fatto fare, di rimanere in sala fino alla fine?" cerco di dare una risposta da qualche giorno, ma credo sia che le poltroncine eran veramente comode.
Pomeriggio di maggio dedicato alla weird science, quello che oggi ho passato alla stanza 131 dell'INFN di Pisa, nel complesso dell'ex-Marzotto, Dipartimento di Fisica. Era in programma, infatti, una presentazione doppia di Yogi Srivastava e Francesco Celani, argomento di ambedue le prolusioni la fusione fredda e lo stato delle ricerche in questo ambito.
Buffo come il nome di questa immagine sia "fusione fredda", e l'immagine sia uno spaccato di ITER...
Aula piena, tanto che io, arrivato come sempre con i classici 10 minuti di ritardo, mi son dovuto accomodare vicino alla porta d'ingresso, seduto in terra. La posizione non mi ha penalizzato piu' di tanto per quel che riguarda il seguire la giornata, e mi ha addirittura permesso di ricevere una botta di nostalgia e madeleines a' la' Proust che non avevo messo in conto prima: a un certo punto, guardando fuori dalla porta aperta, ho incocciato lo sguardo del mio co-relatore di vent'anni fa, fisico teorico, che -rendetevi conto di come sono strano io- supportava la tesi d'un biologo molto sui generis.
[Professor Moruzzi, sono stato davvero contento di averlo visto in forma e addirittura piu' tonico di quando, nel lontanissimo 1993, mi inquisiva sui risultati sperimentali della mia tesi. Sono altrettanto dispiaciuto di non averlo potuto salutare. Sara' per la prossima volta, lo prometto!]
So said (but also "so sad", visto che tutto questo mi ricorda che mi son laureato quasi vent'anni fa...), Srivastava e' partito con una presentazione che dove lavoro io chiamiamo "alla d'ago", per la quantita' di slides (credo fosse un numero maggiore di settanta), e di formule in ciascuna slide (una media di dieci formule -e no: non scherzo- a slide), assolutamente incomprensibile e non seguibile da nessuno che fosse normale (e l'aula era PIENA di fisici!), con l'unica dia sulla quale tutta la stanza s'e' ritrovata d'accordo che elencava i 4 "segni" d'una reazione nucleare (gamma rays, neutroni, trasmutazione e produzione di calore). Il simpatico indiano ha iniziato in italiano, per switchare presto nel classico e godibile inglese di New Delhi. Personalmente ho trovato assai strane alcune affermazioni "classiche" del personaggio (che e' assolutamente contro la fusione "calda", che secondo lui nemmeno avviene nelle stelle (???!!!!!)), e la parte delle trasmutazioni causate da fulmini e temporali mi ha basito -e non sono stato l'unico, viste le feroci domande e considerazioni successive sull'argomento). Anyhow, diciamo che il personaggio e' un teorico eterodosso con solide basi, e che s'incazza dimolto se gli si fan domande in topic e basate sulla fisica "standard". Infatti, al termine della sua presentazione s'e' inalberato almeno tre volte per tre domande differenti :-)
Giudizio complessivo: fumino, prolisso al limite della sopportazione e a tratti indisponente, preparato e tutto sommato godibile.
Finita la graticola per Srivastava, Celani s'e' impossessato della platea e ci ha stordito con lo spettacolo replicato gia' sia a Roma che a Ginevra. Potrei dire subito: "due gran coglioni", che in pratica riassume compiutamente la storia, ma vado -sono masochista, forse?- oltre. Celani ci ha fatto la pedissequa storia degli esperimenti sulla fusione fredda dal 1989 ad oggi. Bene, la cosa che disturba in soggetti del genere e' che ti dicono parte della verita', e glissano sulle cose fondamentali, come ad esempio che nessuno degli esperimenti che lui ha citato ha ottenuto i 4 "segni" di reazione nucleare citati dieci minuti prima da Srivastava.
O il racconto di una sua prova, con risultati eccezionali, interrotta per sfiga maxima da lui stesso che "inciampa nel filo" e rompe -irreparabilmente- il setup. A France': col cazzo che ci credo... E spero che nessuno, nella stanza, c'abbia creduto.
L'altra cosa che fa incazzare di Celani e' il discorso del complotto che tira sempre fuori, mai direttamente, ma ammiccando per mezz'ora. Eccheccazzo! Abbia almeno il coraggio di dire in maniera diretta quel che pensa, no?
Secondo la sua ricostruzione, c'e' gente che e' stata assassinata dalle sette sorelle per evitare che la grandissima scoperta della fusione fredda tagliasse per sempre i profitti dei petrolieri, e la NASA ha tenuto segreta per quasi vent'anni una ricerca che proverebbe -secondo Celani senza ombra di dubbio, per molti altri col cazzo, si parva licet- inequivocabilmente l'eccesso di calore in reazioni deuterio-palladio.
[Ma qua ho gia' perso sette ottavi dei miei lettori, e se fossi un blogger serio introdurrei un po' di tettecculi per rialzare l'interesse. Visto che non lo sono, continuo per vedere di scoraggiare pure l'ottavo residuale.]
Ora, se un bischero come me fa notare a Celani che la ricerca NASA e' cosi' segreta che un settantenne (con tutto il rispetto per i settantenni, sia chiaro!) riesce a trovarla con Google, beh, vuol dire che la segretezza proprio non c'e'. E siccome sono assolutamente consapevole di come NASA fa ricerca e pubblica le sue Technical Notes, tendo a credere che almeno per questo aspetto Celani abbia sparato cazzate... Beh, allora, mi dispiace, ma non posso proprio escludere che non siano state sparate cazzate ulteriori.
Bene: il pomeriggio s'e' chiuso con molti fisici che se ne sono andati prima della fine, e con uno scontro al coltello tra Franchini e Srivastava. Che a mio avviso andava evitato, soprattutto da parte di Franchini. Cui dico molto francamente che in queste situazioni lui e' perdente: chi ha l'onore del palco ha sempre in mano il pallino del gioco, detta i tempi e ti puo' interrompere a suo piacimento. Oltre ad esser visto con un occhio di riguardo da parte del chairman. E Srivastava ha potuto rincoglionire la platea con risposte di quasi dieci minuti a domande del tipo: "ma quanta energia porta secondo te un elettrone in un fulmine?". Insomma: piu' o meno la teoria della montagna di merda rivisitata per un ambiente scientifico.
A me e' rimasta la sensazione che se esiste un fenomeno inspiegabile in questi esperimenti, esso e' quasi certamente chimico. E che -per fortuna, a mio modestissimo avviso- non avremo energia gratis. Almeno fintanto che non ce la daranno i grigi/gli alieni (mi sia concessa una digressione, a 'sto punto: correte in edicola e comperate il numero 4 di "Nirvana", poi mi rammentate).